Riportiamo l’intervento di Giacomo Turci, caporedattore della Voce delle Lotte e militante della FIR, all’assemblea virtuale nazionale per un programma d’emergenza tenutasi ieri.


Condividiamo il quadro d’analisi d’insieme che l’appello del SI Cobas presenta, in particolare il carattere generale che la crisi ha assunto, andando molto oltre il piano sanitario e saldandosi con i fenomeni di crisi economica, sociale, politica già in corso.

La gravità della crisi sanitaria è tale per le caratteristiche economiche, sociali, politiche che il capitalismo presenta oggi a livello mondiale, non per la letalità in sé del coronavirus.

La prima conseguenza politica di questa situazione sono le pulsioni alla stretta repressiva, a forme di governo apertamente bonapartiste, da uomo solo al comando, a politiche limitate e contraddittorie di rilancio del capitalismo di stato, di spesa pubblica a debito, eccetera.

Il caso dell’Ungheria, con la presa addirittura di “pieni poteri” da parte del primo ministro Viktor Orban, è un forte segnale in questo senso.

È evidente, allora, che sia urgente ragionare, come hanno scritto i compagni, su come “uscire allo scoperto”: un’uscita progressiva, a livello nazionale e internazionale, da questa crisi sanitaria, passa per un protagonismo politico della classe lavoratrice, per l’imposizione di misure d’emergenza corrispondenti ai nostri bisogni. Se c’è stata una prima rottura della ”unità della nazione”, è proprio grazie all’ondata di lotta operaia che si è scatenata.

Imporre misure diverse da quelle del governo Conte e di Confindustria sarà possibile solo se il controllo democratico dei lavoratori, dal basso, potrà essere imposto sui posti di lavoro nel tentativo di assicurare e riconvertire la produzione per soddisfare le priorità sociali: si possono chiudere tutte le attività inessenziali, si possono mettere in sicurezza tutti coloro che dovranno continuare a lavorare, si può convertire l’apparato produttivo a seconda dei bisogni straordinari di oggi… se si instaura un regime di controllo operaio su tutto questo processo. Crediamo che la centralità della rivendicazione del controllo operaio, di comitati di lavoratori – non misti con l’azienda! – di igiene e sicurezza, sia la leva centrale attorno alla quale uscire da una lotta e una posizione perlopiù difensive. Noi non crediamo che potremo uscire forti dalla crisi anche se riusciamo a conservare quello che c’era prima, anche perché quello che c’era prima molto difficilmente potrà tornare, alla fine della quarantena e dell’epidemia.Per questo, qui avanziamo delle aggiunte e delle specifiche per il programma d’emergenza comune su alcuni punti che ci sembrano prioritari – senza volere essere esaustivi su tutto, che non è il punto di un programma d’emergenza:

_Formazione di comitati unitari di lavoratori per l’igiene e la sicurezza nei posti di lavoro, che si possano esprimere su ogni aspetto di controllo e riorganizzazione delle aziende;

_Estensione del reddito di cittadinanza a ogni nucleo familiare a reddito basso, togliendo tutti i limiti burocratici attuali e portandolo a 1200 euro fissi;

_I test coi tamponi vanno estesi in massa, nelle zone dove il virus ha già una presenza considerevole, a tutta la popolazione;

_Al taglio delle spese militari va collegato il blocco immediato e totale della produzione militare di qualsiasi tipo;

_Non solo assunzioni nella sanità, ma centralizzazione del sistema sanitario, superando il sistema a base regionale, e con la confisca senza indennizzo della sanità privata, con una riorganizzazione basata su comitati del personale medico;

_Riduzione dell’orario di lavoro a 6 ore al massimo a parità di salario, con conseguenti assunzioni secondo il bisogno, e blocco dei licenziamenti;

_Conversione di settori produttivi al fine dello sforzo sanitario straordinario legato alla crisi sanitaria, a livello nazionale, europeo ed internazionale;

_Esproprio senza indennizzo della sanità privata e dell’industria farmaceutica;

_Rigetto del pagamento degli interessi sul debito pubblico e rottura dei vincoli di bilancio della UE: la crisi non deve essere pagata con le nostre tasse!

Oltre a queste proposte sul programma, a livello pratico siamo per la creazione di un gruppo di lavoro che nell’arco di pochi giorni arrivi a una mozione unitaria. Per questo, anche per via dei limiti fisici che abbiamo in questi giorni, crediamo sia necessario che questa commissione comprenda almeno un esponente di ogni realtà che partecipa oggi all’assemblea.