Auchan Holding S.A., ramo italiano dell’azienda multinazionale francese Auchan S.p.A., sta mettendo in atto quello che è il suo piano imprenditoriale in Italia: a sud di Roma, l’azienda manterrà il controllo immobiliare, vendendo gli ipermercati e licenziando i relativi lavoratori; da Roma in su’, invece, l’intenzione è quella di mantenere alcuni punti vendita sotto gestione diretta e ti trasformare la restante parte maggioritaria in franchising.

Un piano aziendale brutale, che non tiene affatto in considerazione le vite dei lavoratori.

L’azienda può portare avanti questa politica anche grazie ad una subdola movimentazione dei bilanci. Infatti, il piano che fino ad oggi ha applicato prevede la costruzione o l’acquisto di strutture da parte di una azienda marchio Auchan ed il collocamento in queste strutture un ipermercato, controllato a sua volta da un’altra azienda a marchio Auchan, in affitto rispetto alla struttura.
In soldoni, un piano per far fuoriuscire continuamente capitali dai bilanci degli ipermercati, giustificandoli come affitti alle aziende –sempre Auchan!- che gestiscono strutture e gallerie commerciali.

Con questo piano aziendale, l’azienda francese può gestire i bilanci interni, movimentando capitali a suo piacimento, assecondando, in questo o quel caso, i vari piani ed obbiettivi economici, sfruttando al meglio sia i lavoratori che i profitti.

Non solo una azienda a trazione francese ma un impero internazionale!

Studiando le tantissime società che Auchan S.p.A. crea in vari stati del mondo, la prima cosa che si può notare è che tutto l’impero –non facente parte della sola distribuzione alimentare, ma allargato a tutta la distribuzione delle merci, come testimonia l’85% di titoli azionari delle aziende Leroy Merlin, e che si sta sempre più spostando anche sulla gestione delle comunicazioni con il marchio M-Auchan- è controllato a sua volta da una singola famiglia di capitalisti: la famiglia Mulliez.

Originari della Francia del Nord, questa famiglia ha adottato la stessa compartimentazione degli Agnelli-Elkann (Exor) nella gestione del proprio impero: tra padre, figli e nipoti, la gestione di grandi capitali è decentralizzata ma allo stesso tempo familiarmente centralizzata.

[KGVID]https://www.lavocedellelotte.it/TheVoiceOfFights/wp-content/uploads/2018/04/29629117_2070423913243407_2940254273478328320_n.mp4[/KGVID]

 

Oggi come allora, una decina di persone sulle spalle di milioni di lavoratori!

Un gruppo che fattura mediamente 42,5 miliardi di euro ogni anno, decide, a dicembre del 2017, di chiudere tutti gli ipermercati del Sud Italia. I primi a subire questa sorte sono, contemporaneamente, l’ipermercato Auchan La Rena (CT) e Auchan Napoli-Argine. Nel primo caso, i padroni hanno direttamente serrato i cancelli dell’ipermercato ai lavoratori, saldandoli, senza dare comunicazioni e senza instaurare un briciolo di contrattazione con gli stessi.
Nel secondo caso, invece, sempre pensando che le prospettive di vita dei lavoratori non siano importanti per i lavoratori stessi, sono stati colti alla sprovvista dalla reazione al loro attacco.

I lavoratori Auchan dell’ipermercato partenopeo, hanno, infatti, da subito occupato la direzione aziendale.
Si tratta di 138 lavoratori, che da 4 anni sono stati inseriti con contrattazione di solidarietà e con demansionamenti che si riflettono in abbassamenti delle contrattazioni da Full-Time a Part-Time, esternalizzazioni del lavoro attraverso indotti formati da false cooperative e micro aziende. Anche qui, accecante come la luce del sole, viene fuori un altro sommerso dell’azienda. Non si tratta “soltanto” di 138 lavoratori, bensì di cifre a tre zeri rappresentative di vite, incalcolabili, che per un solo ipermercato servono non solo alla gestione delle merci ma anche alla gestione ordinaria dal tutto, a partire dai servizi di pulizie e di sicurezze, andando a terminare con le incalcolabili lavoratrici che, periodicamente, si presentano nell’ipermercato come “promotrici di questa o quella promozione” –le cosiddette Promoter-.

E se per il funzionamento di un solo ipermercato servono migliaia di lavoratrici e di lavoratori, quante persone sono continuamente sfruttate dalle aziende Auchan nei 58 (ormai 56) ipermercati e 1842 supermercati italiani? E quanti nei 953 ipermercati e nei 2886 supermercati modiali? E quanti negli svariati centri di distribuzione controllati dai Mulliez?

Non è possibile, ad oggi calcolarne il numero, soprattutto se si tiene in considerazione tutto il sommerso degli svariati indotti, sulle cui spalle pesano i profitti miliardari annuali della piccola famiglia Mulliez, con lavoratori che vanno dall’Italia alla Cina e dalla Francia al Vietnam.

Solo considerando la Campania, l’azienda tiene i lavoratori con contratti di solidarietà che vanno avanti da 4 anni a 6 anni a questa parte, minaccia di chiudere gli ipermercati e di cederne la gestione a questo o quel gruppo imprenditoriale locale –di dubbia solidità finanziaria, su tutti Sole365-, ridimensiona i contratti e mobbizza i lavoratori.

Un acquirente che potrebbe rappresentare il tramonto delle lotte e del lavoro!

Su Sole365 potremmo ragionare con i fatti che caratterizzano questa stessa azienda: fallimenti di società varie, tra cui il gruppo Sigma in Campania, a sua volta incorpata in varie altre aziende con dati irreperibili,con dubbi capitali sociali e finanziari.

Possiamo dunque dedurre che, vista la tendenza al monopolio da parte del Gruppo Mulliez, Auchan stia utilizzando queste piccole società di dubbia provenienza per “sgravarsi” da una possibile vertenza diretta sui licenziamenti, che la vedrebbero imputata come società dai bilanci in positivo con poche prove a suo favore nel chiudere e licenziare a destra ed a sinistra.

Intanto, unitamente alla lotta lanciata dai lavoratori di Napoli-Argine, l’8 ed il 9 Aprile è stato lanciato uno sciopero tra i vari ipermercati Auchan della Campania, con l’intenzione di solidarizzare con i lavoratori napoletani, ma che, nell’Iper di Giugliano, ad esempio, è sfuggito dalle mani delle burocrazie sindacali.

I lavoratori Auchan della Campania hanno iniziato, dunque, con i generale la mobilitazione e la burocrazia sindacale, tenuto conto dei pochi iscritti, è stata costretta, per forza di cose, ad inseguirli.
La burocrazia sindacale, per limitare il protagonismo dei lavoratori, non ha costruito o lanciato altre iniziative, persino a Napoli-Argine, dove, oltre all’assemblea permanente che continua a resistere nell’occupare la direzione aziendale, resta l’attesa verso Auchan, che dovrebbe instaurare il 18 aprile (dopo la prima chiamata del 12 aprile) un’udienza con la Regione Campania, che però non ha alcuna legittimità a livello sindacale poiché non si tratta di un tavolo di trattative, che probabilmente non sarà fatto, e che continua ad avvicinare la data del 30 aprile, in cui scadranno i contratti di solidarietà dei lavoratori ed dove probabilmente il preaccordo di fitto di ramo d’azienda sarà siglato ad accordo.

Cosa certa è che i lavoratori Auchan di Napoli-Argine rischiano di restare senza lavoro dal 30 di questo mese.
È molto probabile che la burocrazia sindacale concerterà, sempre se non l’abbia già fatto, l’ennesimo accordo al ribasso che, stando a quanto arrivato alle orecchie di alcuni lavoratori, dovrebbe prevedere:
-L’assunzione in Sole365 di 60 lavoratori (meno della metà), con contrattazione attuale per altri due anni –secondo legge, dopodiché Sole365 può applicare JobAct, esternalizzazione in indotto con agenzie interinali e/o licenziamenti;
-Il trasferimento di poche unità (circa 6 lavoratori) in altri centri di distribuzione delle merci come Leroy Merlin, senza sapere quali saranno le condizioni contrattuali;
-Il trasferimento verso il Nord Italia dei lavoratori a cui sarà fatta la proposta, con passaggio del contratto da part-time a full-time, che certamente non è bastevole per poter vivere lì, soprattutto se si ha famiglia e se non è retribuita la trasferta (quest’ultima clausola è stata proprio siglata dalla stessa burocrazia sindacale che oggi propina “l’intransigenza” ma che ha tolto il diritto alla retribuzione della trasferta, firmando l’ultimo CCNL commercio);
-Eventuali licenziamenti con buone uscite di qualche decina di migliaia di euro.

[KGVID]https://www.lavocedellelotte.it/TheVoiceOfFights/wp-content/uploads/2018/04/30116320_436518910110556_3256739418404290560_n.mp4[/KGVID]

 

La lotta: l’unica strada affidabile. Chi non lotta ha già perso!

Al di là di chi sia il padrone, l’unica alternativa che hanno i lavoratori è la lotta.
L’unico piano accettabile dai lavoratori è:
a) Nessun licenziamento in Auchan Argine ed in tutti gli ipermercati del Sud Italia;
b) Mantenimento almeno delle attuali contrattazioni, con qualsiasi società, ed il successivo passaggio di tutti i lavoratori a full-time;
c) Internalizzazione di tutti i lavoratori esternalizzati, basta al lavoro a somministrazione ed a quello precario!

È necessario, per far ciò, inserire, nell’eventuale passaggio a Sole365, una clausola sociale che ne tenga conto.
L’unico modo per ottenerne l’inserimento era e resta soltanto la lotta incondizionata dei lavoratori!

Per garantire un lavoro stabile a tutti i lavoratori Auchan è necessario espropriare, nazionalizzare, senza indennizzo, il gruppo e con esso l’intero settore del commercio. Diversamente, la concorrenza tra aziende e la tendenza ad incrementare i profitti riaprirebbe la strada a “piani industriali” a danno dei lavoratori stessi, gli unici che le società capitalistiche possono portare avanti. In più, tale rivendicazione assume maggior valenza se pensiamo che queste aziende hanno per anni e anni usufruito di soldi pubblici (presi dalle buste paga dei lavoratori) per finanziare progetti (NaplEst, ad esempio) e utilizzare ammortizzatori sociali quando si trovavano in (presunte se non false) condizioni di crisi. Se i capitalisti di Mulliez rivendicano il diritto a chiudere gli ipermercati gettando per strada i lavoratori, in barba a qualsiasi diritto a una vita dignitosa per questi, allora i lavoratori possono rivendicare il proprio diritto a licenziare il padrone.

La nazionalizzazione, però, va accompagnata da un controllo democratico dei lavoratori stessi sull’intera catena, sui tempi, sui ritmi e sulle finalità del lavoro. In questo modo nessun lavoratore sarebbe licenziato, perché nessuno di essi accumulerebbe capitali sul lavoro degli altri.

Articolo a cura di Michele Sisto