Il recente insediamento di Casapound nello storico quartiere multietnico e antifascista di Beroni, ed anche punto d’incontro studentesco, appare come una meschina provocazione destinata ad avere pesanti ripercussioni. Riceviamo e pubblichiamo una corrispondenza a riguardo.


Per quello che ha vissuto e per ciò che rappresenta, non è esagerato definirlo il quartiere resistente di Verona. Ci si è sempre impegnati a fondo nel denigrare questa realtà con l’arcinoto pregiudizio razziale diffusissimo fra gli scaligeri; in principio leghisti e non solo storpiavano il nome del quartiere in “Terronetta” salvo poi scoprire che anche i meridionali sono italiani e allora hanno optato per “Neronetta”, giusto per mantenere elevati gli standard di tolleranza. Ed anche in quest’ultima campagna elettorale i contendenti hanno giocato la carta della sicurezza, tanto cara alla benpensante cittadinanza, che nel concreto significa repressioni ed intimidazioni poliziesche, goliardiche spedizioni punitive dei soliti gruppetti identitari e la sistematica omertà dei media locali. Lo scorso anno è stato approvato dalla giunta di Flavio Tosi il progetto di riqualificazione urbana per Veronetta, un rinnovamento calato dall’alto che concederà opportunità di profitto per il capitale privato e di conseguenza disgregherà il tessuto sociale. Appare evidente la scelta di marginalizzare le povertà utilizzando come grimaldello le situazioni di degrado, curandole con la solita verve assolutistica. All’interno di queste dinamiche vuole inserirsi CasaPound, formazione che non ha certo bisogno di preamboli, una formazione (è bene sottolinearlo) del tutto estranea al quartiere che difatti s’era limitata soltanto negli ultimi mesi ad episodiche scorribande, qualche scritta sui muri e adesivi attaccati qua e là. Ma ora hanno alzato decisamente il tiro, si sono insediati al civico 27 di Via Campofiore e già tre episodi fanno capire dove vogliono andare a parare. La notte di venerdì 9 giugno, in Via San Francesco, tre ragazzi sono stati aggrediti a freddo da un gruppo di giovani esponenti di CasaPound. Prima hanno spintonato uno degli ignari passanti facendolo cadere dalla bicicletta e in seguito hanno provocato una rissa, imputando ai malcapitati di aver staccato i loro adesivi e di aver fatto delle scritte sulla loro sede. A supporto dell’azione si sono presentati tra Lungadige Porta Vittoria e Biblioteca Frinzi altri venti militanti che, in stato di visibile alterazione alcolica, hanno cercato invano di portare a termine il pestaggio. Tra questi, uno stringeva nella mano un coltello.

Pochi giorni prima cinque di loro s’erano scagliati contro un ragazzo provocandogli gravi ferite al volto, non a caso il fatto è avvenuto in Via Campofiore. Martedì 13, riconoscendo un paio di compagni in moto, una ventina di militanti ha inscenato un inseguimento, già mezz’ora prima dell’accaduto uno dei due compagni era stato fatto oggetto di provocazioni dagli stessi fascisti nelle vicinanze. È molto probabile che si sentano legittimati e forse anche protetti da organi come la Polizia, che in un documento promuove CasaPound come organizzazione che tutela le fasce più deboli e che ha l’obiettivo di sostenere una rivalutazione degli aspetti innovativi e di promozione sociale del ventennio, a loro dire le “controversie” sarebbero colpa delle sinistre radicali che sotto la spinta del cosiddetto ‘antifascismo militante’ non riconoscono l’agibilità politica alle formazioni di estrema destra. In altri termini l’antifascismo creerebbe problemi al contrario dei bravi promotori sociali del ventennio. Parole e musica della Polizia di Stato. Dinnanzi a certe prese di posizione è necessario svuotare la mente da tutte le favole sul senso dello Stato piuttosto che sulla bontà delle istituzioni democratiche. Le uniche armi nelle mani degli antifascisti veronesi sono quelle della solidarietà e dell’auto-organizzazione, nessuna raccolta firme caccerà i fasci dal quartiere. Veronetta ha bisogno di circoli culturali, di associazioni di aiuto collettivo, di spazi aggregativi capaci di incidere positivamente nel tessuto sociale e non di ciniche gentrificazioni (peggio ancora) di infami squadristi privi di scrupoli. Chiudo con una strofa di un pezzo Oi!, è un pezzo di un gruppo veronese a me molto caro: “Quando aumenta l’ingiustizia, aumenterà la lotta! Vi urleremo in faccia la nostra rabbia!”.