La seconda parte dell’articolo originalmente pubblicato su VICE MOTHERBOARD necessita di un addendum, per poter essere ripubblicata in forma tradotta ed integrale su questo sito. In tutto lo svolgimento del testo, le intenzioni di Gurley sono chiaramente quelle di raccontare in una forma coesa e sensata, in un quadro narrativo coerente, la raffica di rivelazioni che recentemente ha scosso Amazon nel merito del proprio sistema di sicurezza e di sorveglianza, coordinato dal suo Centro di Sicurezza Globale: un corretto lavoro di giornalismo che, naturalmente, include eventuali posizioni di membri importanti di organi di rappresentanza sociale, politica e sindacale di tutto il mondo, i quali si sono espressi nel merito di questi dossier in diverse maniere: dalla rabbia e l’indignazione delle federazioni internazionali dei sindacati, allo stupore innocuo del presidente di Greenpeace USA, fino all’apparente fermezza di politici della sinistra riformista nordamericana ed europea; una fermezza che, però, fa sorridere chiunque abbia avuto a che fare, in una maniera o in un’altra, con i colossi dell’e-commerce negli ultimi vent’anni, oltre che con Amazon stessa. Fanno sorridere i democratici americani che gridano allo scandalo, dopo che il loro partito, in Stati come la California o New York, dove mantiene uno stabile controllo della struttura politica quasi ad ogni livello amministrativo, ha sciorinato supporto per norme anti-lavorative quando Amazon minacciava di spostarsi; fanno sorridere quando erano coloro che permettevano lo stabilizzarsi di culture lavorative improntate sul controllo del luogo di lavoro e la sorveglianza; fanno sorridere, come fanno sorridere i loro colleghi europei, che non solo hanno spinto decenni di liberalizzazione economica in tutti i paesi dell’Unione (basti pensare che la Progressive International, che oggi si adopera a lanciare la campagna “Make Amazon Pay”, include nei suoi ranghi il Partito Democratico!), ma continuano ancora oggi a ignorare bellamente le decine di scioperi che denunciavano le stesse condizioni di cui ora sentiamo in questi report, scioperi che saltano fuori ogni anno (come giustamente viene menzionato nell’articolo), e che ogni anno ci lasciano sbalorditi da quanto poco, effettivamente, possa interessare agli araldi del “progressismo” internazionale. Il problema Amazon non nasce con un sistema di sorveglianza, che anzi è quasi, per chi scrive l’addendum, almeno, un qualcosa che non dovrebbe fare grande scalpore, date le premesse aberranti di un’azienda storicamente pessima nella gestione della propria forza lavoro: il problema Amazon nasce con l’evoluzione delle dinamiche brutali dello sfruttamento capitalista nel XXI secolo, dinamiche che in ogni aspetto della vita sul posto di lavoro pongono al centro una de-umanizzazione totale dell’operaio. Le lacrime di coccodrillo del riformismo mondiale non produrranno esito alcuno, nella prassi, per la risoluzione del disastro mondiale della precarietà e del capitalismo predatorio che vediamo oggi in Amazon come in molte altre aziende: aspettarsi che Jeff Bezos si metta a leggere una lettera firmata da Brando Benifei e che, magicamente, cambi la sua posizione sull’amministrazione del suo impero non è nemmeno ridicolo; è un insulto alla storia della lotta operaia in Europa e nel mondo. Ci compiaciamo della preoccupazione di Amazon per le soggettività combattive che provano a creare problemi all’azienda dell’uomo più ricco del mondo, e speriamo che i report si riempiano di “critical levels of risk”; perché solo così ci potremo aspettare un’inversione di tendenza, un modo nuovo di concepire le nostre vite e il nostro tempo. Questo addenduum, come già scritto, non vada inteso come una polemica nei confronti di una giornalista, la quale non ha fatto nulla di sbagliato, ci mancherebbe. Si tratta, però, di uno sfogo contro le ipocrisie di una classe politica che ancora pretende di fare la voce grossa e di fingere stupore quando un terzo dito indica una luna che già aleggiava nel cielo da tempo; una luna di cui qualcuno è stato complice, in tutto il tempo in cui, minacciosa, sorvegliava il mondo ai suoi piedi. (Luca Gieri)

Da quando Amazon aveva reso pubblici due annunci per posti di lavoro da analisti in grado di tracciare “minacce di organizzazione lavorativa”, i giornalisti hanno ottenuto sempre più documenti che rivelano alcune delle strategie e delle tecnologie sofisticate implementate dall’azienda per sorvegliare la propria forza lavoro e ottenere informazioni sui processi di sindacalizzazione. A Settembre, Motherboard ha ottenuto prove dell’uso di strumenti di monitoraggio sui social media per spiare dozzine di gruppi usati da driver di Amazon negli Stati Uniti e in Europa. Solo lo scorso mese, un report di Recode ha rivelato che Amazon ha investito considerevoli somme di denaro in un nuovo strumento geospaziale atto a seguire i rischi per l’azienda. Su circa quaranta dei data points seguiti da Amazon, almeno la metà sono a tema sindacale o impiegatizio, più generalmente, come nel caso di “Whole Foods Market Activism/Unionization Efforts” (Whole Foods Market è una catena di supermercati americana, ndt.),flussi di denaro diretti verso quote sindacali” “ePresenza di sezioni sindacali locali e gruppi alternativi di lavoratori.” 

A Ottobre, quattro senatori statunitensi, tra cui Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, hanno scritto una lettera in risposta a queste indagini diretta a Jeff Bezos, chiedendo che l’azienda smettesse di “interferire attivamente con il corretto funzionamento dei diritti dei lavoratori attraverso il monitoraggio di coloro che avrebbero voluto rivendicare il proprio diritto di libera associazione.”

“Amazon deve smetterla con le mezze verità in merito ai propri fallimenti nel mettere in sicurezza i propri dipendenti, e finirla con il sabotaggio del diritto legale dei lavoratori a costituirsi in sindacato”, ha detto la Warren nel merito dei nuovi report. “Fino ad allora, non smetterò di lottare per questi lavoratori, per i loro diritti e per la loro sicurezza.”

Il senatore dello stato dell’Oregon, Ron Wyden, e quello dell’Ohio, Sherrod Brown, i quali a loro volta hanno scritto di recente una lettera a Bezos per chiedere ulteriori informazioni sull’interferenza di Amazon con i diritti sindacali dei propri dipendenti, hanno inoltrato una dichiarazione a Motherboard, dove condannavano le operazioni di Amazon e le scoperte rivelate nei nuovi dossier.

Lo spionaggio di Amazon nei confronti dei lavoratori è un fatto particolarmente odioso,” ha affermato Wyden. “Si tratta di una prova schiacciante a favore della necessità di far passare a livello federale una serie di provigioni a tutela dell’organizzazione sindacale e per imporre le proprie responsabilità a chi si comporta in maniera scorretta.

La vastezza del sistema di sorveglianza, i punti bassi toccati da Amazon per nasconderlo dai propri lavoratori, e gli intenti dichiarati di tutta l’operazione sono profondamente spaventosi.” dice invece il senatore Brown.

Il fatto che Amazon abbia deciso di investire così tante risorse in sistemi di prevenzione di attività sindacali, piuttosto che nel miglioramento delle condizioni di lavoro, nella riduzione delle ore e nell’aumento dei salari dei propri dipendenti, dimostra la totale noncuranza dell’azienda nei confronti del benestare dei propri lavoratori,” ha continuato Brown.

Un secondo tipo di documento redatto dagli analisti, chiamato “Monthly Business Review”, è diviso in sezioni a loro volta suddivise per regione, e indica “punti alti” e “punti bassi” per ogni mese, e come Amazon si è occupata delle varie “minacce” regionali trovate dal team di intelligence. Amazon descrive il lavoro degli operatori Pinkerton proprio in questi report.

Nello stesso file che citava la Pinkerton, un analista spiegava di come l’allora segretario del Partito Laburista inglese, Jeremy Corbyn, avesse in mente di far visita a uno stabilimento Amazon di Sheffield, nello Yorkshire, dalla denominazione DXS1, nel tardo Novembre del 2019. Poco dopo il report, Amazon avrebbe mandato un team del proprio dipartimento di Controllo delle Perdite a monitorare il sito. In un discorso, Corbyn aveva promesso a molti dipendenti fuori dallo stabilimento che avrebbe “contrastato la cultura del furto del salario”, in ogni multinazionale presente sul suolo britannico.

“Non è stato consentito accesso non-autorizzato a nessuno durante questa visita, e un membro del pubblico è stato fermato nel tentativo di entrare nello stabilimento dalla sicurezza,” si legge nel dossier, a riguardo della visita di Corbyn.

Lo steso documento riporta che, nel 2019, buoni cliente per un valore complessivo di $37.900 erano stati usati da lavoratori dei magazzini nel Regno Unito, e che sei degli impiegati incriminati erano stati identificati e licenziati (barre, hah. Ndt.). In Polonia, l’azienda ha licenziato due dipendenti accusati di avere “scritto minacce su pacchi da inventario e in luoghi di raccolta” che sembravano “implicare che l’autore avrebbe compiuto un tentativo malizioso di incendiare lo stabilimento.”

Ad ogni regione viene anche associato un prospetto del valore monetario complessivo della perdita d’inventario, della quantità totale di inventario recuperato in dollari, del numero di arresti o “persone d’interesse” licenziate e investigate, e del numero totale di veicoli rubati. Ad Ottobre del 2019, ad esempio, si parlerebbe di una perdita di $173.339.80 in inventario nel Regno Unito, con un recupero di $131592.05. Nell’arco di un mese, sono stati arrestati quattro dipendenti e licenziati 35 “di interesse”, con 31 veicoli da consegna rubati.

I dipendenti del team investigativo ricevono anche email settimanali sullo stato dell’organizzazione sindacale nelle varie regioni.

Un’email di quelle ottenute da Motherboard include una descrizione di un fatto di un’ora avvenuto il dieci di Marzo del 2020. “Due membri della CGT [il sindacato francese]”, i quali erano anch’essi dipendenti Amazon, “stavano distribuendo volantini davanti ai tornelli d’ingresso dello stabilimento di Amiens, in Francia.” L’email includeva l’orario preciso dell’azione e di quando era stata riportata all’ufficio centrale regionale della multinazionale, oltre che il nome del manager che aveva riportato l’attività. “La distribuzione di volantini è poi finita e gli attivisti hanno lasciato le premesse senza causare danni allo svolgimento dei lavori.”

Un’altra email descriveva lo svolgimento di uno sciopero a Lipsia, in Germania, il 28 Febbraio 2020. Secondo quanto viene descritto, 339 dipendenti erano in sciopero, e di questi “nessuno era in posizioni guida nello stabilimento”, con una partecipazione al “46.37% del previsto.”

Un altro insieme di report, noto come “peak-risk assessments,” parla di minacce ad Amazon tra il Black Friday e la fine dell’anno. Ormai, è di rito lo sciopero transnazionale dei lavoratori europei tra il Black Friday e Natale, quando i lavoratori, tra l’altro, riportano il numero maggiore di infortuni e i turni diventano particolarmente massacranti.

I documenti che dettagliano “l’alta stagione” ottenuti da Motherboard elencano tutti i potenziali eventi che potrebbero danneggiare le operazioni di Amazon. Durante questo periodo, l’azienda crea una lista di giorni ed ore in cui, per ogni paese, sono state programmate manifestazioni dove ci sono stabilimenti di smistamento; questi dati sembrano essere raccolti tramite gli eventi sui social media.

La fonte a conoscenza delle pratiche di sorveglianza del team COSG afferma che nel 2019 gli analisti erano stati inviati in Francia per seguire il movimento dei Gillet Gialli per cercare di ottenere informazioni su dove avrebbero svolto le proprie azioni di protesta.

Un report sull’alta stagione 2019 menzionava come Amazon credesse ci fossero legami tra lavoratori degli stabilimenti e Gillet Gialli parigini, e che “le proteste a Parigi sono organizzate sia da lavoratori sindacalizzati sia da Gillet Gialli il sette di Dicembre. Ci si aspetta una marcia organizzata dai Gillet Gialli a partire da Bercy alle 11:30 e diretta verso Versailles, passando per Austerlitz, Denfert, Place de la Catalogne e porte de Vanves. Non si sa ancora se i sindacati parteciperanno alla stessa marcia, ma è auspicabile che alcuni si aggiungano quando il corteo passerà per Montparnasse.”

Un documento sul livello di rischio d’alta stagione in Italia, che poneva il potenziale pericolo sotto la categoria “moderato”, racconta in maniera dettagliata l’attività sindacale tra i lavoratori degli stabilimenti e tra i drivers, segnalando specifiche lamentele rivolte dai dipendenti durante le contrattazioni sindacali, come i turni domenicali e l’eccessivo carico di lavoro, così come descrive il numero di facchini ad unirsi di recente a sindacati e a partecipare a incontri sindacali.

Si riporta che ad Ottobre, allo stabilimento DLO1, 10 driver su 51 sono diventati membri della CGIL ed è stata organizzata un’assemblea di 14 lavoratori,” dice il report.

Potenziali iniziative agli stabilimenti Amazon da parte di sindacati tradizionali potrebbero costituire un buon momento per il SiCobas di ottenere visibilità attraverso la partecipazione di suoi delegati,” continua, facendo riferimento a un sindacato italiano che si è impegnato a organizzare scioperi durante il Black Friday. “Il gruppo è conosciuto per attività tendenzialmente più sovversive del solito, anche se nella storia recente di blocchi del lavoro le forze dell’ordine si sono sempre dimostrate tempestive nel proprio intervento.”

Un’altro report ancora descrive dettagliatamente il lavoro di gruppi ambientalisti in Germania durante tutto il corso del 2019.

Greenpeace Germania ha postato un altro video che includeva Amazon sui suoi social media il cinque di Dicembre, in uno stile simile a quelle delle sue precendenti campagne. Il video mostra una donna che chiede ad “Alexa” quali siano i migliori sconti natalizi, con Alexa che risponde che tutti dovrebbero produrre i propri regali e spendere più tempo con la famiglia per tutelare l’ambiente e non diventare prede del consumismo,” si legge in un file del Dicembre 2019.

Ad oggi, il video ha ottenuto 100 like e 28 condivisione. Non c’è alcuna chiamata ad atti di azione diretta o azioni di protesta, ma non è da escludere il rischio di un potenziale boicottaggio. Si tiene a far presente come spesso l’attività intensificata sui social media di Greenpeace nei confronti di un’azienda abbia portato occasionalmente azione diretta contro l’azienda stessa – e questo è il terzo post su Amazon nelle scorse due settimane.”

L’organizzazione ambientalista attiva a livello globale ha criticato Amazon per i propri contratti multimilionari con aziende dell’industria petrolifera e del gas naturale, e ha attaccato il “patto per il clima” stipulato da Bezos con l’intento di ridurre la propria impronta ecologica a zero entro il 2040, per il fatto che, volutamente, ignorasse l’impronta registrata nel processo di trasporto delle merci e in generale in tutta la catena distributiva. Nel 2019, gli attivisti di Greenpeace hanno protestato sul tetto di uno stabilimento tedesco dell’azienda.

Rolf Skar, direttore delle campagne di Greenpeace USA, ha detto, in risposta alla notizia del monitoraggio di Amazon, che l’azienda sbaglia a vedere l’organizzazione come una minaccia.

Non siamo violenti. Non distruggiamo proprietà; il loro problema è una mancanza di leadership sulla questione ambientale. Non sono sorpreso, ma deluso, perché continuano a mettere energie nei posti sbagliati. Abbiamo fatto molto per fare assumere a giganti dell’industria tecnologica le responsabilità delle proprie emissioni crescenti. Abbiamo fatto molti progressi, ma Amazon fa eccezione. Si rifiuta di cessare l’attività di software usati per aiutare compagnie di estrazione di comubustibili fossili in tutto il mondo, e a livello umorale la cosa è sentita anche all’interno dell’azienda stessa.”

A Settembre dello scorso anno, mille dipendenti sono usciti in segno di protesta per far luce sulle mancanze di Amazon in tema ambientale e sui suoi contratti con società inquinatrici.

Si parlava anche di una manifestazione tenutasi a Vienna il 6 Dicembre 2019 in solidarietà a quelle che contemporaneamente stavano accadendo in Iran contro l’aumento del prezzo del petrolio. Il documento indicava il percorso della manifestazione ottenuto su Maps. “I tassi di partecipazione ancora non sono certi,” continua, “tuttavia, non è stato ancora segnalato alcun disguido con le operazioni dei magazzini.”

In risposta alle accuse di monitoraggio di movimenti sociali e ambientalisti, Levandowsi ha detto “come la maggior parte delle aziende, abbiamo team di analisti che ci aiutano a prepararci per eventi esterni come il maltempo, blackout, o grandi raduni comunitari come i concerti, o manifestazioni che potrebbero interrompere il traffico o mettere a rischio la sicurezza dei nostri edifici o delle persone che ci lavorano dentro.”

Stefan Clauwaert, consulente legale e specialista in questioni legate ai diritti umani, della European Trade Union Confederation, ha detto a Motherboard che le attività di intelligence di Amazon potrebbero potenzialmente violare le leggi UE sulla raccolta dati e le convenzioni e gli standard lavorativi demarcati dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite, e il Council of Europe’s European Social Charter, che garantiscono a tutti i lavoratori il diritto alla sindacalizzazione e alla contrattazione collettiva. La legge UE del 2018 sulla privacy informatica, conosciuta come General Data Protection Regulation, o GDPR, impone alle aziende di rendere pubblica la raccolta e l’uso di dati personali, e di argomentare le motivazioni di tale raccolta.

Nell’Unione Europea abbiamo provigioni che tutelano lavoratori e sindacati,ha detto Clauwaret. “Riesco a intravedere molti percorsi legali possibili da intraprendere contro Amazon, per queste attività, molte di più di quelle che esistono negli Stati Uniti. Ma quello che dobbiamo fare adesso è farci sentire dove conta sugli abusi e le violazioni perpetrate da Amazon.”

Oltre a Chaibi, cinque membri del Parlamento Europeo, ovvero Emmanuel Maurel, Younous Omarjee, Manon Aubry e Marie Toussaint dalla Francia e Brando Benifei dall’Italia, hanno firmato la lettera che criticava Bezos e la sorveglianza effettuata da Amazon, svelata dall’investigazione di Motherboard.

L’uso sistemico di Amazon di mezzi di sorveglianza militari contro sindacalisti e attivisti fa molto preoccupare,” ha detto Aubry, che è una membra veterana di La France Insoumise. “Amazon e Jeff Bezos si comportano come se fossero al di sopra della legge per via della quantità impressionante di ricchezze che hanno accumulato. Deve finire, questa situazione.”

Già sapevamo che il mondo dentro all’impero di Bezos fosse uno di sofferenza sociale e distruzione ambientale, ha detto la Touissant. “Ora, diventa sempre più chiaro che si tratta anche di un mondo privo di democrazia.”

Hoffman, presidente della UNI Global Union, che rappresenta più di venti milioni di lavoratori in tutto il mondo, dice che l’uso di tattiche sindacali comuni negli Stati Uniti in Europa e nel resto del mondo sta creando una crisi globale dirittumanista.

La maggior parte delle aziende americane che provano ad avere successo in Europa si adattano al fatto che qui ci sono sindacati forti. Coloro che non l’hanno fatto, come Walmart o Toys ‘R Us, se ne sono andate; ma Amazon fa eccezione,” ha detto. “Le aziende non si comportano così, in Europa. Ignorando la legge, spiando i lavoratori e usando ogni tattica comune del grande elenco di strategie antisindacali della storia americana, come se poi non avessero già abbastanza potere e denaro. Devono sapere che non la possono far franca in Europa.”

Lauren Kaori Gurley per VICE MOTHERBOARD