Traduciamo questo articolo, a cura di Stefan Schneider, apparso originariamente il 20/09/2026 su Klasse Gegen Klasse, giornale della rete Red Internacional di cui fa parte anche La Voce delle Lotte.
Per la prima volta la Linke vince le elezioni per il parlamento del Land di Berlino: ecco perché la base dovrebbe votare contro i negoziati di coalizione con socialdemocratici e Verdi.
La Linke ha vinto le elezioni per il parlamento locale di Berlino: secondo le prime proiezioni (dati Rundfunk Berlin-Brandenburg delle 18:28), il partito ha ottenuto il 24,8%, ben di più del 20% della CDU. L’AfD si piazza terza con il 15,7%, seguita da Verdi e SPD con rispettivamente il 15% e il 12%. I liberaldemocratici (FDP) restano di nuovo fuori dal parlamento cittadino, mentre l’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) deve ancora aspettare per sapere se supererà la soglia di sbarramento del 5%.
Dopo le elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, dove l’AfD ha sfiorato la maggioranza assoluta con il 43,8%, il risultato di Berlino esprime l’altra faccia della polarizzazione politica in questo paese. Molte persone hanno visto nel voto alla Linke un voto contro la destra tanto dell’AfD, quanto della CDU, che aveva finora espresso il sindaco. Per questo la vittoria è stata molto più netta di quanto prevedessero i sondaggi, e anche SPD e Verdi alla fine hanno cercato di approfittare di questo stesso clima ̶ con meno successo, come era prevedibile.
Tutto ciò non può però far dimenticare il fatto che l’AfD ha ottenuto il suo risultato di gran lunga migliore di sempre al parlamento cittadino: al momento della stesura di questo articolo non sono ancora disponibili i risultati per ciascun quartiere, ma numerosi elementi stanno a indicare che in alcune periferie l’AfD abbia ottenuto risultati ben oltre il 20%. La svolta a destra non risparmia dunque nemmeno Berlino, e la domanda su come fermare l’ascesa dell’AfD diventa sempre più urgente anche nella capitale, tanto più che il voto tenutosi contemporaneamente nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore conferma la tendenza della Sassonia-Anhalt, con un risultato record per l’AfD del 37,1% (proiezione delle 18:28).
A Berlino però la Linke non ha dato battaglia solo all’AfD: con la campagna per una “metropoli rossa” (un richiamo alla vittoria del sindaco di New York Zohran Mamdani alla fine dello scorso anno) ha promesso di battersi per affitti più bassi e per l’esproprio dei colossi immobiliari, per un trasporto pubblico più economico e per le mense di quartiere. Di fronte ai piani di tagli sempre più duri del governo federale, pensati per finanziare uno storico riarmo, questa proposta alternativa ha convinto molte persone.
Eppure la stessa Linke ammette che, date le circostanze, i tagli al bilancio saranno difficilmente evitabili; un parlamento guidato dalla Linke rischia quindi di ripetere l’esperienza della coalizione con la SPD degli anni Duemila, che effettuò tagli “lacrime e sangue”, portando avanti privatizzazioni, esternalizzazioni e riduzioni salariali massicce. O quella della maggioranza con SPD e Verdi nel 2021, che tradì l’esito del referendum popolare sull’esproprio dei colossi immobiliari berlinesi come Deutsche Wohnen. Perché una nuova coalizione “rosso-rosso-verde” dovrebbe agire diversamente oggi, tanto più che la SPD e i Verdi spingono attivamente per il riarmo federale? La Linke non può prima sostenere lo sciopero studentesco contro la leva obbligatoria e poi, da partito di governo, farsi carico delle conseguenze finanziarie del riarmo. Lo dimostra anche l’esempio dei governi dei Länder di Brema e del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, i cui ministri e ministre in quota Linke nel 2025, in nome di “maggiori investimenti”, hanno votato per i crediti al riarmo federale nel Bundesrat (Camera alta delle autonomie locali, N.d.R.).
Lo stesso vale per la lotta contro l’AfD e basta guardare al Land della Turingia, dove la Linke ha espresso il presidente fino a due anni fa: il governo rosso-rosso-verde non solo non è riuscito a frenare l’ascesa dell’AfD, ma con la sua politica le ha pressoché spianato la strada. Oggi in Turingia l’AfD raggiunge nei sondaggi valori simili a quelli della Sassonia-Anhalt, e anche nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove la Linke governa insieme alla SPD, secondo le proiezioni attuali (dati Tagesschau delle 18:28 del 20/09) l’AfD ottiene un record del 37,1%, mentre la Linke si ferma al 7,4%.
Il problema è proprio lasciare all’AfD l’opposizione alla politica del governo. E la soluzione non è un “fronte democratico” che faccia a meno della CDU, come accadrebbe con una coalizione rosso-rosso-verde a Berlino, perché la SPD e i Verdi sono partiti a favore del riarmo, delle espulsioni dei migranti e dei tagli. Come ministro delle Finanze il socialdemocratico Lars Klingbeil è responsabile del più grande riarmo nella storia della Repubblica Federale Tedesca, mentre il suo compagno di partito Boris Pistorius poco alla volta sta reintroducendo la leva obbligatoria. La SPD condivide con il cancelliere cristianodemocratico Friedrich Merz l’obiettivo di trasformare con ogni mezzo la Bundeswehr nel “più grande esercito convenzionale d’Europa”. È con questo partito, il cui capolista berlinese Steffen Krach ̶ sospettato di corruzione ̶ ha respinto ogni richiesta di socializzazione degli alloggi, si dovrebbe formare una coalizione di governo?
Dobbiamo quindi dire ai tanti elettori ed elettrici della Linke che non sarà possibile tirare un sospiro di sollievo nel caso di un governo rosso-rosso-verde. Se la Linke calpesta le proprie promesse elettorali, facendosi invece carico di privatizzazioni, espulsioni di migranti, tagli, repressione poliziesca e molto altro, non soltanto rafforza l’AfD, ma paralizza anche chi vuole lottare e organizzarsi contro queste politiche. Il ruolo di un partito di sinistra deve essere all’opposizione, perché solo lì può battersi per l’esproprio delle grandi imprese ̶ l’attuazione del referendum sui colossi immobiliari, ad esempio ̶ , chiamare mobilitazioni e scioperi politici, e denunciare la barbarie capitalista.
Quanto alla CDU, il voto berlinese non è riuscito a far superare la profonda crisi dell’Unione Cristiano-Democratica: il partito del capolista Stefan Evers non ha subito una sconfitta memorabile, ma non è riuscito nemmeno a rivitalizzarsi. Insieme al risultato disastroso nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove al momento non è nemmeno chiaro se la CDU supererà la soglia del 5%, Merz risulta ancora più indebolito. Le dimissioni non sono più da escludere, e già dalla pesante sconfitta in Sassonia-Anhalt le voci su un passo indietro del cancelliere non si sono più fermate. Gli otto presidenti dei Länder governati della CDU si sono sentiti costretti a schierarsi con Merz in una dichiarazione comune la settimana scorsa, ma che questo basti a salvarne il cancellierato è tutt’altro che detto. In ogni caso ci si può aspettare che persista l’instabilità del governo Merz-Klingbeil, e che una fine anticipata della coalizione o un cambio di cancelliere diventino sempre più probabili.
Nel complesso la tornata elettorale berlinese ha sottolineato ancora una volta la crisi dei cosiddetti partiti popolari: le perdite di CDU e SPD indicano maggioranze più mobili e un’instabilità politica molto maggiore, per cui i negoziati di coalizione non saranno semplici. Dopo la vittoria della Linke una coalizione rosso-rosso-verde al Municipio Rosso (Rotes Rathaus, sede dell’esecutivo del Land berlinese, N.d.R.) è l’opzione più probabile, ma allo stato attuale anche una coalizione CDU-SPD-Verdi avrebbe una maggioranza, sia pure risicata. Per questo SPD e Verdi hanno una leva negoziale assai maggiore di quanto piacerebbe ai vertici della Linke.
La pressione ad accettare qualsiasi risultato delle trattative, per evitare che alla fine venga eletto sindaco Evers, sarà quindi enorme. Per questo la dirigenza della Linke ha ridimensionato la condizioni per partecipare al governo già prima del voto: nella presentazione del piano in cinque punti della capolista Elif Eralp, ad esempio, l’esproprio di Deutsche Wohnen e degli altri colossi immobiliari, fino a poco prima definito una “linea rossa”, non compariva più; ancora più eloquenti sono stati gli attacchi di Eralp alla federazione “ribelle” del quartiere di Neukölln e alle sue posizioni di solidarietà con la Palestina ̶ per un posto al governo la Linke continua a sottomettersi alla ragion di Stato [Staatsräson] sionista. Per questo già prima del voto le voci critiche andavano smussate, affinché non ostacolassero la formazione del governo.
No al governo rosso-rosso-verde, per un’opposizione combattiva nelle piazze!
È proprio a queste voci critiche che ora spetta un ruolo speciale: reti come La Sinistra nella Sinistra [Linke in der Linken, cui partecipa la Revolutionäre Internationalistische Organisation, organo gemello della FIR] o la Gioventù di Sinistra – socialista, di sinistra, democratica [Linksjugend [’solid]] di Berlino hanno redatto dichiarazioni contro una possibile partecipazione al governo; venerdì il gruppo di [’solid] a Neukölln ha organizzato un’iniziativa molto partecipata contro questa opzione, e varie altre organizzazioni di base della Linke, come la BO Sonne, hanno una visione critica. Anche candidati e candidate, come Vedi Emde, si sono espressi, dicendo di preferire “stare per davvero all’opposizione piuttosto che male nel governo”.
Ora è il momento della verità. Chi è contrario all’ingresso della Linke nel governo deve battersi perché in tutti i gruppi e le organizzazioni di base si discuta a fondo e si voti sui negoziati di coalizione. Serve una campagna energica perché il maggior numero possibile di iscritti e iscritte voti contro l’accordo in un eventuale referendum interno. Tutti i candidati e le candidate elette con una “campagna ribelle” devono dichiarare pubblicamente che voteranno contro il governo rosso-rosso-verde.
Chi ha votato la Linke perché i grandi colossi immobiliari vengano espropriati, perché i tagli finiscano e ci siano più soldi per il sociale non deve farsi ingannare: che il Municipio Rosso sia guidato dalla Linke o dalla CDU, il governo non realizzerà nessuna delle nostre rivendicazioni, se non ci sarà nelle piazze un movimento di massa che le imponga. Per questo sarà necessario scendere in piazza dal primo giorno dopo il voto: il 21 settembre con l’iniziativa Gegenwehr jetzt (Resistenza subito) per la “giornata d’azione” nazionale del sindacato IG Metall, il 25 settembre per lo sciopero studentesco contro la leva obbligatoria e il 26 settembre per le manifestazioni contro i tagli del governo.
Nonostante la vittoria della Linke non è il momento di sedersi sugli allori. È il momento di incalzare e far cadere il governo Merz-Klingbeil con tutti i suoi progetti reazionari. E per farlo dobbiamo auto-organizzarci nei nostri luoghi di lavoro, nelle nostre scuole e nelle nostre università università, senza riporre false speranze nel municipio di Berlino!
Stefan Schneider
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