Sabato 13 giugno diversi gruppi di estrema destra, tra cui CasaPound e gruppetti neonazisti del nord Italia, a rimorchio della retorica vannacciana sulla remigrazione hanno sfilato a Roma nel ricco quartiere di Prati, tra saluti romani e cori fascisti e contro gli immigrati. Sempre a Roma lo stesso giorno il partito fondato da Vannacci ha organizzato un’assemblea costituente che ha portato centinaia di sostenitori all’auditorium della conciliazione. Per il 19 giugno  è prevista inoltre una manifestazione dello stesso partito del generale a Firenze, nel quartiere popolare di Gavinana. Per rispondere a questa serie ravvicinata di provocazioni dell’ultradestra sabato 13 giugno spazi sociali, associazioni e organizzazioni politiche e sindacali a Roma si sono mobilitate dando vita a un partecipato corteo di migliaia di giovani, lavoratori e lavoratrici che hanno attraversato la città dal Colosseo a Piazza Vittorio, a poca distanza dallo stabile occupato da CasaPound Italia. Questa settimana, toccherà a Firenze dare una nuova risposta di piazza e indipendente dal centro-sinistra al vecchio che avanza Vannacci. Orario e concentramento della contro-manifestazione organizzata dalle realtà di sinistra e popolari del quartiere e della città:  h18.30, via Uguccione della Faggiola.


 

Vannacci è il vecchio che avanza

La progressiva perdita di credibilità della destra di governo sta evidentemente aprendo spazi a posizioni ancor più reazionarie e aggressive, in particolare nel nuovo partito di Vannacci che viene dato ormai a oltre il 5% dalla maggior parte dei sondaggi e continua a insidiare parlamentari di Fratelli d’Italia e dell’ex partito del generale: la Lega.

In un contesto particolarmente delicato di crisi economica e sociale lo spazio occupato da queste formazioni iper-reazionarie è quello di chi si pone in difesa dello status quo nel tentativo di indirizzare la paura e la rabbia di una società sempre più povera e preoccupata per il proprio futuro contro gli elementi più marginalizzati e oppressi quindi immigrati, minoranze religiose, di genere e verso l’avanguardia delle lotte operaie e studentesche impegnate nel rispondere alla stessa crisi con l’organizzazione, al solidarietà e la lotta invece che fomentando la guerra tra poveri.

Venerdì 19 giugno il partito di Vannacci sfilerà con il suo leader nelle strade di Firenze nel quartiere Gavinana, storicamente operaio e popolare, con l’intento esplicito di raggiungere lo storico centro sociale CPA Firenze sud con l’intento di chiederne lo sgombero. A brevissima distanza dalle provocazioni di Roma bisogna confermare, come successo nella capitale, che non c’è spazio per il “vecchio che avanza”, le posizioni razziste e parafasciste di tutto questo arco politico devono essere affrontate dando una risposta ferma e decisa ovunque essa si appresti a presentarsi come soluzione alla crisi creata dagli stessi partiti che molti di questi esponenti hanno foraggiato o direttamente portato nelle aule parlamentari (come per Vannacci con la Lega).

Cos’è la remigrazione?

Con remigrazione si intende genericamente il ritorno volontario al paese di origine di uomini e donne che hanno intrapreso un percorso migratorio, ma il modo in cui viene utilizzato questo termine dell’ultradestra italiana si centra sull’espulsione di immigrati a prescindere dal loro status giuridico, che siano richiedenti asilo, “irregolari” o addirittura cittadini “non integrabili”, qualsiasi cosa questo voglia significare. A prescindere comunque dalle modalità con cui questa proposta viene esposta rimane evidente, quantomeno a chi la guarda in buonafede, il suo intento reale: colpire gli ultimi (e chi lotta con loro) utilizzando la frustrazione dei penultimi. Un ragionamento che non rappresenta nulla se non i deliri razzisti e spesso complottisti di chi crede che le migrazioni sporchino la purezza di inesistenti “razze” nazionali e la stabilità della “patria”.

Non solo la remigrazione è quindi una bestialità che strizza l’occhio in maniera evidente al piú becero razzismo e alla guerra tra poveri ma è anche funzionalmente impossibile in un paese dove quasi cinque milioni e mezzo della popolazione è straniera come sono stranieri anche grossomodo il 10% dei lavoratori e lavoratrici spesso iper-sfruttati nelle campagne, nei magazzini e nelle fabbriche di aziende in mano a sfruttatori bianchissimi e ricchissimi.

In definitiva questa sparata propagandistica non solo è aberrante in sé stessa ma anche impossibile da mettere in pratica (almeno per come se la immaginano i razzisti nostrani): finisce per essere utilizzata per costruire un consenso maggiore attorno a forze di destra ancora più reazionarie di quelle che hanno preso il potere finora, che provano a togliere terreno ai loro ex soci in difficoltà al governo facendo leva sul fatto che possono vendersi come più “puri” nelle loro posizioni e meno compromessi con le poltrone. Ma se queste posizioni sono semplicemente fuori dal mondo del possibile cosa si punta a fare quindi soffiando su questo fuoco? Semplicemente a rendere i lavoratori e lavoratrici razzializzati ancor più sfruttati di quanto non siano già, a spezzare la solidarietà all’interno dei posti di lavoro e dei quartieri e rendere tutti e tutte noi più deboli di fronte a uno stato che marcia a passi lenti ma decisi verso il riarmo e la guerra e che non può permettersi una classe subordinata compatta e combattiva.

Sarà necessario, fin da ora, contrapporsi a questo marasma razzista che prova a coagularsi attorno all’odio verso gli immigrati (ma non solo, come detto). Non si può lasciare campo libero a idee tristemente note in Europa dal secolo scorso -rivendute come grandi innovazioni- in attesa delle prossime elezioni. Ci si deve opporre ora, scendere in piazza, organizzarsi e costruire solidarietà.

 

Rispedire al mittente ogni provocazione reazionaria, a partire dall’idea della remigrazione utile solo ai padroni contro tutto il resto della società, significa lottare per i diritti civili ma anche sociali di tutti e tutte. Questa è l’ennesima lotta che necessita di vedere studenti e lavoratori uniti e in prima fila con le proprie organizzazioni in un fronte unico ampio e combattivo. La piazza di Roma dimostra che è possibile respingere questa barbarie, ora è il turno di Firenze di opporvisi.

 

Massimo Civitani