Dichiarazione della Frazione Internazionalista Rivoluzionaria sui cortei del 25 aprile.

Nel settantaduesimo anniversario della Festa della Liberazione, abbiamo partecipato ai cortei cittadini di Modena e Roma, particolarmente significativi sul piano politico. A Modena, perché le istituzioni locali hanno cercato di azzerare qualsiasi manifestazione di piazza usando come scusa la visita del presidente Mattarella a Carpi e al campo di concentramento di Fossoli: centinaia di lavoratori, studenti, compagni della sinistra di classe e dei movimenti popolari hanno marciato, dando un ottimo esempio di riappropriazione di una tradizione di lotta e di classe, quella della grande maggioranza dei combattenti partigiani, provenienti dalle fila contadine, operaie, studentesche e votati alla liberazione non solo dal fascismo, ma dalla società che lo aveva generato: il capitalismo.

A Roma, ha suscitato un vespaio la polemica tra ANPI e Brigata Ebraica (l’associazione che ricorda l’operato dei soldati ebrei, residenti in Palestina, che combatterono sotto gli inglesi nella campagna d’Italia) dove quest’ultima ha organizzato una manifestazione separata per non dover sfilare insieme ai palestinesi che rivendicano la liberazione dal giogo coloniale israeliano che li opprime da quasi sessant’anni. Ma è proprio a partire dall’attualità della lotta contro oppressione e sfruttamento, contro la mancanza di giustizia e libertà che caratterizzano anche la società di oggi, che ha senso ricordare la Liberazione e la lotta dei partigiani nel ‘43-’45.

Oggi in America la destra razzista è salita al potere con Trump, che minaccia di far sprofondare tutta l’umanità nella barbarie della guerra nucleare. In Cecenia, federazione russa, sono stati istituiti campi di concentramento per omosessuali. In Ungheria il partito Jobbik vara provvedimenti contro i rom e istituisce ronde paramilitari di supporto alle forze di polizia al confine contro i clandestini. In Inghilterra gli sviluppi post-referendum Brexit confermano l’ondata reazionaria e nazionalista. In Francia il Front National rafforza la sua influenza fomentando l’odio contro gli islamici, diventando secondo partito del paese. In Italia la Lega di Salvini e il M5S sputano odio contro gli immigrati al fine di raccogliere voti. Si moltiplicano sempre più le aggressioni contro immigrati, rom, donne, omosessuali e militanti di sinistra. Il Governo vara nuove leggi per espellere gli immigrati, come se non bastassero le umiliazioni e le vessazioni a cui sono costretti tra CIE e violenze sul posto di lavoro.

Per questo reputiamo necessario sviluppare l’antifascismo non come vaga “cultura democratica”, ma come mezzo di ri-organizzazione e lotta su due fronti: 1) costruire un legame sempre più solido tra gli operai immigrati e i lavoratori italiani; 2) porre in tutti i luoghi di rappresentanza e autorganizzazione il problema dell’autodifesa di picchetti, cortei, scioperi, manifestazioni e occupazioni nella prospettiva del fronte unico operaio.