Riceviamo e pubblichiamo le due lettere aperte inviate da Mauro Gennari, dipendente INPS della sede di Roma Monteverde vittima di un licenziamento disciplinare del tutto pretestuoso, al presidente INPS Pasquale Tridico, al quale si chiede di prendere apertamente posizione rispetto a questo provvedimento, e a comportarsi coerentemente con le aperture al dialogo coi lavoratori e con le loro organizzazioni dichiarate ai quattro venti, come nel caso della disponibilità a rivedere le regole del reddito di cittadinanza per i licenziati nell’ultimo anno; in particolare Mauro, iscritto al SI Cobas, chiede che Tridico smetta di ignorare questa organizzazione sindacale quando sottopone una questione all’INPS. Di seguito, una premessa del Si Cobas e le due lettere di Mauro, che mostrano chiaramente come gli ispettori che hanno trovato le “prove” dei “danni” provocati da Mauro, si sono accaniti contro un lavoratore producendo un’accusa del tutto ingiusta.


Mauro Gennari, un lavoratore della sede INPS Roma Monteverde, vittima di licenziamento disciplinare, che ribadiamo per noi del S.I. COBAS va annullato perché ingiusto ed illegittimo, si rivolge al Presidente dell’INPS attraverso alcune lettere aperte inviate al S.I. COBAS.

Il S.I. COBAS chiede ancora una volta al Presidente dell’INPS, Prof. Pasquale Tridico, di fare chiarezza in merito al licenziamento di Mauro, una vicenda che presenta parecchi aspetti oscuri!

Perché il neopresidente dell’INPS non risponde al S.I. COBAS? Eppure in più occasioni ha manifestato la sua ampia disponibilità a dialogare non solo con le organizzazioni sindacali presenti in INPS ma anche con le/i lavoratrici/tori dell’Istituto.

E’ per noi assolutamente doveroso essere al fianco di Mauro e dare spazio alle sue lettere aperte, non solo per Mauro ma anche per tutte/i le/i lavoratrici/tori dell’INPS che potrebbero trovarsi nella medesima situazione. Perché gli errori amministrativi rilevati nelle pratiche contestate a Mauro sono da imputare ad una organizzazione del lavoro all’evidenza fallimentare.

L’Amministrazione deve perciò trovare al più presto una adeguata soluzione alle problematiche collegate all’organizzazione del lavoro ed alle conseguenze relative ad eventuali errori amministrativi, sempre più inevitabili considerate le condizioni di lavoro sempre più difficili per la progressiva carenza di personale.

In caso di errori sul lavoro sono poi assolutamente inaccettabili soluzioni come quella di fare ricorso a pesanti sanzioni disciplinari o addirittura al licenziamento colpendo solo la parte più debole dell’intero procedimento amministrativo.

Ma come si fa a licenziare un dipendente per aver commesso presunti errori in una specifica tipologia di pratiche quando per anni tali pratiche sono state costantemente controllate e approvate da chi in INPS è tenuto a svolgere tale adempimento?

Invitiamo il Presidente dell’INPS a rispondere a Mauro ed al S.I. COBAS nell’interesse di tutte/i le/i lavoratrici/tori. Invitiamo tutte le organizzazioni sindacali e tutte le Rappresentanze Sindacali Unitarie presenti in INPS a pretendere che si faccia chiarezza sulla vicenda di Mauro nell’interesse di tutte/i le/i lavoratrici/tori.

Si allegano le lettere aperte di Mauro.

12 giugno 2019                                                                                         

S.I. COBAS Pubblico Impiego


Prima lettera aperta

Al Presidente dell’INPS

Prof. Pasquale Tridico

(tramite il S.I. Cobas)

Oggetto: descrizione cronologica di avvenimenti e documenti relativi al licenziamento disciplinare dello scrivente Mauro Gennari.

Egregio Presidente,

sono Mauro Gennari, un dipendente della sede Inps Roma Monteverde vittima di licenziamento disciplinare, già oggetto di note del S.I. COBAS inviate all’Amministrazione e di comunicati pubblicati da tale organizzazione sindacale che venuta a conoscenza della mia vicenda (purtroppo in ritardo) ha deciso di vederci chiaro in difesa mia e nell’interesse di tutte/i le/i lavoratrici/tori Inps.

Mi rivolgo a Lei perché, nominato di recente Presidente dell’Inps, rappresenta l’unico organo istituzionale figura apicale che non può essere considerato responsabile di quanto mi sta accadendo e che di fatto si troverà ad affrontare le conseguenze di questa vicenda che, già conclusa in Inps, sta proseguendo davanti alla giustizia ordinaria.

Mi rivolgerò a Lei chiedendoLe delle spiegazioni sui fatti e gli accadimenti che hanno portato l’Istituto, a partire dal 2016, a procedere disciplinarmente nei miei confronti (e solo nei miei confronti) fino a giungere alla sanzione più grave del licenziamento con preavviso (4 mesi).

Per ogni mia richiesta purtroppo Le devo chiedere una risposta entro breve tempo, vista la gravità della situazione che io e la mia famiglia stiamo subendo da ormai troppo tempo, che ci ha creato e sta creando non solo problemi di natura economica (sono stato privato, Le anticipo ingiustamente e illegittimamente, dello stipendio a partire dal mese di aprile 2019, e ho 2 figli minori e un mutuo da pagare) ma anche di salute. Pertanto non possiamo più aspettare i tempi della giustizia ordinaria che, tra l’altro, in primo grado sembra appiattirsi (e non dico altro) sulle sole posizioni dell’Inps senza dare nessuna risposta alle mie argomentazioni e istanze.

Prima di procedere alle richieste è però necessario che io faccia, in questa prima lettera preliminare, una descrizione cronologica dei fatti e degli atti al fine di favorire la comprensione di quanto andrò a denunciare e richiederLe.

Ecco quanto finora accaduto:

1) In data 16/5/2016 il Direttore regionale Lazio, con lettera firmata dalla sua vice, mi comunica che in data 12/5/2016 ha provveduto a “segnalare all’Ufficio dei procedimenti disciplinari e della responsabilità amministrativa (di seguito UPD) irregolarità a Suo carico emerse durante le attività di controllo”.

2) In data 16/6/2016, mentre ero impegnato nell’attività di sportello Assicurato Pensionato, il Direttore della mia sede Roma Monteverde mi convoca presso la sua stanza e mi consegna una “lettera di contestazione degli addebiti e convocazione per il dibattimento” da parte dell’UPD, con la quale: a) mi viene contestato di aver lavorato irregolarmente 19 pratiche di riscatto ex art. 13 legge n. 1338/1962 (rendita vitalizia), violando sia le disposizioni di tale articolo che la normativa dell’Istituto in materia; b) mi viene proposta la sanzione massima del licenziamento senza preavviso in quanto le irregolarità risultano “astrattamente riconducibili all’ipotesi sanzionatoria di cui all’art. 2, comma 9, del Regolamento di disciplina (di fatto mi viene contestato il dolo ma non si è mai capito perché); c) vengo convocato in audizione il 13/7/2016 per fornire le mie giustificazioni.

Il Direttore di sede (precisando di essersi già confrontato con il Direttore della filiale Roma Eur) mi comunica che devo lasciare la sede in quanto sospeso dal servizio e mi invita a prendere i miei effetti personali.

3) In data 20/7/2016 mi presento, accompagnato da un rappresentante sindacale, presso l’UPD in Direzione Generale per visionare e prelevare il fascicolo disciplinare. La dirigente UPD mi comunica che non risultava alcuna sospensione dal servizio a mio carico. Verso le ore 13.30 il Direttore della sede Roma Monteverde mi telefona per dirmi che c’è stato un errore, che non sono sospeso e che il giorno seguente posso rientrare in ufficio.

Nei giorni successivi (il 20 luglio la copia del mio fascicolo non era ancora pronta vista l’enorme quantità di documenti) mi viene consegnato un CD contenente tutti i fascicoli delle pratiche contestatemi e una relazione ispettiva redatta da tre dipendenti “esperti in materia di rendita vitalizia” incaricati dal Direttore regionale Lazio.

4) In data 13/7/2016 partecipo all’audizione assistito da un avvocato. In tale sede consegno una memoria scritta con cui contesto tutti gli addebiti segnalando, in particolare, che tutte le pratiche riportavano la firma del responsabile del procedimento e del provvedimento al quale le sottoponevo mensilmente (e tale rilevante fatto viene inspiegabilmente omesso nella relazione ispettiva nonostante in tutti fascicoli venga trovato IL PROSPETTO DI RIEPILOGO DEL CALCOLO, cioè il Mod. RISC.08, sottoscritto dal Responsabile).

5) In data 18/7/2016 ricevo, tramite raccomandata, una seconda contestazione dall’UPD per ulteriori 33 pratiche di rendita vitalizia che avrei lavorato in modo irregolare. Le irregolarità contestatemi sono le stesse della precedente e uguale è anche la sanzione proposta. Vengo convocato per ulteriore audizione. Anche in questo caso nei giorni successivi mi reco presso l’UPD in Direzione Generale per ritirare il fascicolo disciplinare. Mi viene consegnato un CD contenente tutti i fascicoli delle pratiche contestatemi e una seconda relazione ispettiva, redatta dagli stessi tre dipendenti “esperti in materia di rendita vitalizia” omettendo quanto indicato al precedente punto.

6) In data 8/8/2016 partecipo all’audizione assistito da un rappresentante sindacale. Anche questa volta consegno alla dirigente UPD una memoria scritta con cui contesto, allo stesso modo, tutti gli addebiti (vale quanto detto al precedente punto 4). Inoltre, su richiesta del rappresentante sindacale, viene messo a verbale che tutte le pratiche contestate sono state controllate e approvate dai Responsabili

7) In data 12/9/2016 il direttore della sede Roma Monteverde mi notifica la determinazione n. 114/16 con la quale mi viene inflitta, in seguito alle due contestazioni suindicate (che vengono racchiuse in un unico procedimento), la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per la durata di 3 mesi per aver lavorato irregolarmente 66 pratiche di riscatto ex art. 13 legge n. 1338/1962. Mi viene inflitta pertanto una sanzione per un numero di pratiche (66) superiore rispetto a quelle contestate (52, cioè 19+33).

Nel provvedimento sanzionatorio viene indicato che si tiene “conto del danno, tuttora in corso di quantificazione.…..” e che è stata inoltrata denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

8) In data 13/12/2016 rientro regolarmente in servizio e il Direttore di sede mi riassegna all’assicurato pensionato per adempimenti relativi all’aggiornamento delle posizioni assicurative, in particolare gli accrediti figurativi, ricevendo tutte le abilitazioni alle procedure che avevo prima della sospensione, compresi i riscatti che però non lavoro più.

9) Nel corso del 2017 presento ricorso davanti al giudice del lavoro. In giudizio l’Istituto conferma che la sanzione mi è stata comminata su 66 pratiche e non 52 (non vi è pertanto errore nell’indicazione nel numero di pratiche su cui si fonda la sanzione). Dopo lo svolgimento di due udienze, in data 13/6/2018 il giudice emana decisione di rigetto del mio ricorso, di fatto appiattendosi sulle posizioni Inps e non dando risposta a nessuna delle mie istanze. Tale sentenza è stata da me impugnata in appello e il giudizio è ancora pendente.

10) In data 31/7/2018 ricevo una nuova contestazione disciplinare per aver “indebitamente definito positivamente numerose pratiche di riscatto ex art. 13 L. 1338/1962”. Le irregolarità contestatemi sono le stesse delle 2 contestazioni del 2016. Viene poi indicato che “numerose pratiche di riscatto, da Lei indebitamente accolte (la dirigente UPD fa pertanto di nuovo confusione perché il mio ruolo è quello di operatore che cura l’istruttoria e che eventualmente propone l’accoglimento o il rigetto al Responsabile del Processo o Unità Organizzativa) hanno determinato la liquidazione della pensione, causando all’Istituto un danno complessivamente pari ad euro 3.814.100,00”. Inoltre “un ulteriore danno, quantificato in euro 20.107,00 è stato da Lei arrecato in dipendenza dell’errato calcolo dell’onere del riscatto, riscontrato in alcuni casi”. La contestazione continua elencando 44 pratiche “per le quali sono state riscontrate irregolarità a Lei ascrivibili”, per ognuna delle quali vengono indicati le presunte irregolarità e il presunto danno. Alla fine viene indicato che il danno è superiore a euro 3.814.000,00”, che la sanzione proposta è il licenziamento con preavviso, che sono stati segnalati i fatti all’Autorità Giudiziaria e che potrò fornire le mie giustificazioni in data 3/10/2018.

11) In data 7/8/2018 mi reco presso l’UPD in Direzione Generale per visionare e ritirare il fascicolo disciplinare. Mi viene consegnato un CD contenente quasi tutte le pratiche (perchè alcuni fascicoli sono sequestrati dall’Autorità Giudiziaria), molte comunicazioni (mail) tra i protagonisti dell’indagine e dei controlli e 3 relazioni ispettive redatte dall’ispettorato Centrale Inps in data 21/7/2017, 20/12/2017 e 4/7/2018 (sottolineo che gli accertamenti hanno inizio ai primi di novembre 2016 e durano pertanto 20 mesi).

12) In data 12/9/2018, quindi molto tempo prima che io possa esercitare la mia difesa, ricevo lettera raccomandata del Direttore regionale Lazio che mi invita a pagare “entro 30 giorni dalla ricezione della presente” la somma di euro 3.835.667,00.

13) In data 3/10/2018 partecipo all’audizione assistito da un avvocato. Consegno una memoria difensiva scritta di ben 33 pagine e 33 documenti allegati in cui contesto tutti gli addebiti, questa volta anche pratica per pratica. Inoltre segnalo che questa nuova azione disciplinare non poteva essere proposta perché riguardava le stesse violazioni già sanzionate nel precedente procedimento e per fatti sia contestuali (anni 2013, 2014, 2015) che antecedenti (2005-2012), che per 14 pratiche comunque la contestazione non poteva essere proposta perché già oggetto del precedente procedimento, che 6 pratiche erano state lavorate da altri operatori e non dal sottoscritto (sembra incredibile ma è veramente così) e che tutte le 44 pratiche contestate erano state controllate e sottoscritte dal responsabile dell’U.O. competente o dal Direttore di Sede (e questa volta tale fatto viene correttamente riportato nelle 3 relazioni ispettive redatte dall’Ispettorato Centrale, a differenza dei 3 dipendenti “esperti in materia di rendita vitalizia” nel precedente procedimento). Infine chiedo che il presente procedimento disciplinare venga sospeso in attesa della definizione del procedimento penale.

14) In data 27/11/2018 il direttore di filiale Roma Eur, venuto presso la sede di Roma Monteverde, mi notifica la determinazione n. 87 del 26/11/2018 con la quale mi viene inflitta la sanzione del licenziamento senza preavviso “tenuto conto del rilevante danno arrecato dal dipendente all’Istituto, quantificato complessivamente dagli accertamenti ispettivi in euro 3.814.000,00” (quindi comprensivo anche dei presunti danni derivanti dalle pratiche non lavorate dal sottoscritto che pertanto non vengono escluse).

15) In data 13/2/2019 presento ricorso contro la sanzione al Tribunale civile di Roma – sezione lavoro.

16) In data 24/4/2019 l’Inps si costituisce in giudizio presentando memoria difensiva.

17) In data 2/5/2019 si svolge udienza davanti il giudice del lavoro che, dopo aver sentito gli avvocati delle due parti, fissa nuova udienza a distanza di un mese e assegna un nuovo termine alle parti per presentare ulteriore memoria scritta (note autorizzate).

18) In data 16/5/2019 presento in giudizio le note autorizzate.

19) In data 24/5/2019 l’Inps presenta in giudizio le sue note autorizzate.

20) In data 31/5/2019 mi presento alla seconda udienza con i miei avvocati ma il giudice, dopo aver registrato le presenze, ci informa che era già in grado di decidere e non era necessaria ulteriore discussione. Successivamente emette decreto di rigetto del mio ricorso riportando in sintesi e ritenendo valide solo le argomentazioni presentate dall’Inps.

Questa è una prima veloce rappresentazione dei fatti accaduti e che ho dovuto subire a partire dal 2016. Nelle prossime lettere cercherò di metterLa a conoscenza dei fatti nel loro dettaglio, così come emergono dagli atti ufficiali e che evidenzieranno una palese ingiustizia ai danni di un dipendente dell’Istituto che si è sempre preoccupato di adempiere al proprio dovere.

Grazie per l’attenzione.

In attesa di riscontro porgo cordiali saluti.

Roma, 11 giugno 2019

Mauro Gennari


Seconda lettera aperta

Al Presidente dell’INPS

Prof. Pasquale Tridico

(tramite il S.I. COBAS)

Oggetto: contestazione di pratiche lavorate da altri operatori.

Egregio Presidente,

come riportato nella prima lettera aperta, in data 31/7/2018 ho ricevuto una contestazione disciplinare da parte dell’Ufficio dei Procedimenti Disciplinari dell’Inps (di seguito UPD) perché, a seguito di controlli disposti dalla Direzione regionale Lazio, poi DCM Roma, e proseguiti dall’Ispettorato Centrale Inps, sarebbero risultate lavorate irregolarmente dal sottoscritto “numerose” (44 per la precisione) pratiche di riscatto ex art. 13 Legge n. 1138/1962 (rendite vitalizie) nell’arco temporale 2005-2015. Dopo aver elencato, pratica per pratica, le presunte irregolarità e il presunto danno derivante, la contestazione disciplinare (pag. 13) riporta che “detto comportamento, tenuto conto del numero delle irregolarità riscontrate e del rilevante danno derivatone dall’Istituto, superiore a euro 3.814.000,00 …….. si appalesa di gravità tale da compromettere il rapporto di fiducia con l’Amministrazione e da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro” e tale condotta è inquadrabile nelle norme del Regolamento di disciplina e del CCNL “che prevedono l’irrogazione della sanzione disciplinare del licenziamento con preavviso”.

Ritirato il fascicolo disciplinare (contenuto in un CD) presso l’UPD in Direzione Generale vengo a conoscenza degli accertamenti effettuati e delle presunte irregolarità riscontrate. Apprendo così che gli accertamenti sono iniziati a novembre 2016 e si sono conclusi ad inizio luglio 2018 (sono durati quindi ben 20 mesi), che sono state redatte da un Ispettore centrale 3 relazioni ispettive in data 21/7/2017, 20/12/2017 e 4/7/2018 e che i contenuti di tali relazioni sono frutto dell’attività di controllo prestata anche da altri 4 funzionari “esperti in materia” in forza presso le sedi Inps di Sesto San Giovanni, Mantova, Napoli e Roma.

Poiché, tra le tante altre cose, non mi capacito di come mi possano essere contestate pratiche lavorate dal 2005 al 2010 (anno, quest’ultimo, nel corso del quale mi vengono affidati, per la prima volta, tutti i tipi di riscatto, comprese le rendite vitalizie, senza nessuna formazione e passaggio di consegne da parte di chi fino ad allora se ne era occupato), passo l’intero mese di agosto 2018 seduto davanti ad un tavolo a studiare le carte.

Dalle carte emerge quanto segue:

a) sono stati esaminati sia la documentazione cartacea presente nei fascicoli delle pratiche (fascicoli che si trovano tutti, a differenza di altre sedi che, come emergerà successivamente, avranno qualche problema in tal senso) sia le registrazioni presenti sulle procedure WEBDOM, Cassetto previdenziale, Arcanet e GPA92 (pag. 4 III Relazione Ispettiva, di seguito R.I.)

b) sono state complessivamente esaminate nel corso degli accertamenti ispettivi 122 pratiche (pag. 40 III R.I.) la cui lavorazione viene attribuita al sottoscritto (vedasi l’eloquente tabella riportata alle pagine 26-35 della III R.I. dove, nell’ultima colonna, viene indicato il “dipendente autore della lavorazione”).

c) con grande stupore mi accorgo che nonostante codesta tanta “esperienza in materia” coloro che hanno svolto le indagini mi attribuiscono ben 18 pratiche che invece sono state lavorate da altri operatori e, tra queste, ben 6 rientrano nella contestazione disciplinare del 31/7/2018. In pratica l’UPD propone il mio licenziamento anche per presunte irregolarità riscontrate su pratiche lavorate da altri!

In data 3/10/2018 partecipo, assistito da un avvocato, all’audizione davanti all’UPD per fornire “le mie giustificazioni”. In tale sede contesto tutti gli addebiti sia durante il dibattimento sia consegnando una memoria difensiva scritta. In particolare nella mia memoria difensiva:

  • Alla lettera D) di pag. 2 segnalo che “6 pratiche, le numero 14, 21, 25, 26, 32 e 35 ……. trattasi di pratiche lavorate da altri operatori e che pertanto la contestazione per esse nei miei riguardi “è fuori luogo”. Inoltre, in relazione alle 122 pratiche di rendita vitalizia esaminate viene indicato erroneamente il mio nominativo come l’autore della lavorazione di tutte. Invece almeno 18 di esse, che verranno indicate in seguito, sono state lavorate e accolte da altri operatori (qui sono impreciso perché trattasi non di accoglimento ma di proposta di accoglimento da parte di altri operatori) e tra queste ci sono le suindicate 6 contestate. Trattasi di palesi e grossolane negligenze indicative dell’evidente superficialità che ha contraddistinto l’agire dell’attività ispettiva ………”.

  • Da pag. 8 a pag. 28 contesto tutti gli addebiti, pratica per pratica. In particolare per le 6 pratiche evidenzio (ad esempio per la pratica n. 21, a pag. 16), come sia dimostrato “in modo chiaro e inequivocabile che chi ha controllato le mie pratiche non aveva le necessarie competenze per la comprensione delle risultanze della procedura GPA92 e di conseguenza per giudicare la correttezza o meno della lavorazione di una rendita vitalizia”. Infatti l’ispettore e i controllori precisano che ho lavorato queste pratiche (cioè istruito e proposto l’accoglimento considerando idonea la documentazione presentata dal richiedente) perché la mia matricola in procedura è associata alla lettera Z (definita) non capendo che tale lettera “indica che si è concluso il pagamento (che potrebbe essere anche parziale) con l’accredito dei contributi nell’estratto conto previdenziale”, mentre è la lettera N (notificata) che indica la proposta di accoglimento con l’emissione del PROSPETTO DI RIEPILOGO DEL CALCOLO (Mod. RISC. 08) che sarà eventualmente sottoscritto (come avviene per tutte le 44 pratiche contestatemi) dal responsabile di processo/unità organizzativa o dal Direttore di sede dopo aver controllato l’istruttoria, garantendo la correttezza della lavorazione. Per queste pratiche quindi intervengo solo successivamente all’accoglimento “per la chiusura definitiva della pratica accreditando i contributi dopo che l’utente aveva consegnato copia, in visione l’originale, delle ricevute dei pagamenti non acquisiti dall’Inps (vedasi mia registrazione su FA.SE. – Fascicolo delle Segnalazioni Contributive – e la documentazione presente nel fascicolo)”.

  • A pag. 28, punto 2) segnalo, in riferimento a ispettore e funzionari controllori, come mai nessuno “si accorge che un elevato numero di pratiche RV soggette ad ispezione (almeno 18 ….. e riporto i nomi …), di cui poi 6 mi verranno contestate con proposta di licenziamento (riporto i nomi) non sono state istruite e lavorate dal sottoscritto. E’ ragionevole domandarsi quindi in quali materie, diverse dalle RV, l’ispettore e i controllori avessero tanta esperienza.”.

  • A pag. 29, punto 3) evidenzio di nuovo, riportando anche i loro nominativi e la loro provenienza, che “i controllori, ispettori e funzionari, attribuendomi erroneamente la lavorazione di pratiche di RV che altri hanno istruito e definito, dimostrano scarsa competenza in materia e in particolare nell’utilizzo e lettura delle procedure indicate dalle quali è impossibile non accorgersi, per ogni pratica lavorata, il tipo di lavorazione effettuata (evidenziata dai codici A, E, N, Z, Y, 0, ……..) e l’operatore intervenuto ……” .

  • Sempre a pag. 29, punto 4, riporto che nella III R.I. “l’Ispettore centrale ribadisce che le lavorazioni irregolari, oggetto della presente relazione, sono state elaborate ….” dal sottoscritto (indica il mio nome e la mia matricola) “e che la lista da lui fornita individua la matricola dell’operatore che ha acquisito la domanda in procedura e ne ha curato la lavorazione. Bastava un minimo di conoscenze in materia (qui addirittura si parla di esperti), in particolare su lettura e comprensione dei codici di lavorazione, per capire che acquisizione della domanda in procedura e cura della lavorazione sono fasi ben distinte dell’attività di cui si tratta e che per alcune pratiche di RV oggetto di esame l’operatore che ha acquisito la pratica (codice A) non è sempre lo stesso che ne ha curato la lavorazione (codice E, P. N Y, Z, 0 …….).

  • Infine a pag. 32 indico come nella contestazione disciplinare la somma indicata a pag. 2 e ripetuta a pag. 13 (euro 3.814.100,00) è errata in quanto, tra l’altro, comprende anche i presunti danni derivanti dalla lavorazione delle 6 pratiche non attribuibili al sottoscritto (euro 96.276,41), oltre al fatto che deve essere corretta al ribasso per tutta una serie di motivi, uno dei quali è indicato nella III R.I, e cioè la compensazione “per ciascuna pratica, con gli oneri di riscatto versati dagli assicurati ………… che ammontano a quasi un milione di euro”.

Nonostante avessi ripetuto più volte, e mi sembra con chiarezza, il grave errore commesso da ispettore e funzionari controllori, incredibilmente in data 27/11/2018 ricevo la determinazione n. 87 del 26/11/2018 con la quale mi viene inflitta la sanzione disciplinare del licenziamento con preavviso, determinato anche da pratiche a me non attribuibili. Infatti a pag. 9 del provvedimento si legge che tale sanzione mi viene inflitta “tenuto conto del rilevante danno arrecato dal dipendente all’Istituto, quantificato complessivamente dagli accertamenti ispettivi in euro 3.814.100,00 ………”.

In data 13/2/2019 presento ricorso contro la sanzione al Tribunale Civile di Roma – sezione lavoro, in cui evidenzio in più punti e in relazione a diversi profili, come essa si fondi anche sulle 6 pratiche a me non attribuibili. L’udienza per la discussione viene fissata per il 2/5/2019

Nella memoria di costituzione che l’Inps presenta il 24/4/2019, a pag. 26 si riporta che nel provvedimento di licenziamento si sarebbe preso atto del fatto che 6 pratiche delle 44 contestatemi non sarebbero attribuibili al sottoscritto.

Nelle note autorizzate che produco in giudizio il 16/5/2019 segnalo, a pag. 6, che tale circostanza, tuttavia, non trova alcuna conferma nel provvedimento di licenziamento visto che l’Inps, tenendo comunque conto del “rilevante danno arrecato dal dipendente all’Istituto, quantificato ………….. in euro 3.814.100,00 …” (pag. 9 del provvedimento) “ha ricompreso anche le predette 6 pratiche (lavorate da altri operatori) nel calcolo del presunto danno arrecato all’Istituto. Di conseguenza risulta pacifico che il licenziamento impugnato si fondi anche su contestazioni riferite a pratiche e relative presunte irregolarità in alcun modo riconducibili all’operato dell’odierno ricorrente (cioè il sottoscritto), con tutto quel che se ne ricava in ordine alla palese illegittimità e ingiustizia della sanzione, oltre che del grave livello di approssimazione e superficialità del relativo procedimento istruttorio, pur durato di fatto quasi due anni. Tale approssimazione e superficialità nella istruttoria, del resto, si riscontra anche nel fatto che di n. 122 pratiche di rendita vitalizia esaminate” e a me attribuite “almeno n. 18 (tra cui le 6 contestate) sono state istruite e accolte da altri operatori e responsabili della sede Roma Monteverde (come ben indicato anche a pag. 2 ……. e a pag. 28 della memoria difensiva del ricorrente del 3/10/2018)”.

Le note autorizzate Inps, presentate in giudizio in data 24/5/2019, non smentiscono i contenuti dei precedenti atti finora descritti, anzi aggravano la posizione dell’Inps. Infatti gli avvocati Inps si spingono addirittura, in modo del tutto inaspettato, ad una grave ammissione riguardo le 6 pratiche di cui si parla, allegando anche il relativo documento. Infatti a pag. 9 delle loro note autorizzate affermano che “In ogni caso va comunque rilevato che, come risulta dalla mail del dott. …..(cioè del Direttore della sede Roma Monteverde) del 26 ottobre 2018 (doc. n. 18), la problematica si è posta trattandosi di pratiche relative ad un periodo in cui la procedura dei riscatti ancora non memorizzava la matricola dell’operatore ma indicava il PC dal quale veniva effettuata l’operazione”.

Il doc. 18 allegato contiene 2 mail. Nella prima, inviata il 25/10/2018, il “funzionario dell’UPD che gestisce la pratica” relativa al sottoscritto, cioè il procedimento disciplinare, chiede al Direttore di sede di verificare le affermazioni contenute nella memoria difensiva che ho consegnato all’UPD in sede di audizione il 3/10/2018 circa la lavorazione delle 6 pratiche non ascrivibili al sottoscritto “essendo intervenuto nella lavorazione in un secondo momento, per accreditare sul conto la contribuzione riscattata”. Nella seconda, inviata in data 26/10/2018 in risposta, il Direttore di sede espone “di seguito quanto rilevato dalle procedure informatiche (NPGPA) e dall’esame della copia dei fascicoli cartacei”, affermando che “Mi hanno spiegato (ma non riferisce chi) che la precedente procedura dei riscatti non memorizzava la matricola, ma indicava il PN dal quale veniva effettuata la lavorazione”, facendo seguire una breve relazione per ogni singola pratica nella quale evidenzia che il sottoscritto è intervenuto per tutte le 6 pratiche solo per definirle accreditando i contributi dopo aver rilevato la conclusione dei pagamenti (codice Z).

Emerge chiaramente che poiché l’Istituto per molte pratiche di RV non riesce ad individuare l’autore della lavorazione/istruttoria, presume che questi sia stato il sottoscritto e anche su alcune di queste ci fonda un licenziamento. E questo per me è un fatto di gravità inaudita!

Con grande stupore il 31/5/2019 il giudice, in udienza ha comunicato alle parti che era già in grado di decidere e non erano necessari ulteriori chiarimenti e ha rigettato il mio ricorso motivando la sua decisione, tra l’altro, riferendosi “all’entità del danno lamentato di euro 3.814.000,00”, ricomprendendo così anche le pratiche non lavorate dal sottoscritto negli anni 2005-2010.

Signor Presidente, alla luce di quanto da me esposto in tale lettera (da Lei facilmente accertabile in quanto i fatti narrati sono contenuti negli atti ufficiali del procedimento che vengono puntualmente indicati) gradirei avere una Sua autorevole opinione e Le chiedo di farla conoscere non solo a me ma anche al sindacato S.I. COBAS e a tutte/i le/i lavoratrici/tori Inps.

In attesa di riscontro porgo cordiali saluti.

Roma, 11 giugno 2019

Mauro Gennari