A 45 anni dal golpe contro Allende

Sono passati 45 anni dal giorno in cui Salvador Allende, eletto presidente del Cile con il fronte elettorale che raggruppava l’arco politico della sinistra cilena (Unidad Popular), si suicidò nel Palacio de La Moneda (palazzo presidenziale) a Santiago del Cile, mentre le Forze Armate golpiste stavano bombardando l’edificio. Il colpo di Stato permise ad Augusto Pinochet di instaurare una dittatura che sarebbe durata fino al 1990, seguita da un governo democratico che lasciò il dittatore a capo dell’esercito e in seguito lo fece senatore a vita.

 

I tre anni di Allende

L’arrivo di Salvador Allende alla presidenza del Cile è un ritratto politico d’epoca che illustra l’agire degli USA nella battaglia contro i processi di insurrezione operaia di quegli anni dove il fervore di fine anni ’60 era ancora fresco. Prima di giungere al potere nel 1970, Allende fu candidato a presidente in altre tre tornate elettorali, arrivando secondo nelle prime due elezioni e ottenendo il 38% nel 1964; un risultato migliore del 36,6% che sei anni dopo, con la quarta candidatura, gli farà conquistare la presidenza del paese latinoamericano.

Con la ratifica del parlamento della vittoria elettorale del candidato di Unidad Popular, cominciano le riforme verso la “via cilena pacifica al socialismo”, che era la guida politica del programma del fronte. Durante il primo anno di mandato si abbassò l’inflazione, si attuò una riforma agraria più incisiva della precedente e vennero statalizzati terreni e imprese di vario genere, oltre all’imposizione di prezzi fissi per la vendita al dettaglio, tra le altre politiche sociali. Durante il secondo anno di mandato, la moneta nazionale venne fortemente svalutata e l’inflazione fu del 225%, raggiungendo più del 600% al momento del colpo di Stato. Problemi come penurie di merci e crescita del mercato nero costrinsero il governo a prendere misure come la creazione dell’Impresa Nazionale di Distribuzione e Commercializzazione e del Comitato di Approvvigionamento e Controllo dei Prezzi (JAP). Il mercato nero, prodotto della speculazione che sorge con la scarsità di beni e degli abusi dei commercianti, continuò nonostante le misure attuate. Divenne evidente lo scontento sociale e vennero tenute proteste contro il governo, soprattutto da parte dei settori più benestanti di Santiago, tra le quali si distinse la “marcia delle pentole vuote”, dove sfilavano soprattutto donne delle classi più agiate. Da queste proteste nacque il movimento Poder Femenino, che potè contare sull’appoggio dei settori reazionari e dell’arco politico della destra cilena, che ebbe tra i referenti María Cristina Correa Morandé, allora membro e presidente della sezione femminile del Partito Nazionale, di destra.

Fidel Castro in Cile nel 1971 insieme al capo dell’esercito Pinochet.

Successivamente, nell’ottobre del 1972, avvenne il cosiddetto Paro Patronal (Sciopero dei Padroni). Di fronte alla statalizzazione delle imprese di trasporto e all’espropriazione di terreni agricoli, sono i padroni che chiamano allo sciopero attraverso associazioni padronali come la Confederazione Nazionale dei Proprietari di Camion, contando sull’appoggio economico e mediatico della CIA. L’approvvigionamento di merci venne fermato, costringendo Allende a dichiarare lo stato di emergenza in 18 province. Lo sciopero coinvolse anche le associazioni professionali, di artigiani e proprietari di bus e taxi. Anche l’opposizione reazionaria si piegò alla misura.

Il cosiddetto Tancazo o Tanquetazo, un primo tentativo fallito di colpo di Stato avvenuto nel giugno del 1973, segnò l’inizio di una polarizzazione che i lavoratori seppero comprendere ed esprimere con la Lettera delle Leghe dell’Industria (Carta de los Cordones Industriales) ad Allende del 5 settembre dello stesso anno, a giorni dal golpe, dove veniva detto che, non fosse stata realizzata la dittatura del proletariato, a trionfare sarebbe stata la dittatura militare. Il Cile stava già soffrendo di molestie da parte delle Forze Armate, con attacchi che raggiunsero l’apice con il bombardamento di La Moneda l’11 settembre e la successiva dittatura di Augusto Pinochet. Il 23 agosto fu però lo stesso Allende a nominare Augusto Pinochet come comandante in capo dell’esercito.

 

Il Cordon Industrial di Cerrillos.

 

I lavoratori e la critica ad Allende

Il clima che si respirava in Cile prima del golpe era quello di un enorme fermento artistico e culturale, che vedeva la partecipazione alla politica di personaggi come Pablo Neruda (membro del Partito Comunista e ambasciatore in Francia) e l’incontro tra arte e mondo della politica di sinistra, facendo spiccare, tra gli altri, Víctor Jara e i Quilapayún. In questo contesto, la classe lavoratrice organizzata nelle Leghe dell’Industria fu fondamentale per la realizzazione e la difesa dei compiti socialisti declamati da Allende, però non la chiamò ad affrontare il costante boicottaggio del governo da parte dei settori capitalistici reazionari supportati dalla CIA.

Allende e Pablo Neruda.

Le Leghe dell’Industria chiesero ad Allende varie misure per fermare definitivamente chi voleva destabilizzare il suo governo e che già attaccava sfacciatamente l’organizzazione della classe operaia. Tra le prime parole d’ordine che si leggono verso la fine della Lettera delle Leghe dell’Industria a Salvador Allende, si rivendica “la requisizione immediata dei camion […] e la creazione di un’impresa statale dei trasporti” e la severa applicazione di leggi che impediscano il boicottaggio da parte dei capitalisti.

«I lavoratori sentono una profonda frustrazione e scoraggiamento quando il loro presidente, il loro governo, i loro partiti, le loro organizzazioni, danno l’ordine di ripiegare invece dell’ordine di avanzare»

Comitato di donne in appoggio ad Allende.

In seguito, il comunicato tratta della questione della produzione e della distribuzione. Si propone l’approvvigionamento diretto attraverso magazzini popolari e un paniere che soddisfi le necessità minime.

Sono i lavoratori che chiedono ad Allende, come capo di Stato, di approfittare di ogni possibilità (in termini legali e statali) per rafforzare la lotta operaia, e di non dare garanzie legali ai capitalisti, che attuarono il golpe qualche giorno dopo il comunicato datato 5 settembre.

«[…] Non abbiamo votato per un uomo, abbiamo votato per un programma»

Però vale la pena chiedersi se il programma di Unidad Popular che le Leghe dell’Industria ricordavano ad Allende fosse lo stesso che in pratica e strategicamente il presidente aveva intenzione di attuare. Nell’articolo di La Izquierda Diario Cile “Unità Popolare, Cordoni Industriali e il colpo di Stato” si spiega il carattere riformista che in sostanza aveva il governo: il perseguimento di un capitalismo nazionale in grado di sopravvivere e l’ambizione di controllare il capitale straniero imperialista, nonché l’ipotesi “che i ricchi e gli imprenditori cedessero le loro proprietà e i loro privilegi, e che le forze armate rispettassero la ‘democrazia’”, che ebbe come conseguenza soltanto la perdita delle occasioni rivoluzionarie che i lavoratori rinfacciavano al presidente. Per quanto riguarda nazionalizzazioni agrarie ed espropriazioni, tutte furono realizzate con indennizzi ai proprietari e acquistando le azioni nelle fabbriche e banche estere per limitare l’azione borghese dell’imperialismo,  evitando però un’azione per tagliare alla radice la speculazione borghese. Sebbene vi fossero ridistruibuiti dei terreni agricoli, ciò non influì sulla borghesia agraria, che fu pienamente rispettata.

«[…]Ti avvertiamo, compagno, con il rispetto e la fiducia che ancora ti riserviamo: se non si mette in pratica il programma dell’Unidad Popular, se non si ha fiducia nelle masse, perderai l’unico appoggio reali che tieni come persona e come governante, e sarai responsabile di aver portato il paese non alla guerra civile, ma al massacro a freddo, pianificato, della classe operaia più cosciente e organizzata dell’America Latina»

Un gesto e un’affermazione dimostrano il carattere internazionalista inerente alla realizzazione del socialismo. Poco prima, il comunicato esprimeva la delusione nella mancata vittoria della “lotta finale” per la rivoluzione, in caso Allende perso l’occasione, lasciando aperta la discussione sul Cile come punto di partenza del socialismo in Sud America. Allo stesso tempo, [i Cordones] offrono i quartieri operai per ricevere l’ambasciatore cubano e di installare lì l’ambasciata di quel paese.

«Chiediamo che attraverso te si manifesti tutto il nostro sostegno all’Ambasciatore di Cuba, il compagno Mario García Incháustegui, e a tutti i compagni cubani perseguitati dalla reazione più duro,  e che tu offra i nostri quartieri proletari perché insedino qui la sua ambasciata e la sua residenza, come modo di ringraziare quel popolo, che si è persino privato delle proprie razioni per aiutarci nella nostra lotta.
Che l’ambasciatore nordamericano sia espulso: attraverso i suoi rappresentanti, il Pentagono, la CIA, l’ITT, procura abbondantemente istruttori e finanziamenti ai sediziosi
»

Pochi giorni dopo questa lettera, che si chiude incolpando il governo per l’evolversi degli avvenimenti se rimane passivo, e che richiede anche la difesa dei mezzi di comunicazione a beneficio degli operai, ebbe luogo il bombardamento de La Moneda e l’inizio dell’era pinochetista.

L’11 settembre 1973, al mattino, Allende saluta il popolo cileno su una stazione radio nazionale, sapendo che “[…] questa sarà sicuramente l’ultima opportunità in  ui posso rivolgermi a voi”. La responsabilità per il colpo di Stato imminente è diretta a “capitale straniero, imperialismo, uniti nella reazione” e nomina i militari che l’hanno tradito. Di questo comunicato rimane famosa la frase “la storia è nostra e la fanno i popoli”. Tuttavia, preferirà suicidarsi piuttosto che riporre la sua fiducia nella mobilitazione popolare, per fare spazio alle richieste dei Cordoni Industriali e quindi far dissolvere la possibilità di un processo veramente rivoluzionario.

L’ultimo discorso di Salvador Allende.

 

Militari ritirano il corpo di Allenda dalla Moneda.

 

La dittatura di Augusto Pinochet

Neruda sopravvisse al colpo di Stato poco più che una settimana, morendo nella sua casa di Isla Negra, anche se non fu ucciso dalla mano brutale della dittatura. Victor Jara stesso è stato crudelmente assassinato, e con lui molti altri. Violazioni sistematiche dei diritti umani, casi di stupro e abusi sessuali, torture impressionanti  e manipolazione delle informazioni: tutto ciò caratterizzò il regime di Augusto Pinochet.

La vita quotidiana del Cile cambiò: la carenza di speculazione commerciale terminò, anche se ciò non migliorò situazione economica del paese, che ha visto nel corso degli anni pinochetisti misure precarizzanti come il Programma di Impiego Minimo, dove la massa di disoccupati era impiegata per uno stipendio irrisorio per attività di manutenzione pubblica o altre attività insignificanti per giustificare paga. A tal punto era irrisoria la remunerazione che le persone coinvolte erano classificate come “poveri che beneficiano di un contributo statale contro la disoccupazione”. In questo programma si potrebbe trovare professori universitari così come persone che non avevano potuto accedere gli studi.

La gestione dell’informazione ugualmente fu corrotta, falsificando gli indici d’inflazione per poter stabilire un aumento dei salari inferiore all’inflazione reale.

I roghi di libri e la censura artistico-culturale iniziarono velocemente. Basta dire che oggi questo periodo è ricordato come l'”oscuramento culturale”.

Un rogo di libri per mano dei militari cileni.

Anche se le cifre variano nei rapporti, in base al periodo e al luogo in cui sono state elaborate, la Commissione Nazionale sulla Prigione Politica e la Tortura (Commissione Valech) ha stabilito nel 2004 la cifra di 34.690 vittime del carcere politico. Il numero di morti, sebbene in tutti i rapporti ammonti a migliaia, è impreciso e le differenze nelle cifre sono enormi, fino a decine di migliaia.

Il modello economico virò verso il neoliberismo: privatizzazione, esportazione di prodotti agricoli e minerari e importazione di beni di consumo.

Pinochet con Kissinger.

 

Il pinochetismo è ancora vivo

Ancora oggi i partiti politici di destra che hanno partecipato alla destabilizzazione del governo di Allende e quello concordato con la dittatura di Pinochet e con il generale stesso, l’impunità e la sua continuità nella sfera militare e politica sono ancora validi. Ciò è stato possibile grazie alla “transizione concordata” tra i militari, i diritti e le parti della Concertación (che includeva il PC) che ha accettato di trasferire il potere di Pinochet al governo costituzionale di Alwyn. Dopo aver occupato – raramente meglio usato il termine – la presidenza per quasi 17 anni, Pinochet rimase fino al 1998 come capo dell’esercito, e poi come senatore a vita.

Oltre l’impunità che ha avuto per quasi 10 anni dopo aver lasciato la presidenza, Pinochet è stato arrestato a Londra nel 1998 e gli è stato permesso di tornare in Cile nel marzo 2000 per “problemi di salute”. Il cinismo è immenso: il dittatore lascia l’isola su una sedia a rotelle e atterra nel paese transandino camminando come se nulla …

Finirà per estinguere gli arresti domiciliari dal 2004 fino alla sua morte nel dicembre 2006. È morto con centinaia di crimini contro l’umanità, appropriazione indebita e corruzione.

Tra i partiti e i vari quadri politici di quel tempo, o tra i loro figli, il pinochetismo è ancora vivo e rimane attuale fra la popolazione cilena.

Questo articolo è stato scritto grazie all’aiuto di Triz, con le testimonianze di Jaime Jara che aveva 16 anni al tempo del colpo di Stato, e dedicato alla memoria immortale di tutti i socialisti che hanno sacrificato la vita per un mondo più giusto. Mai più!

I. J. Ini

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