Riportiamo l’intervento di Luca Gieri, militante del Coordinamento Studentesco Rivoluzionario (CSR), all’assemblea virtuale nazionale per un programma d’emergenza tenutasi ieri.


Tenendo a mente la centralità operaia nell’organizzazione della risposta politica alla crisi che ci pone davanti il Covid-19, l’accento sull’internazionalismo e l’attenzione alle attività che stanno prendendo luogo in altri paesi, assume un’importanza rilevante.

In particolare, il contesto statunitense ci fa riflettere, per la spontaneità e il radicamento in reali condizioni strutturali che vivono quotidianamente operai di diverse categorie, come negli stabilimenti Amazon a New York in sciopero, fino a chi ha lanciato uno sciopero degli affitti a Seattle e Portland, facendo arrivare le proprie rivendicazioni fino al Regno Unito. Ci sono però due dati fondamentali a nostro avviso, uno positivo e uno “negativo”: in primis, come già accennato, la risposta collettiva di ampi settori è stata immediatamente combattiva, ricettiva non solo al concreto rischio che i proletari avrebbero pagato, ma, valicando ostacoli non indifferenti come la distanza geografica, le differenze di superficie tra vari comitati, sindacati e organizzazioni politiche, sulla base di una serie di coerenti rivendicazioni che volgessero a risolvere le radici strutturali della crisi capitalistica, quindi andando oltre la contingenza storica di una crisi dettata e iniziata da un evento come la pandemia. Questo è avvenuto prescindendo dai dettami classici del loro sindacalismo, quando sigle storiche come l’AFL-CIO, ad esempio, si sono rifiutate di appoggiare lo sciopero degli affitti transnazionale.

Questo mi porta al secondo punto: purtroppo per questi compagni, è mancata la convergenza intercategoriale della lotta politica, oltre che in molti casi un dialogo per i settori tradizionali in sciopero che superasse le vecchie categorizzazioni “colletti bianchi da una parte, lotta per la casa dall’altra, colletti blu da un’altra ancora” che i sindacati statunitensi più asserviti alla borghesia hanno tutelato per decenni, al fine di mantenere un rapporto di buon vicinato con i padroni e la classe politica posta a loro tutela. Come CSR, affermiamo che non possiamo permetterci il rischio che le lotte procedano su linee di sviluppo diverse: per questo rilanciamo l’appello del “Rent Strike”, unendolo alle nostre condizioni di studenti universitari e alle questioni storiche che da anni gli studenti si trovano a confrontare, come ad esempio la gestione malsana degli affitti negli studentati. Il messaggio deve essere chiaro: stop al pagamento degli affitti, delle utenze e dei mutui residenziali per almeno due mesi, oltre che una totale ridiscussione delle tasse universitarie.

A questo aggiungiamo che una maniera per fare convergere le dinamiche combattive che possono instaurarsi in Italia è l’autorganizzazione degli studenti per rivendicare la mobilitazione a salario pieno degli studenti di medicina, ma anche degli studenti dei settori psicologici, a sostegno di tutti coloro che ne abbiano bisogno, in questi giorni di quarantena e isolamento (già arrivano a centinaia le storie di suicidi nelle abitazioni), antropologici e della comunicazione. A salario pieno, perché non esiste che, come in alcuni paesi si è fatto, si perpetui la cultura del lavoro a gratis anche in un momento in cui si prospetta una crisi sociale che già sta privando milioni di persone di un reddito: non ci presteremo a questo gioco.

Ai compagni all’estero, vogliamo estendere la nostra solidarietà con ogni mezzo, per dare un senso alla parola “internazionalismo”, oltre la mera propaganda e la divulgazione “sincera”. Porsi come obbiettivo di dare a questa parola un senso “concreto” è segno di maturità e coscienza.

Ai compagni dell’assemblea, affermiamo di fare nostra la lotta operaia, nei magazzini, nelle fabbriche; solo riconoscendo che le lotte studentesche e quelle operaie debbano sostenersi a vicenda e unirsi, si può spezzare la sbarra con cui padroni e stato borghese ci opprimono.