Lavoratori e studenti bloccano la Francia mentre i giornali stanno definendo quello che sta avvenendo in questi ultimi mesi proprio come un secondo ’68.


Il termine Maggio francese, o Maggio del ’68, designa in maniera globale l’insieme dei movimenti di rivolta verificatisi in Francia dal maggio al giugno del 1968.

All’insegna di un estremo attacco ai diritti dei lavoratori, che tanto ricorda quello della stagione Renziana in Italia, il presidente della Repubblica Francese dopo una prima fase di consenso ora vede alzarsi un inaspettato muro davanti la sua marcia di riforme.

Tanto è vero che secondo Tgcom 24 «Oltre la metà dei francesi (55%) fa un bilancio “negativo” dell’operato di Emmanuel Macron dopo un anno all’Eliseo, contro il 35% che lo approva. Emerge da un sondaggio realizzato da Ipsos-Sopra Steria con Le Monde e Fondation Jean Jaure’s. L’azione di Macron a proposito di potere d’acquisto e riduzione delle diseguaglianze sociali e’ giudicata in modo particolarmente severo, bocciata dal 78% dei francesi».

Il treno delle riforme viaggia contro i lavoratori

Come un perfetto manager chiamato a capitalizzare l’azienda, Macron, in nome di una maggiore efficienza, minaccia uno dei settori lavorativi storici della Francia: attraverso la riforma delle ferrovie vuole infatti trasformare la Snfc in una società per azioni, primo passo verso la svendita ai privati.

La Snfc(Società nazionale delle francesi ferrovie) è una delle principali aziende pubbliche francesi. Esercita la doppia attività di società ferroviaria incaricata da una parte dei servizi di trasporto ferroviario, delle merci e dei passeggeri, ma anche di effettuare la manutenzione della rete ferroviaria nazionale francese. I dipendenti sono circa 450.000.

Nel 1937 il governo del Fronte Popolare provò a nazionalizzare le varie compagnie ferroviarie private raccogliendole nella Societénational de chemin de fer, società mista con il 51% del capitale in mano allo Stato e il 49% appartenente ai vecchi proprietari delle ferrovie.

Così è stato fino al 1983 quando tutti i beni della Sncf sono andati allo Stato che ha inquadrato giuridicamente la Sncf in un’azienda statale che potrebbe essere paragonata a quello che fu in Italia Ferrovie dello.
La Snfc oggi appare, secondo Macron, inadeguata a reggere il mercato europeo.

“L’inadeguatezza” consiste nel non poter competere al meglio con il sistema di trasporto europeo, ossia: i contratti statale dei dipendenti non garantiscono la competizione con i loro stessi colleghi europei che, prendendo ad esempio Ntv-Italo, hanno il vantaggio di una contrattualizzazione privata, ossia meno stipendio, più carico di lavoro e meno tutele.

Da questo semplice quanto diabolico attacco ai lavoratori è nato lo sciopero dei lavoratori Snfc, che sta mandando in tilt il sistema dei trasporti. Sciopero che continuerà probabilmente fino a Giugno e che, continuativamente dal suo inizio, trova sempre più settori solidali e che tende sempre più a generalizzarsi, con un probabile nuovo sciopero generale, possibile colpo d’arresto a Macron ed al suo progetto di controriforme reazionarie.

Macron: L’Università non è per tutti»

I lavoratori non marciano da soli: anche gli studenti, medi ed universitari, si sono uniti nella lotta alle controriforme di Macron!

Secondo il Presidente francese, l’università non può essere la soluzione a tutto. Macron, considerando ipocrita l’attuale strutturazione dell’istruzione francese, che  lascia gli studenti “intasati ed ammucchiati” in un sistema incapace di accoglierli tutti, si appresta a formulare, anche in questo campo, seguendo nuovamente l’esempio italiano, nuove riforme che tendono sempre più a precarizzare i lavoratori della scuola e a privatizzarne la composizione.

Macron ha, infatti, deciso di introdurre il numero chiuso nelle università statali, con una riforma passata a metà Febbraio. Inoltre a fronte del 5 milioni richiesti dai Rettori degli atenei ha stanziato solo 1 milione di euro destinati al mantenimento degli atenei, mossa che segna l’inizio del fallimento della gestione pubblica, col fine di privatizzarla, giustificandone il passaggio grazie al fallimento stesso.

Ovviamente, anche in Francia ci sono le dovute eccezioni, visto che l’élite studentesca borghese studia in università prestigiose come la Grande Écoles, l’Ena fino alla Normale Sup a Polytechnique. Tutti istituti intoccabili e che, così come fatto fino ad oggi, continuano a fornire l’establishment futuro alla democratica dittatura borghese.

Così come i lavoratori Snfc, non sono dello stesso avviso gli studenti. A Nanterre, per esempio, dove 50 anni fa iniziò il ’68, nella periferia nord di Parigi, gli studenti hanno occupato l’università. Ma non solo, anche a Bordeaux, Tolosa ed in tante altre città francesi, gli studenti animano una volontà di protesta per «chiudere i conti aperti col governo», e «farla finita con la monarchia presidenziale».

Gli studenti scendono in piazza e resistono alla distruzione dell’università pubblica, consapevoli che negare la pari opportunità allo studio significa negare la possibilità  di scegliere il proprio futuro, già obbligato dall’appartenenza economica e sociale. Negando la possibilità di scelta, mediante l’introduzione del numero chiuso, si cala dall’alto un’imposizione, come se indirettamente fosse lo stesso governo a imporre i limiti delle possibilità di ogni studente.
Con la riforma voluta dal presidente Macron, i consigli scolastici delle scuole superiori avranno il diritto di esercitare la propria influenza sulla stessa scelta dell’orientamento dei neodiplomati e potranno emettere un parere che condizionerà la loro ammissione all’istruzione superiore universitaria.

Così è fin troppo facile immaginare che la reputazione delle scuole superiori di provenienza sarà la pietra angolare determinante la selezione alle università.

Gli studenti che provengono da licei di buona reputazione avranno un clamoroso vantaggio rispetto a quelli provenienti da licei di periferia, mal messi e che riflettono lo stesso disagio sociale dei luoghi in cui sono inseriti. In questo modo, viene meno la stessa idea borghese della meritocrazia: nessuna competizione potrà mai  instaurarsi tra gli istituti “di serie A”, mentre si abbandonano al proprio destino tutti gli studenti dei licei “di serie B” o di provincia. Macron anche in questo caso svela le carte del gioco, mostrando come da una semplice mossa possa nascere la sua sconfitta.

Le riforme di Macron sono figlie di un disegno più grande che vede unita l’intera classe dirigente del paese. Tutto parte dal Processo di Bologna del 1999, dove, con la dichiarazione di Bologna, firmata da 29 ministri europei dell’istruzione, si afferma infatti che: «L’Europa della Conoscenza è ormai diffusamente riconosciuta come insostituibile fattore di crescita sociale ed umana e come elemento indispensabile per consolidare ed arricchire la cittadinanza europea» che sia capace di generare «L’armonizzazione dell’architettura dei sistemi di istruzione superiore in Europa» . Con “armonizzare l’architettura dei sistemi di istruzione” si vuole intendere, tradotto, un appiattimento atto mediante un processo di omologazione a far si che, come una catena di montaggio fordista, secondo una chiara distinzione di classe, l’università non crei più esseri pensanti, lettori di Marx o Nietzsche, Pasolini o Baudelaire, ma lettori di dispense, probabilmente in inglese (il loro inglese tecnocratico) capaci di eseguire i solo diktat del capitale.

Sarebbe bene che all’unità della classe dirigente si contrapponesse quella di studenti ed operai, come attualmente in Francia. Contro la retorica della meritocrazia e del “funziona meglio il privato” si deve contrapporre un unico corpo rivoluzionario, fondato su una solida strategia che oltre alla parte distruttrice ponga in essere una parte costruttrice di un sistema alternativo, capace quindi non solo di resistere ma di creare.

Fonti:
[1] repubblica.it/macron_numero_chiuso_universita_non_per_tutti
[2]repubblica.it/i_sindacati_contro_macron_martedi_nero_per_i_trasporti_in_francia
[3]www.repubblica.it/parigi_la_protesta_degli_studenti_per_l_espulsione_di_due_ragazzi_stranieri
[4]repubblica.it/francia_libro_scuola_matematica_problema_migranti
[5]lavocedellelotte.it/Lotte_Studenti_Francia
[6]www.processodibologna.it
[7]ilfoglio.it/la-lotta-contro-la-violenza-fiscale-di-macron
[8]ec.europa.eu/education/policy/higher-education/bologna-process_it

Articolo di Barbone

Caporedattore della Voce delle Lotte, nato a Napoli nel 1996. Laureato in Infermieristica presso l'Università "La Sapienza" di Roma, risiede a Napoli dove lavora come Infermiere e milita nella Frazione Internazionalista Rivoluzionaria (FIR).