È ormai di routine, quando si parla di immigrazione in telegiornali, giornali e talk show, imbattersi in termini come profugo, clandestino, rifugiato, richiedente asilo, migrante, migrante regolare, migrante irregolare, migranti economici, etc.

Termini ben specifici, ognuno con un suo significato, ma usati in molti casi dai mezzi di informazione con leggerezza e confusione, alimentando in questo modo solo disinformazione e razzismo. Si rischia di affrontare l’argomento inciampando nella trappola della semplificazione, dei “discorsi da bar” e di accomunare parole simili tra loro ma con significati diversi. È quindi opportuno fare un po’ di chiarezza e spiegare il significato di alcuni di questi termini.

Innanzitutto è bene precisare che tutte le leggi, gli atti e i decreti che riguardano l’immigrazione in Italia sono racchiusi nel Testo unico sull’immigrazione (nato in seguito alla L. 40/1998 Turco-Napolitano), composto di ben 49 articoli che disciplinano le disposizioni in materia di immigrazione e le norme sulle condizioni dello straniero.

Secondo gli Artt. 3, 4 e 5 possono soggiornare in Italia gli stranieri entrati regolarmente, muniti quindi di passaporto valido e visto d’ingresso, rilasciato dalle ambasciate italiane all’estero, ed entrati tramite i valichi di frontiera appositamente istituiti. In base a specifici accordi internazionali, inoltre, è consentito l’ingresso nel paese allo straniero che soddisfi la disponibilità di mezzi di sussistenza atti a soddisfare il proprio soggiorno in quel paese (solitamente i visti durano 90 giorni o comunque non oltre i 3 mesi) e le spese per il viaggio di ritorno, e che ovviamente non rappresenti una minaccia per la sicurezza nazionale. Questi sono gli stranieri considerati regolari in quanto in possesso di tutti i documenti e, in caso di permanenza oltre i 3 mesi, anche di permesso di soggiorno. Irregolari invece sono tutti quegli stranieri che hanno evitato i controlli di frontiera, o che risiedono ancora in Italia ma con visto d’ingresso o permesso di soggiorno scaduti.

Il famoso clandestino, termine usato a scopi dispregiativi e discriminatori, è un migrante irregolare che ha ricevuto un ordine di espulsione ma risiede ancora in Italia. Dal 2009 in Italia entrare evitando le frontiere o essere diventati clandestini è considerato un reato penale punibile con l’espulsione o il carcere e tale legge è ancora in vigore. L’art. 12 introdusse già nel 1998 tale reato per chi avesse contribuito a favorire l’ingresso di stranieri in maniera clandestina con la reclusione fino a tre anni e una multa.

Chi sono invece i profughi? I profughi sono tutti coloro che scappano dal loro paese per diverse ragioni (guerra, povertà, fame, catastrofi naturali, ecc.) ma che non hanno diritto a richiedere la protezione internazionale. In realtà il termine potrebbe essere accomunato a quello di rifugiati, ma i rifugiati invece soddisfano le condizioni per richiedere la protezione internazionale, perché identificati con quel soggetto che, secondo la Convenzione di Ginevra, «nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato». Vi sono poi coloro che hanno fatto richiesta della protezione internazionale, ma sono ancora in attesa di una decisione del riconoscimento di status di rifugiati; si tratta dei cosiddetti richiedenti asilo.

Questa ultima divisione prevista dalla Convenzione di Ginevra ha oggi aperto un forte dibattito sul fatto di accogliere o no tutti i profughi o solo quelli che hanno lo status di rifugiati. Di fronte alla forte emergenza organizzativa e all’enorme impreparazione dei vari governi socialdemocratici e neoliberisti, imbrigliati da rivendicazioni nazionaliste da un lato e da un’estensione dell’ipocrita sistema welfaristico dall’altro, è sorto il problema se accogliere tutti o no, se dare accoglienza solo a quegli stranieri definiti rifugiati politici per distinguerli da quelli definiti migranti economici. Lo stesso presidente francese Emmanuel Macron, nel vertice UE a Berlino sulla questione migranti, ha rimarcato questa differenza e di non voler accogliere i cosiddetti migranti economici. Una distinzione ipocrita e disumana, che considera i migranti che scappano dalla guerra come migranti più meritevoli rispetto a quelli che scappano solo dalla povertà, dalla miseria, dalle malattie, dalla mancanza di servizi sociali.

La guerra in realtà non è altro che l’estrema conseguenza di tutto ciò. È la conseguenza di un sistema di sfruttamento, di schiavitù e di estrema povertà sostenuta e finanziata dai paesi sviluppati.

Quando si parla quindi di razzismo istituzionale ci si può benissimo riferire anche a questo, e non solo alla distinzione tra migranti economici e i rifugiati politici ma anche a quella distinzione ancora più discriminatoria che pretende di dividere la classe operaia migrante in clandestini e regolari, in persone senza diritti e persone con i diritti, in persone che esistono perché in possesso di documenti, di un’identificazione, e di persone invece che secondo lo Stato non esistono perché non munite di una documentazione, perché non identificate e quindi più difficili da controllare.

Per noi che conosciamo quali condizioni si debbano soddisfare per risultare regolari e avremmo i mezzi per poterlo essere può sembrare un nonnulla, ma per migranti provenienti da paesi dove non esistono servizi sociali se non nelle grandi città, dove non esistono le convenzioni sociali per poter sopravvivere, dove non esistono i mezzi materiali per potersi spostare od essere informati, risultare regolari non è poi così tanto semplice. In molti dei loro paesi, cittadinanza e welfare sono concetti nuovi creatisi solo negli ultimi decenni e che non sono ancora stati estesi a tutti. Ma non c’è bisogno che mi dilunghi oltre: governanti e industriali questi problemi li conoscono molto bene ed è proprio per questo che, se da una parte favoriscono il fenomeno migratorio, dall’altra tentano in tutti i modi di respingerlo. Perché i migranti sono manodopera di riserva a basso costo da un lato, ma dall’altro sono anche un potenziale fronte operaio che dinanzi all’oppressione e allo sfruttamento ha saputo dimostrare una forte, unita ed immediata contro reazione.

E la distinzione viene calcata ovviamente anche per dividere la classe operaia italiana, divulgando anche dati falsi sul numero di immigrati in Italia e sulla percentuale di clandestini. Secondo i dati ISTAT nel dicembre 2016 risiedevano in Italia circa 60589445 persone di cui cinque milioni di cittadinanza straniera, che in percentuale sono circa l’8,3%. Secondo l’OCSE gli irregolari che vivono in Italia si aggirano circa tra i 500000 e 750000 e rappreseno quindi appena l’1,09% della popolazione totale e il 25,6% di tutti i residenti stranieri. Numeri che vanno sicuramente a smentire chi parla di “invasione di immigrati” e altri argomenti simili per fomentare paure e pregiudizi infondati.

Di Azimuth