Dopo i numerosi scandali che hanno travolto la regione Lombardia, in particolare nel campo della sanità, la giunta Maroni prova a rilanciare la propria immagine con una mossa puramente populista. Infatti è convocato per il giorno 22 ottobre di quest’anno un referendum in cui la popolazione lombarda dovrà esprimersi sulla possibilità di chiedere al governo maggiore autonomia.

Il motore principale del referendum è la Lega Nord, a cui si è unito tutto il centrodestra lombardo ed il Movimento 5 Stelle (che ha proposto la modalità di voto elettronica).

Il referendum sarà consultivo, non vincolante e costerà alle casse dello stato (soldi pubblici presi dalle tasse dei lavoratori) 40 milioni di euro. La propaganda referendaria è martellante. Da qualche giorno sono comparse nelle stazioni lombarde, sui bus, sulle bacheche, sugli annunci online (Facebook compreso), manifesti che ricordano la data del referendum. Il quesito referendario si basa sul fatto che, secondo l’articolo 126 della costituzione, le regioni possono chiedere maggiori autonomia e maggiore autogestione.

 

“Volete voi che la Regione Lombardia, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma della Costituzione?”

 

Tuttavia, bisogna sottolineare che nulla vincola questa possibilità a una consultazione popolare. Questo significa che il presidente leghista della regione Lombardia, Roberto Maroni, potrebbe oggi stesso presentare questa richiesta e applicare la norma costituzionale senza alcun dispendio di denaro pubblico.

Il referendum, proposto inizialmente dal governatore del Veneto Zaia, a cui Maroni si è accodato, avrebbe come obiettivo realizzare quelle tanto promesse visioni leghiste di autonomia e indipendenza del nord. Infatti per molti anni la Lega ha condotto una campagna razzista nei confronti del meridione, accusandolo di rubare e sperperare la ricchezza prodotta nel nord Italia. Questi argomenti populisti, che ignorano completamente le condizioni storico-economiche della penisola, hanno tuttavia molta presa sull’elettorato Lombardo. Maroni infatti sa benissimo che il suo governo, gli scandali che travolgono lui, la giunta lombarda e le sue numerose scelte reazionarie e impopolari molto difficilmente lo porteranno nuovamente a Palazzo Lombardia. Nel 2018 si svolgeranno le prossime elezioni regionali e questo referendum potrebbe letteralmente ribaltare le sorti del voto. In caso di vittoria infatti, si avvierebbero lunghi negoziati con lo stato che potrebbero durare diversi anni e che favorirebbero una presenza leghista in Lombardia. Il referendum farebbe inoltre riaffiorare l’egoismo e l’individualismo, sentimenti che la lega ha da sempre sfruttato a proprio vantaggio, ad uso e consumo di un razzismo e di una xenofobia dilagante.
Una manovra dal mero significato elettorale, volta a conquistare consensi con la solita guerra tra poveri, in questo caso contro i proletari meridionali che “ruberebbero lavoro e ricchezze del Nord”.
Una prospettiva a cui si accoda anche il M5S e a cui solo i lavoratori, italiani e immigrat, del nord e del sud, possono porre argine attraverso la loro propria autorganizzazione.

Adelchi