Il braccio di ferro tra Fincantieri e governo francese è terminato ieri con l’annuncio nel pomeriggio, da parte del Ministro dell’Economia Bruno Le Maire, dell’utilizzo del diritto di prelazione per l’acquisizione dei cantieri del porto di Saint-Nazaire, sito alla foce della Loira, non distante dalla città di Nantes.

L’annuncio ha colto di sorpresa Fincantieri (una società controllata in maggioranza dal Ministero dell’Economia italiano), che aveva concluso lo scorso gennaio un accordo per l’acquisto del 66,6% del pacchetto azionario con entrata in vigore questo sabato; il governo francese ha invece deciso di portare la sua quota dal 33,3% al 100% con un investimento di circa 80 milioni di euro.

Il governo italiano è rimasto spiazzato e visibilmente contrariato; i ministri Padoan (economia) e Calenda (sviluppo economico) hanno emesso un comunicato netto: «Riteniamo grave e incomprensibile la decisione del Governo francese di non dare seguito ad accordi già conclusi. Riceveremo il ministro Le Maire martedì prossimo a Roma e ascolteremo la proposta del Governo francese partendo da questo punto saldo. Nazionalismo e protezionismo non sono basi accettabili su cui regolare i rapporti tra due grandi paesi europei. Per realizzare progetti condivisi servono fiducia e rispetto reciproco».

L’altra faccia del nazionalismo è ancora una volta il nazionalismo degli altri: si fa presto a parlare della grandezza dell’Italia e del suo popolo un giorno sì e l’altro pure, a reclamare un’espansione dell’economia (cioè della borghesia e delle sue società di Stato) italiana nel mondo, ma quando altri governi e capitalisti corrono ai ripari e decidono di mettere in cassaforte i beni strategici industriali e infrastrutturali del loro paese, ecco che il nazionalismo diventa brutto e il protezionismo cattivo – eppure nei casi clamorosi di Ilva e Alitalia, dallo stesso governo e dagli stessi grandi giornali che più o meno lo appoggiano si è levato un coro di voci contrarie all’acquisizione da parte di società straniere.

Ma come mai proprio oggi si tratta della compravendita di questi cantieri? Saint-Nazaire è un sito controllato fino a ora da STX, una multinazionale coreana la cui divisione costruzioni navali aveva dichiarato bancarotta nel maggio 2016; gli storici rivali di Fincantieri (ad oggi la principale società di costruzioni navale europea) ne avevano approfittato chiudendo l’affare per l’acquisto di STX France tramite il tribunale fallimentare – una transazione avvenuta a gennaio con l’accordo dell’allora presidente francese François Hollande.

Ultimamente il governo francese aveva già annunciato di aver riconsiderato la sua posizione e di non voler far oltrepassare a Fincantieri la quota del 50% delle azioni, così da impedire al governo italiano di avere il controllo sui cantieri francesi, anche per evitare la possibile sgradevole sorpresa di un taglio al personale.

Una posizione che aveva fatto irrigidire la controparte. Il ministro Calenda aveva a quel punto dichiarato in un’intervista: «Dalla nostra posizione non ci muoviamo per ragioni di merito, ma anche di dignità e orgoglio nazionale». Questo, pur sapendo che il governo francese aveva tutto il diritto di esercitare il diritto di prelazione e di prevenire la transazione a favore di Fincantieri.

Le Maire ha però voluto specificare ieri che la nazionalizzazione vuole essere temporanea, e che quindi la quota azionaria in mano allo Stato francese è destinata a rimpicciolirsi – forse con l’obiettivo di convincere gli italiani al termine del fifty-fifty.

Emerge chiaramente come siano i contribuenti francesi, cioé in buona parte i lavoratori francesi, a dover sganciare 80 milioni di euro per permettere alla borghesia francese di meglio posizionarsi rispetto a quella italiana. E questo mentre Fincantieri, al pari di qualsiasi grande azienda privata, continua imperterrita a voler imporre peggiori condizioni di lavoro.

In conclusione, il governo Gentiloni incassa un altro colpo nella competizione con il nuovo governo Macron e nella dinamica più generale di ricollocazione internazionale delle due potenze europee alla luce della crisi dell’UE, della situazione instabile dell’area mediterranea e mediorientale post-primavere arabe, dell’evoluzione dei rapporti economici e diplomatici dell’Europa al suo interno e con USA, Russia e Cina. Nonostante i toni “cordiali” della telefonata di Macron ricevuta ieri da Gentiloni, la questione Saint-Nazaire assommata al tentativo di espansione economica e politica della Francia (leggi Shell) in Libia tramite il generale Haftar, la situazione tra i rivali cugini è decisamente dinamica … e tesa. Cosa ancora più problematica per i signori padroni dal momento che, al contrario, le masse oppresse italiane ancora vagheggiano e gongolano al pensiero della lotta dura e grande degli sfruttati francesi contro la Loi Travail – legge passata proprio perché la lotta non è andata fino in fondo, e che ha preparato il terreno a una serie terrificante di riforme che il governo Macron ha da subito annunciato e che si abbatteranno un po’ su tutto l’arco delle conquiste sociali della classe lavoratrice francese. È proprio dalla solidarietà di classe, dal coordinamento e dall’unione dei lavoratori in Italia e in Francia contro le proprie borghesie, che si potrà portare avanti, far progredire e allargare una lotta politica contro le comuni politiche amiche dei capitalisti e nemiche dei lavoratori, degli immigrati, dei giovani.

 

Giacomo Turci

Nato a Cesena nel 1992. Ha studiato antropologia e geografia all'Università di Bologna. Direttore della Voce delle Lotte, risiede a Roma e milita nella Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR).