Come il capitalismo rende brutale anche la condizione di vita degli animali

“Le condizioni materiali di vita degli individui determinano la loro coscienza”, così sostanzialmente si pronunciava Marx nell’Ideologia Tedesca.

Ma le condizioni materiali di esistenza degli uomini oltre a definire la loro coscienza ed il loro essere sociale, producono effetti anche sulla loro salute e modificano l’ambiente in cui essi vivono e producono.

Quelle merci necessarie al sostentamento della popolazione, prodotte principalmente al fine di realizzare un profitto, impattano sostanzialmente sulla salute pubblica. Quello che gli individui assumono dipende oltre che dal modo di produzione con il quale questi prodotti vengono realizzati, anche dalle condizioni igienico-sanitarie in cui la produzione è realizzata.

Dalle condizioni sanitarie in cui sono tenute le merci che serviranno alla nostra alimentazione dipende lo stato psico-fisicodegli individui e principalmente di quella popolazione che è costretta a cibarsi con alimenti più scadenti o più economici.

La carne – uno dei prodotti principali che normalmente assumiamo per alimentarci – proviene in gran parte da allevamenti intensivi.

Le condizioni di vita degli animali in questi allevamenti è brutale, costretti a migliaia in piccolissimi spazi, in gabbie dove non possono nemmeno sdraiarsi per dormire. Qui mangiano, bevono e nello stesso posto versano i loro escrementi, con topi e scarafaggi che divorano i loro arti. A causa dei morsi dei topi e degli insetti piangono dal dolore,costretti a mangiare cibi pieni di antibiotici e resti di altri animali triturati e ridotti in polvere, in un ambiente appestato dagli odori nauseabondi di feci ed urine senza adeguata ventilazione, respirano un aria piena di metano ed ammoniaca.

Quando le femmine di questi esseri sono ingravidate – e qui va chiarito che l’ingravidamento non è svolto in modo naturale e non si ottiene per rapporto sessuale tra due esseri, ma in modo artificiale- il piccolo che nasce è immediatamente strappato dalle viscere alla madre e tra le urla strazianti viene condotto al macello per una morte tanto rapida quanto crudele. Questo per far sì che il latte prodotto dalla madre non venga utilizzato per la crescita del vitellino, che diventerà purtroppo bistecca ad un prezzo più alto della normale carne in un supermercato, ma utilizzato per l’industria lattiero casearia.

Gli animali utilizzati per l’allevamento intensivo sono costretti ad ingrassare a dismisura e spesso il cibo gli viene ingurgitato a forza, solo per produrre più carne o più latte. Il peso enorme che raggiungono rende la loro vita ancora più tormentata ed in moltissimi casi non riescono a tenersi in posizione eretta.

Il livello di farmaci che vengono usati per allontanare le malattie in questi ambienti nocivi, contribuisce alla proliferazione di superbatteri antibiotico resistenti e la carne che proviene da questi allevamenti, produce negli esseri umani l’incapacità di combattere alcune malattie infettive.

Gli allevamenti intensivi producono una tale quantità di rifiuti, tra cui anche carcasse di animali morti, tali da inquinare anche l’ambiente dove sono situati. Le falde acquifere intorno a questi allevamenti sono nella gran parte dei casi irrimediabilmente compromesse. L’aria nelle prossimità di questi luoghi, nonostante siano posti in aperta campagna è irrespirabile ed i livelli di inquinamento sono superiori anche a quelle delle normali città.

Se l’allevamento di bovini, suini e pollami è svolto in sfregio a qualsiasi senso di umanità e di rispetto per l’ambiente e la salute delle persone, anche l’industria ittica non è da meno e riproduce le stesse sofferenze e danni ambientali gravi quanto quelle delle industrie di carni. L’industria ittica fa anch’essa uso di mangimi pericolosi, tra cui animali morti triturati e piccoli pesci.Questi ultimi fatti nascere solo per essere immediatamente mangiati.

Alcuni veterinari raccontano di un ambiente, quali quello dei mattatoti, dove “Sei circondato da morte, rumore, merda e cemento, ma ti ci abitui dopo un po’… se fermi la catena per qualche motivo indispettisci, manager, ispettori, persino i supermercati”.

In Italia, l’industria capitalistica dell’allevamento intensivo fa vivere in condizioni di degrado circa 136 milioni di polli, 8.7 milioni di suini, 6.1 milioni di bovini, 73.5 milioni di conigli e 25.2 milioni di tacchini, mentreogni giorno, si producono circa 52mila tonnellate di letame solo dall’allevamento intensivo dei maiali.

Il 79% delle emissioni di ammoniaca, responsabile insieme alla CO2 dell’effetto serra, proviene dall’allevamento degli animali per uso industriale (Fonte ISPRA).

A livello mondiale l’industria del bestiame contribuisce al 14.5% delle emissioni di gas serra prodotte sull’intero pianeta.

L’allevamento intensivo mette a rischio anche la vita di interi laghi ed è responsabile del prosciugarsi di molte falde acquifere per la enorme quantità di liquidi di cui necessita.

Ogni anno vengono allevati nel mondo circa 70 miliardi di animali e due terzi di questi in modo intensivo. L’allevamento intensivo spezza il legame fra la terra e gli animali, toglie a questi il diritto al pascolo e li ammassa in capannoni insalubri e senza luce.

Per coltivare mangime per animali da allevamento, viene abbattuta ogni un’area di foresta pari alla metà della Gran Bretagna, cancellando una indispensabile risorsa di ossigeno.

Un terzo della raccolta mondiale di cereali viene utilizzata per alimentare il bestiame industriale, mentre se invece fosse utilizzato per il consumo umano sfamerebbe circa 3 miliardi di persone e non produrrebbe sofferenze inutili.

Questo tipo di produzione fa inoltre crescere enormemente i prezzi dei cereali aumentando i profitti per le multinazionali che operano nel settore e nel contempo impedisce ad una parte della popolazione mondiale, causa il suo basso reddito, la possibilità di poterne comprare.

I responsabili di questi crimini ambientali sono quelle aziende multinazionali che hanno nelle loro mani, la produzione, la trasformazione, il commercio e la vendita dei prodotti alimentari di tutto il pianeta e tra le prime dieci troviamo: l’AssociatedBritishFoods (ABF), la Nestlé, la PpepsiCo, la Coca-Cola, la Danone, la General Mills, la Kellogg’s, la Mars,la MondelezInternatonal, la Unilever. Queste multinazionali decidono quello che dobbiamo mangiare, decidono della salute e della vita di miliardi di persone.

Nei nostri organismi essi ripongono i loro veleni realizzando lauti profitti e come negli allevamenti intensivi gli animali producono carne e latte e vengono alimentati con pattume e scarti, così nella produzione delle merci il proletariato produce merci e viene alimentato con della spazzatura fatta passare per del sano cibo commestibile.

La strada per salvare dallo sfruttamento e dalla distruzione non solo i proletari, ma anche gli animali e l’ambiente è quello di mettere tra i rifiuti della Storia un sistema di produzione che vive sostanzialmente per realizzare profitti e che ogni giorno mette a rischio la salute di uomini ed animali.

Salvatore Cappuccio

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