Questo 28 luglio, tutti i giornali borghesi elogiavano il gruppo PSA ed il suo amministratore delegato, Carlos Tavares. I risultati della sua linea politica? Venticinquemila licenziati per il gruppo, posti di lavoro persi e 595 milioni di euro di profitti netti per il primo semestre del 2020!


Perdite di volume e personale a tempo determinato cacciato dopo il lockdown. Il gruppo PSA, il quale si è ampiamente impegnato sulla questione dei costi fissi e variabili per ottenere dei guadagni e aumentare i rendimenti, per prevedere “nel 2019-2020 dei margini operativi attualmente medio attuale superiore al 4,5% per la divisione automobilistica, Opel Vauxhall”, che implica molto chiaramente delle nuove perdite di posti di lavoro ovunque presso i loro stabilimenti. Infatti, è per questa ragione che, nonostante le vendite generali siano calate a meno del 45,7%, il gruppo non registra sostanziali perdite. Questo è anche dovuto al vantaggio, soprattutto grazie al lavoro ad orario ridotto, dato dal fatto che a pagare gli stipendi fosse lo Stato, in questi mesi, e non il gruppo PSA. A giugno, quando è avvenuta la ripresa dei lavori, alla maggior parte dei lavoratori interinali è stata comunicata la fine del contratto, e il loro reindirizzamento ai centri per l’impiego, come nel caso dello stabilimento di Mulhouse (storico centro di produzione in Alsazia, attivo dal ’72. Questo quanto è accaduto il mese scorso. Una politica largamente ignorata dai media dominanti, i quali non si azzardano a menzionare la perdita di migliaia di posti di lavoro.

 

I profitti di PSA devono servire ad assumere e a creare posti di lavoro

Il risultato operativo (RO) del gruppo è di 517 milioni di euro. Certamente, si tratta di un traguardo inferiore rispetto a quello del primo trimestre del 2019, il quale ammontava a 3,3 miliardi. La branca automobilistica ha guadagnato 731 milioni, con un calo del 72,5% rispetto all’anno precedente. Ma questo resta comunque un risultato considerevolmente elevato. Questi esiti non rimettono in discussione il fatto che il gruppo PSA andrà a spendere svariati miliardi per realizzare la fusione prevista con Fiat-Chrysler, e a conservare più di 10 miliardi accumulati nel corso degli anni. Inoltre, i ricavi netti di PSA al primo semestre del 2020, malgrado la crisi, sono stimati intorno ai 595 milioni di euro.

Delle cifre vergognose, a fronte della notizia che il gruppo ha ordinato 25 mila licenziati nei suoi stabilimenti e condannato migliaia di lavoratori interinali alla disoccupazione, non avendo rinnovato i contratti alla loro scadenza. Ancora una volta, le buone notizie sono riservate agli azionisti, ma mai ai salariati.

Sciopero alla PSA-Mulhouse, 1989

Come durante il lockdown, dove la chiusura dell’impianto di Mulhouse era stata contrastata dalla lotta collettiva, oggi si tratta di combattere contro le politiche messe in atto dalla direzione del gruppo PSA. Si tratta di un imperativo per non dover più morire sul posto di lavoro.

È per via di questa stessa logica della lotta di classe che bisognerà imporsi per l’assunzione di tutti i precari, e la creazione di posti di lavoro dalle condizioni umane, per non sacrificare ogni cosa sull’altare del profitto capitalista. Questi sono i compiti con i quali ci dovremo confrontare in vista del il prossimo rientro nel mondo del lavoro. 

 

Vincent Duse, delegato CGT dello stabilimento PSA-Mulhouse

Traduzione da Révolution Permanente