Le pallottole che hanno ucciso Marielle Franco, consigliera di Rio de Janeiro e attivista per i diritti umani, facevano parte di un lotto di munizioni vendute alla Polizia Federale di Brasilia nel 2006. Questo stando a quanto affermato dalla perizia della División de Homicidios [sezione omicidi] e riportato dal canale televisivo RJTV.

Stando alle indagini condotte dai periti, sarebbe emerso che la Polizia Federale di Brasilia comprò queste munizioni dall’azienda brasiliana CBC il 29 dicembre 2006, con le fatture numero 220-821 e 220-822.

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Secondo il portale OGlobo, i proiettili che hanno ucciso Marielle appartengono allo stesso lotto di quelli che nell’agosto 2015 vennero utilizzati per compiere la più grande mattanza di San Paolo, nella quale morirono 23 persone.

Il procuratore José María Panoeiro, coordinatore criminalista del Ministero Pubblico Federale di Rio de Janeiro, aveva già affermato precedentemente che elementi dell’indagine sopra la morte di Marielle Franco fanno pensare a un crimine commesso da poliziotti o “agenti di milizie”, visto che le milizie possono essere formate da poliziotti militari, civili, vigili del fuoco o membri delle forze armate.

Decine di migliaia in piazza subito dopo la morte di Marielle

Secondo il procuratore, le modalità in cui si è svolto l’omicidio e il fatto che quattro dei cinque colpi abbiano colpito esattamente la testa della consigliera, rendono improbabile che il crimine sia stato commesso da narcotrafficanti o criminali comuni, anche se non si possono scartare le altre opzioni.

Alcuni giorni prima di morire, Marielle Franco ha denunciato gli eccessi della polizia nelle favelas e si è pronunciata apertamente contro l’intervento securitario dell’esercito a Rio de Janeiro, dal cui inizio è ormai passato un mese.

La morte di Marielle ha sconvolto il paese e centinaia di migliaia di persone sono scese nelle strade delle principali città brasiliane perché venga fatta giustizia su questo caso e affinché si ponga fine all’intervento militare a Rio, messo in atto dal governo golpista di Michel Temer.

Giovedì scorso il Governo ha insistito affinché l’esercito rimanga a Rio, mentre organizzazioni internazionali come l’ONU esigono un’indagine “completa, trasparente e indipendente” sopra le circostanze della morte di Marielle Franco.

Non si può avere fiducia che la giustizia vada fino in fondo al caso, soprattutto se si pensa alle motivazioni politiche e al coinvolgimento della polizia nel fatto. La forza sta tutta nelle strade, come nelle molteplici mobilizzazioni che hanno percorso le strade delle principali città brasiliane giovedì scorso. Il grido della memoria di Marielle va amplificato e fatto sentire in tutto il Brasile e nel mondo, invece di silenziarlo, come invece vorrebbero i suoi assassini.