Pubblichiamo un articolo di una lavoratrice del commercio riguardo la natura ipocrita della retorica sui lavoratori essenziali, in particolare nella sanità pubblica e nella grande distribuzione organizzata, descritti nella propaganda padronale come eroi, ma mandati in prima linea senza alcuna garanzia di sicurezza.


E’ ormai noto a tutti l’obbligo di dover rimanere in casa in questo particolare periodo per evitare di essere contagiati dal covid-19 e di poter contagiare gli altri. Ma nonostante una grande fetta di popolazione si possa permettere (relativamente) di rispettare queste regola, ne esiste un’altra altrettanto grande che è costretta ad uscire ogni giorno, composta da tutte quelle persone che lavorano nei settori definiti essenziali . Ovviamente essenziali sono tutti quei lavoratori che operano nel sistema sanitario, nelle farmacie, nei trasporti e nella filiera alimentare (supermecati e magazzini della grande distribuzione organizzata), ma ad essere definiti essenziali sono anche tutti quelli che continuano a lavorare nelle fabbriche, nella logistica, nel settore delle pulizie, nei call center senza troppe distinzioni.

Dei lavoratori di questi settori diventati repentinamente fondamentali da un giorno all’altro è diventato usuale parlare in tv, sui social, sui giornali come degli eroi del nostro tempo. Ma credo, facendo parte di questa categoria di lavoratori, che nessuno di noi aspirasse al titolo di “eroe” o “angelo” ma che piuttosto ognuno di noi sperasse di poter usufruire di dpi (dispositivi di protezione individuale) idonei e delle adeguate tutele per fornire il proprio servizio in sicurezza. Nessun lavoratore,infatti, si sente tutelato e al sicuro in questo momento così drammatico, ma anzi, sta crescendo la consapevolezza di essere tutti costantemente esposti al rischio reale di contratte il virus.

Nel settore della sanità numerosi sono stati, e sono ancora oggi, i casi di contagio e di decesso di medici, infermieri e altri operatori sanitari a cui non è stato dato il diritto di proteggersi in maniera adeguata e continue sono le testimonianze di denuncia rese note sui social dove si fa presente con grande rabbia la mancanza di mascherine adeguate, di tute che realmente servano a limitare il contagio e la richiesta di continuare a svolgere la propria attività a discapito di se stessi e dei pazienti presi in carico. Si contano i suicidi tra le fila del personale sanitario che lavora in prima linea per combattere il virus, suicidi collegati alla mole di stress a cui i lavoratori sono sottoposti a causa di turni incessanti e la visione costante della morte davanti ai proprio occhi.

Per quanto riguarda gli altri lavoratori del commercio la situazione non cambia. I luoghi di lavoro non vengono sanificati correttamente, i presidi di protezione individuale sono per lo più reperiti in maniera autonoma, e quelli che vengono forniti non sono comunque adeguati. Si tratta, troppo spesso, di mascherine in stoffa o, nei casi peggiori, di presidi fatti in casa. Fondamentalmente, quindi, ai lavoratori viene richiesto ogni giorno di scendere in trincea a combattere una guerra dotati di un fucile ad acqua nonostante si idealizzino come personaggi eroici e degni di tutte le attenzioni possibili. E se non bastasse, a questa situazione di precarietà e paura ,si aggiunge l’assoluta assenza di trasparenza da parte di alcune aziende nel comunicare al personale quando un lavoratore si ammala a causa del virus: la verità viene omessa agli altri colleghi, pur di mandare avanti la vendita di beni, per non fermare, senza scrupolo alcuno, quella macchina infernale chiamata capitalismo.

I commessi dei supermercati si sono ritrovati da un giorno all’altro a dover svolgere oltre la propria mansione abituale, quella di vigile, con continui richiami alla clientela per poter mantenere le distanze di sicurezza ed evitare il pericolo di contagio, cosa che pone il lavoratore in una situazione di stress continua.

Il quadro è chiaro, viviamo in una società che da una parte ammette che svolgiamo un ruolo fondamentale per la collettività, dall’altra ci tratta come carne da macello, ci schiaccia a favore dei padroni, non guarda in faccia nessun lavoratore e ogni giorno ci espone ad una situazione di pericolo. Con più consapevolezza dopo averlo vissuto direttamente sulla nostra pelle, dovremo fare tutto il possibile per cambiarla.

 

Sveva Tristan