Ad un anno dagli attentati di Barcellona e Cambrils le istituzioni, con il Re Felipe VI a massimo rappresentante del cordoglio nazionale, pretendono di ricordare i morti della reazione jihadista ma c’è chi, come gli stessi familiari delle vittime, ricorda loro la responsabilità di quei morti. Ciò che non deve essere dimenticato sono la violenza di uno Stato e una Monarchia che non hanno esitano nel reprimere brutalmente la piena espressione democratica del libero voto referendario quando la Catalogna ha scelto l’indipendenza, gli affari milionari che fanno con la vendita di armi in Medio Oriente e che dopo tutto ciò annunciano investimenti record, con un aumento dell’80% nei prossimi sette anni, nelle spese militari.


Questo venerdì è stato il primo anniversario del 17 Agosto: giorno degli attentati jihadisti su La Rambla di Barcellona e a Cambrils che provocarono la morte di 16 persone e 155 feriti.

Per questa ricorrenza il Municipio di Barcellona ha organizzato manifestazioni in omaggio alle vittime che persero la vita negli attentati e i loro familiari. Manifestazioni alle quali hanno partecipato diverse personalità politiche e il presidente del Governo Pedro Sánchez. Anche il re Felipe VI ha partecipato all’evento dopo che la Casa Reale aveva annunciato, da giorni, la sua presenza.

D’altra parte, numerosi CDR (Comitati di Difesa della Repubblica), così come la sinistra indipendentista della Catalogna, hanno convocato in parallelo un’altra manifestazione di omaggio alle vittime del 17A di fronte all’ipocrisia che l’atto ufficiale rappresenta: quella stessa Monarchia e quello stesso Governo che fanno affari con la vendita di armi o interventi militari che sono terreno fertile proprio per gli attentati reazionari dell’ISIS.

In una marcia che in silenzio ha percorso la via che dalla fine della Ramblas porta al mosaico di Mirò centinaia di persone hanno omaggiato le vittime e, a conclusione dell’evento, i familiari hanno deposto offerte floreali proprio lì dove si era fermato il furgone dell’attentato.
Oltre questo punto nevralgico la marcia non ha potuto avanzare a causa di una disposizione dei Mossos d’Esquadra, corpo di polizia catalano, che gli ha impedito di unirsi all’atto ufficiale presieduto da Felipe VI.

Anche così, lungo il procedere della marcia si è potuto manifestare con forza un grande sentimento di rifiuto verso la monarchia con striscioni come: “Felipe, chi vuole la pace, non fa traffico di armi”, “Felipe VI complice degli attentati” o “La Repubblica catalana no ha Re. Fuori il Borbone”. Numerosi erano anche gli striscioni contro l’islamofobia che, da quando si sono prodotti gli attentati, viene “in crescendo” da parte di differenti gruppi di stampo razzista e xenofobo.

Già dalla sera prima erano visibili in differenti punto strategici del centro della città di Barcellona enormi striscioni che denunciavano la complicità del Regime del 78 : “Vostre guerre, nostri morti” o più direttamente contro la monarchia “Il Re non è benvenuto nei Paesi Catalani”.
Un’immagine che senza dubbio ricorda quello di un anno fa, di quei giorni quando poco dopo gli attentati, Felipe VI presenziava ad una grande manifestazione tra grida di opposizione alla sua presenza lì e un grande striscione aereo che diceva “Felipe VI e Governo spagnolo, complici del commercio di armi. Siete senza vergogna”.


È più che risaputo che il Regime spagnolo ha venduto armi all’Arabia saudita per un ammontare di 116 milioni di euro o le 5 fregate del valore di 2.000 milioni di euro, tra le varie operazioni “commerciali” compiute. Armi che l’Arabia Saudita non esitò ad utilizzare nella sua invasione punitiva contro lo Yemen. Inoltre, nel gennaio di questo stesso anno, il paese saudita fu visitato dal principe Felipe VI per concludere un’altra operazione di vendita di armi.
Altrettanto conosciuta è l’amicizia che lega il re Juan Carlos e la casa Saudita sin dall’epoca del defunto Re Fahd, così come la lunga relazione con gli emiri del Qatar e del Kuwait. Questa “amicizia” è fondata su commerci di migliaia di milioni di euro. Un consorzio spagnolo ha vinto la gara per la linea ad alta velocità (Ave) che unirà le città di Medina e La Mecca per più di 6.600 milioni di euro. La più grande opera spagnola all’estero.

A tutto ciò va aggiunto il discorso di Filippo VI “fateli fuori!” pronunciato il 3 ottobre, due giorni dopo la celebrazione del referendum del primo di ottobre in cui la violenza della polizia spagnola fece più di 1.000 feriti, che senza dubbio ha reso ancor più profondo il sentimento di rifiuto verso la Monarchia. In quell’occasione, il monarca fece un appello affinché venisse usato qualsiasi mezzo necessario a ristabilire la normalità istituzionale dando, con quelle parole, via libera al colpo istituzionale con l’applicazione dell’articolo 155 contro il popolo catalano e le aspirazioni di milioni di persone.

Forse per questo, pochi metri più su della Rambla, lì dove si celebrava l’atto ufficiale di omaggio alle vittime, decine di coloro che vi partecipavano hanno creduto bene di proferire grida di giubilo quali “Viva il Re” o “Viva la Guardia Civile”. Una vergogna che può solo rinforzare maggiormente il carattere reazionario di questo Regime.

Traduzione ed introduzione a cura di UR
Fonte: www.izquierdadiario.es

Caporedattore della Voce delle Lotte, nato a Napoli nel 1996. Laureato in Infermieristica presso l'Università "La Sapienza" di Roma, risiede a Napoli dove lavora come Infermiere e milita nella Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR).