Riprendiamo, con questa terza stesura di appunti, la riflessione sul libro “Materialismo ed empiriocriticismo”, di cui abbiamo già pubblicato la prima e la seconda parte.

In questa opera Lenin smaschera progressivamente il carattere idealista dell’empiriocriticismo, cioè del machismo (dal fondatore di questa dottrina, Ernst Mach).

La scoperta degli elementi nel mondo”

Questo è il titolo che Friedrich Adler, docente di fisica teorica alll’Università di Zurigo e in seguito dirigente di primo piano della socialdemocrazia europea, ha scelto per la sua opera su Mach. Adler è forse l’unico scrittore tedesco che vuole “completare Marx con il machismo, ma che ha reso al machismo un cattivo servizio. La questione da lui posta è: ha Mach realmente “scoperto gli elementi del mondo”? Questa scoperta è il solito vecchio errore della filosofia?

Mach nel 1872 e Avenarius nel 1876 si erano posti da un punto di vista puramente idealistico: per essi il mondo è una nostra sensazione (quindi non esiste in sé, la cosa non esiste in sé come sostenuto dai materialisti).

Nel 1883 nella “Meccanica” di Mach e nella prefazione della prima edizione Mach cita i “Prolegomeni” di Avenarius: “Tutte le scienze naturali possono soltanto rappresentare i complessi di quegli elementi che noi chiamiamo comunemente sensazioni. Il nesso tra A (calore) e B (fuoco) appartiene alla fisica, il nesso tra A e N (nervi) appartiene alla fisiologia. Né l’uno né l’altro legame esiste isolatamente, entrambi esistono insieme”. La stessa cosa è scritta in “Analisi delle sensazioni”: “gli elementi sono sensazioni soltanto nella relazione indicata… cioè in relazione coi complessi che si chiamano abitualmente corpi… il colore è un oggetto fisico, lo studiamo nella sua dipendenza dalla sorgente luminosa che lo rischiara… Ma se noi lo studiamo nella sua dipendenza dalla retina davanti a noi abbiamo un oggetto psicologico, una sensazione.”

La scoperta degli elementi del mondo consiste nel fatto che:

  1. Tutto ciò che esiste viene dichiarata sensazione;

  2. Le sensazioni sono chiamate elementi;

  3. Gli elementi si dividono in fisico (dipende dai nervi e dall’organismo dell’uomo) e psichico (non dipende dall’organismo);

  4. I nessi degli elementi fisici sono dichiarati inesistenti se separati l’uno dall’altro, perché esistono solo congiunti;

  5. Soltanto temporaneamente si può fare astrazione tra l’uno e l’altro nesso;

  6. La nuova teoria si dichiara priva di neutralità.

Pertanto a parole si elimina il contrasto tra il fisico e lo psichico (tra l’ Io e il mondo, sensazione e la cosa e tutto si riduce alla nesso degli elementi), tra il materialismo (che considera primordiale la materia) e l’idealismo, nei fatti, si ricostituisce il contrasto (che considera primordiale la sensazione, la coscienza).

Si arriva quindi alla ritrattazione del postulato fondamentale di Mach, poiché se gli elementi sono sensazioni Mach non può accettare l’esistenza degli elementi al di fuori della loro dipendenza dai miei nervi, dalla mia coscienza. Ma se Mach ammette degli oggetti fisici indipendenti dai miei nervi e dalle mie sensazioni, allora si abbandona l’idealismo unilaterale per adottare il punto di vista del materialismo unilaterale.

Ad esempio: il colore è una sensazione in quanto dipende dalla retina, allora i raggi della luce producono la sensazione del colore in quanto cadono sulla retina. Significa che al di fuori di noi, indipendentemente dalla nostra coscienza esiste un movimento della materia che, agendo sulla retina, producono nell’uomo la sensazione di un determinato colore. Questo è il punto di vista delle scienze naturali. Questo è il materialismo: la materia agendo sui nostri organi produce sensazione. La sensazione dipende dal cervello, dai nervi, dalla retina, cioè dalla materia organizzata in un modo determinato. L’esistenza della materia non dipende dalle sensazioni. La materia è quindi primordiale.

Mach e Avenarius per mezzo della parola “elemento” vogliono introdurre il materialismo nella loro teoria idealista: liberarla dall’unilateralità dell’idealismo soggettivo dovrebbe permettere che l’elemento psichico è dipendente dalla retina e che l’elemento fisico è indipendente dall’organismo. Ma questo “sofisma” che significato ha? Che cosa sono gli elementi? O l’elemento è una sensazione, come sostengono gli empiriocriticisti e allora la loro filosofia è idealismo che nasconde del solipsismo. Oppure l’elemento non è una sensazione allora questa paroletta nuova non ha il minimo significato.

Petzoldt (“l’ultima parola dell’empiriocriticismo” secondo Lesevic, il più eminente empiriocriticista russo) dopo aver definito gli elementi come sensazioni dichiara: “Nella tesi “le sensazioni sono gli elementi del mondo” bisogna guardarsi dal prendere la parola “sensazione” come indicante qualcosa di soltanto soggettivo e perciò etereo…”. Petzoldt sente che il mondo “svanisce” o si trasforma in illusione. Quindi Petzoldt aggiusta la sua dichiarazione facendo delle riserve: “non dobbiamo prendere le sensazioni come qualcosa di solamente soggettivo”. Potremmo dire quindi: le cose cambiano se ne aumentiamo il significato? Non è questo un sofisma? Non si cade così nel solipsismo se le sensazioni non sono più connesse all’uomo con i nervi e che quindi il mondo esterno non esiste indipendentemente dai nostri sensi? Con questi abbellimenti verbali vogliono evitare di ammettere che il colore è il risultato dell’azione di un oggetto fisico sulla retina, cioè la sensazione è il risultato dell’azione della materia sui nostri organi dei sensi.

Avenarius sulla questione degli elementi nel suo libro “Osservazioni sul concetto dell’oggetto della psicologia” produce la seguente tabella:

Elementi, complessi di elementi

  1. Cose, o ciò che è materiale

Cose corporee

  1. Pensieri, o ciò che è mentale

Cose incorporee, reminiscenze e fantasie

Confrontate a ciò che Mach dice dopo tutte le sue spiegazioni sugli elementi :“Non i corpi provocano le sensazioni, ma i complessi di elementi (complessi di sensazioni) formano i corpi”.

Riscontriamo che prima dicono che gli elementi sono qualcosa di nuovo, fisico e psichico nello stesso tempo, poi si introduce una correzione: invece della netta distinzione materialista tra la materia (cose, corpi) e lo psichico (sensazioni, reminiscenze, fantasie) ci offrono la dottrina del positivismo moderno sugli elementi materiali e gli elementi mentali. Bogdanov polemizza con Plekhanov, scrivendo nel 1906: “…Io non posso considerarmi machista in filosofia….ho preso da Mach una sola cosa: l’idea della neutralità degli elementi dell’esperienza nei confronti del fisico e dello psichico e della dipendenza di queste caratteristiche soltanto dai nessi dell’esperienza” (Empiriomonismo, Libro 1° ,1906). Come se un religioso dicesse: non posso considerarmi un credente, poiché dai credenti ho preso “solo una cosa” : la fede in Dio. La “sola cosa” che Bogdanov prende da Mach è l’errore fondamentale del machismo.

Mentre nel 1899 Bogdanov scriveva correttamente “L’immagine di un uomo che mi sta davanti e che è direttamente percepito dalla mia vita, è una sensazione”. Bogdanov ha cominciato a ripetere che gli elementi dell’esperienza sono neutrali nei confronti del fisico e dello psichico: “… Per ciò che riguarda l’idealismo, si può definire idealismo soltanto perché gli elementi dell’esperienza fisica sono considerati identici agli elementi dell’esperienza psichica o alle sensazioni elementari quando ciò è semplicemente un fatto ineluttabile?”. Ecco dove sta la vera fonte di tutte le disavventure di Bogdanov: si può e si deve parlare di idealismo quando si identificano le sensazioni con gli elementi dell’esperienza fisica, perché questo non è altro che berkleismo, secondo il quale (Berkeley) la sensazione ed il fisico sono identici. Pertanto Bogdanov commette un sotterfugio filosofico reazionario, poiché in realtà confuta la concezione che considera la sensazione come l’immagine del mondo esterno, concezione condivisa dalle scienze naturali.

Una delle circostanze che hanno permesso a Bogdanov di passare dal materialismo al machismo è la dottrina di Avenarius, della serie dipendente e indipendente dell’esperienza: “…i dati dell’esperienza appaiono dipendenti dallo stato di un determinato sistema nervoso essi formano il mondo psichico di una data persona; in quanto tali dati sono considerati al di fuori di questa dipendenza, abbiamo dinanzi il mondo fisico. Per questo Avenarius indica due campi dell’esperienza come serie dipendente e serie indipendente dell’esperienza”.

Bogdanov non si è accorto di tutto ciò che vi era di eclettico e di illegittimo nel tentativo di Mach e Avenarius di introdurre di soppiatto nelle loro teorie il materialismo. Avenarius nei “Prolegomeni” 1876 scrive che la sensazione è la sola realtà e quindi la sostanza è eliminata, mentre nella “Critica dell’esperienza pura” l’esperienza fisica viene considerata come serie indipendente e l’esperienza fisica come serie dipendente. Willy, allievo di Avenarius, ammette che la dottrina è stata portata ad una conciliazione con il realismo ingenuo (cioè il punto di vista materialistico spontaneo ed inconscio dell’intera umanità). Ewald, autore del libro “Avenarius come fondatore dell’empiriocriticismo”, dice che questa filosofia unisce in sé in modo contraddittorio elementi idealistici e realistici. Iusckevic esprime la seguente opinione “Ѐ curioso che Wundt consideri l’empiriocriticismo come la forma più scientifica dell’ultimo tipo di materialismo”, cioè i machisti vengono visti come quei materialisti che vedono nello spirito una funzione dei processi corporei.

Iuscketic definisce curioso che Wudt abbia accusato Avenarius di materialismo. Wudt ha scritto un’analisi sulla scuola immanentista e sugli empiriocriticisti. Ha riunito queste due scuole perché le ritiene imparentate: nella prima parte scrive che considera gli immanentisti degli idealisti, la seconda e terza parte sono dedicate all’empiriocriticismo. Egli dimostra che alcuni postulati teorici molto importanti dell’empiriocriticismo (l’esperienza e la coordinazione fondamentale) siano identici a quelli della filosofia immanentista. Sostiene che alcuni postulati teorici di Avenarius siano presi a prestito dal materialismo e nel suo assieme l’empiriocriticismo è “un miscuglio variopinto nel quale le differenti parti costitutive in sé sono assolutamente eterogenee”(pag. 56 e 57).

Nell’ultima opera di Mach “Conoscenza ed errore” (edizione del 1906) scrive: “non c’è nessuna difficoltà a costruire ogni specie di elemento fisico partendo dalle sensazioni cioè degli elementi psichici…I rapporti che stanno aldilà dell’ “U” (dei limiti fisici del nostro corpo) costituiscono la fisica nel senso più largo della parola: per ottenere questi rapporti è necessario escludere nei limiti del possibile l’influenza dell’osservatore”. Prima tenta di costruire gli elementi fisici partendo da elementi psichici, e poi si è visto che gli elementi fisici sono situati fuori dai limiti degli elementi psichici, quindi situati nel nostro corpo.

Poi afferma che “…Non esiste un gas perfetto o liquido perfetto…il fisico sa che le sue finzioni corrispondono soltanto approssimativamente ai fatti, che li semplificano arbitrariamente; egli conosce questa divergenza che non può essere eliminata”. Quindi di quale divergenza si tratta? Di quella del pensiero dai fatti? E che cosa sono i pensieri e le idee? Le idee sono tracce di sensazioni. Ed i fatti? I fatti sono complessi di sensazioni. Quindi la divergenza tra le tracce di sensazioni e i complessi di sensazioni non può essere eliminata. Mach in definitiva dimentica la sua teoria e comincia a parlare delle differenti questioni della fisica, con semplicità, senza sotterfugi idealistici, cioè materialisticamente.

La teoria di Berkeley del complesso di sensazioni svanisce. La teoria dei fisici risulta come un riflesso dei corpi, dei liquidi, dei gas esistenti al di fuori di noi e indipendentemente dal nostro corpo e questo riflesso ha un valore approssimativo. La sensazione è considerata da Mach come considerata dalle scienze naturali, non purificata dagli allievi di Berkeley e Hume, cioè come un’immagine del mondo esterno. La teoria di Mach è l’idealismo soggettivo, ma quando serve dell’obiettività Mach ricorre ai postulati del materialismo, quindi della teoria contraria alla sua.

Eduard Von Hartmann, idealista, nonostante simpatizzi per i machisti nella lotta contro i materialisti, dice che la filosofia di Mach è un miscuglio di realismo ingenuo e illusionismo assoluto. Idealismo assoluto (solipsismo) quando afferma che i corpi sono complessi di sensazioni; realismo ingenuo, cioè la teoria materialistica della conoscenza presa dagli scienziati in modo istintivo, quando invece ragiona in maniera semplice quasi materialisticamente.

Questa confusione viene coperta da Avenarius ed i suoi seguaci con la teoria della coordinazione fondamentale. Se quindi il machismo è un intreccio un miscuglio di materialismo ed idealismo, sarebbe importante sapere in quale senso si orienta (cioè se tende più al materialismo od all’idealismo). Wundt ha quindi accusato di materialismo Avenarius ed a lui hanno risposto due dei più ortodossi seguaci di Avenarius: Petzoldt e Carstanjen. Petzoldt ha respinto con nobile sdegno l’accusa di materialismo, ed ha confermato che la Avenarius non è in contraddizione con la dottrina spiritualistica. Ciò che Engels definiva “misero minestrone eclettico” Bogdanov, che vuole essere definito marxista e non machista, segue Petzoldt e afferma “L’empiriocriticismo non deve preoccuparsi né del materialismo né dello spiritualismo…la verità…non si trova nel giusto mezzo, tra le due tendenze nemiche, ma all’infuori di esse”. Carstanjen invece respinge “ogni tentativo d’introdurre di soppiatto il principio materialistico…L’empiriocriticismo è scetticismo”.

Questa enfasi nel sottolineare la neutralità della dottrina di Mach significa che correzioni apportate da Mach e Avenarius al loro idealismo iniziale si riducono interamente a mezze concessioni fatte al materialismo. Invece per il punto di vista di Berkeley (il mondo esterno non è altro che la mia sensazione), si ha talvolta il punto di vista di Hume: rifiuto di interessarmi della questione se esiste qualcosa al di là delle mie sensazioni. Questo punto di vista dell’agnosticismo condanna il machismo a oscillare tra l’idealismo ed il materialismo.

Sirio Stivalegna

Nato a Cesena nel 1992. Ha studiato antropologia e geografia all'Università di Bologna. Direttore della Voce delle Lotte, risiede a Roma e milita nella Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR).