Leonardo S.p.A. è tra le più grandi aziende del settore della difesa al mondo. A livello internazionale, nel 2015 si è posizionata nona per vendite. Con un fatturato di 12 miliardi di euro (2016) e circa 55 miliardi di ordini (tra nuovi ed arretrati), l’azienda è un vero gioiello del made in Italy, e lo Stato italiano ne è il maggiore azionista.

Una parte consistente di questi successi è dovuta alla controllata AgustaWestland, adesso integrata nella divisione elicotteri. Per tre anni, Corruption Watch UK ha investigato e monitorato la miriade di scandali di corruzione che hanno riguardato Leonardo, con particolare attenzione alle controllate britanniche. Il risultato è un rapporto chiamato “The Anglo-Italian Job“, da qualche giorno disponibile anche in italiano.

Uno dei casi riportati riguarda una commessa disposta dal governo della Corea del Sud per l’acquisto di elicotteri, conclusasi con un contratto con AgustaWestland per la fornitura di 8 elicotteri Wildcat per 360 milioni di dollari. Per garantire l’accordo, l’azienda ha versato ingenti somme a membri dell’establishment militare sudcoreano. Geoff Hoon, già Segretario alla Difesa sotto Blair, all’epoca stipendiato come International Business Manager dall’azienda, si è occupato di supervisionare l’attività dei lobbisti.

Un secondo contratto per altri 12 elicotteri avrebbe dovuto ammontare a 784 milioni di dollari, ma si è concluso con la condanna di uno Yang Kim, ex Ministro per i Veterani, che aveva percepito una commissione del 0.5%, pari a circa 1,5 milioni di dollari, gli erano anche stati promessi 17 mila euro al mese per due anni. Le indagini hanno anche messo in evidenza le responsabilità Hoon e di un altro alto dirigente di AgustaWestland, Giacomo Saponaro.

Nel 2010, AgustaWestland aveva ottenuto un contratto da 556 milioni di euro per la fornitura di 12 elicotteri VVIP al governo indiano. Nel 2011 la polizia irrompe negli uffici dell’allora Finmeccanica. A seguito delle indagini, vengono arrestati, tra gli altri, Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini, rispettivamente a capo di Finmeccanica e AgustaWestland. L’accusa è di corruzione per il ruolo svolto nel pagamento di 50 milioni di euro pagati ad agenti e intermediari, usati per corrompere alti ufficiali del governo indiano. Nel 2018, Orsi e Spagnolini sono stati assolti, nonostante la dettagliata testimonianza di Guido Haschke, uno dei principali intermediari.

Viene riportato anche il caso di un contratto da 180 milioni di euro col governo di Panama per la fornitura di varie attrezzature. In questo caso, un’azienda messa in piedi da Valter Lavitola (estremamente vicino a Berlusconi), con la sua compagna come prestanome, è stata ricompensata con il 10% del contratto per la sua attività di intermediazione. Un terzo di questi 18 milioni è andato direttamente all’allora presidente di Panama. Questi aveva uno stretto legame con Lavitola, che ai tempi del contratto visse per un anno a Panama, fornito di guardie del corpo e autisti direttamente dal governo.

La corruzione è tanto più inquietante quando si pensa al settore letale in cui opera Leonardo. Va ricordato che se i ghiotti mercati delle armi portano a spendere decine di milioni di dollari per “ungere gli ingranaggi” del sistema, si può solo immaginare a che tipo di destabilizzazioni e scatenamento di conflitti possa ricorrere il capitale pur di vendere più armi. Per esso, il costo in termini di vite umane è del tutto trascurabile.

 

Gabriele Bertoncelli