Pubblichiamo un’intervista a Wladek Flakin, autore di una biografia su Martin Monath, trotskista ebreo e militante clandestino nell’Europa occupata dai nazisti.

Domani sarà pubblicata la seconda parte.


Wladek Flakin è storico e giornalista a Berlino, dove è redattore di Klasse gegen Klasse (Classe contro classe) e membro dell’Organizzazione Internazionalista Rivoluzionaria (RIO) in Germania. Quest’anno ha pubblicato un libro in tedesco, “Lavoratore e Soldato”. Martin Monath – Un ebreo di Berlino tra i soldati della Wehrmacht [1], del quale sta preparando un’edizione in inglese. Si tratta di una biografia de Martin Monath (1913-1944), giovane dirigente trotskista che militò in clandestinità sotto il naso dei nazisti, in un’Europa nel pieno della seconda guerra mondiale, dove si distinse organizzando un pericolosissimo lavoro illegale di infiltrazione tra i soldati coscritti dell’esercito di occupazione nazista nella Francia settentrionale, e redigendo il giornale Arbeiter und Soldat (Lavoratore e soldato), mediante i quali cercava di organizzarli.

La Quarta Internazionale aveva respinto l’idea che si fosse in mezzo a una guerra tra “democrazia” e “fascismo”. Trotsky e la Quarta Internazionale partivano dalla difesa dello slogan che Lenin aveva formulato per la guerra precedente: “Trasformare la guerra imperialista in una guerra civile contro la borghesia imperialista”. In uno scenario più complesso e problematico di quello del 1914-18, la tesi della Quarta Internazionale era che la guerra non poteva fermare la lotta di classe e quindi respingeva l’idea di una lotta contro il fascismo che significasse la subordinazione del movimento operaio ad una “borghesia democratica” [2].

Allo stesso tempo, i trotskisti difendevano l’Unione Sovietica e le conquiste della rivoluzione del 1917, come la nazionalizzazione dei mezzi di produzione, nonostante la degenerazione burocratica dello Stato operaio sotto Stalin. Erano convinti che la guerra si sarebbe conclusa con sollevazioni di masse della classe operaia: nelle colonie, nell’Unione Sovietica e nei centri imperialisti [3]. Con questo scopo, le sezioni della Quarta Internazionale erano intente ad organizzare la fraternizzazione tra i soldati di occupazione tedeschi e i lavoratori locali.

Lo facevano affrontando la repressione, i campi di concentramento [4] e la morte tanto per mano dei fascisti che degli imperialisti “democratici” degli stalinisti.

Dostoeskij una volta ha detto: “più scura la notte, più luminose le stelle”. Per questo Wladek Flakin afferma nel suo libro che una chiave per comprendere l’attività di Martin Monath e dei leader trotskisti della sua generazione si adatta a una riflessione di Antonio Gramsci che, nei Quaderni dal carcere, pone due criteri in base ai quali debba essere giudicata una leadership rivoluzionaria:

1-Per quello che fa veramente e 2-Per ciò che prepara nel caso ipotetico della sua stessa distruzione. È difficile dire quale dei due criteri sia il più importante. Come nel combattimento bisogna sempre considerare la possibilità della sconfitta, la preparazione della propria continuità è un elemento come l’attacco vittorioso. [5]

Se oggi esiste il trotskismo, è grazie alla continuità che rappresentò Trotsky con la generazione del 1917, così come per la resistenza della generazione di Martin Monath.

 

L’intervista con l’autore Wladek Flakin

Chi fu Martin Monath?

Immaginate questa scena: è la prima metà del 1943, siamo a Brest, nel nordovest della Francia. I nazisti stanno costruendo un enorme bunker per sottomarini. A febbraio, l’Armata Rossa aveva schiacciato la Wehrmacht a Stalingrado; a luglio, il governo di Mussolini era stato rovesciato. Ogni soldato tedesco in grado di leggere una cartina comincia a capire che non c’è una maniera in cui la guerra possa concludersi positivamente per Hitler. Nonostante siano bombardati tutti i giorni dalla propaganda nazista, i loro dubbi continuano ad aumentare.

Uno dei soldati tedeschi a Brest incontra un giovane impiegato postale francese chiamato Robert. Cominciano a parlare della situazione. I soldati sono giovani uomini che a malapena ricordano di cosa successe prima del fascismo. Però uno di loro è figlio di un ex funzionario comunista, e per questo che conosce qualcosa del socialismo. Lentamente, Robert gli rivela che è parte di un movimento rivoluzionario clandestino, la Quarta Internazionale.

Presto, un piccolo gruppo di soldati si riunirà con Robert per parlare. Volete veramente mettere a rischio le vostre vite per far continuare la guerra? Che cosa ne è delle vostre famiglie in Germania che vi inviano notizie sui bombardamenti? La guerra si concluderà con una Germania occupata dagli americani? O dai russi? Robert crede che la guerra possa essere fermata attraverso una rivoluzione operaia. I soldati sono commosso. Sì! Perché no? Alla fine della precedente guerra mondiale, i soldati e i lavoratori avevano rovesciato il Kaiser tedesco. Questa volta, pensano, si libereranno di Hitler e dei capitalisti che lo hanno messo al potere.

Robert mette in contatto con il comitato dei soldati un giovane grafico che ha un laboratorio nascosto sotto il suo giardino. Cominciano a produrre un proprio bollettino per gli altri soldati di Brest: si chiama Zeitung für Soldat und Arbeiter im Westen (Giornale per il soldato e il lavoratore nell’Ovest) si riuniscono regolarmente per parlare di politica. Falsificano anche documenti d’identità e si organizzano per fornire armi alla resistenza francese.

Però c’è un problema: il tedesco di Robert è molto scarso. È difficile parlare con lui di questioni della storia della classe operaia e di teoria marxista. Il bollettino è pieno di entusiasmo rivoluzionario, però il livello politico è basso. Un soldato scrive: “Sono membro della Quarta Internazionale e sto dando il mio contributo per far finire la guerra. Lottiamo contro il capitalismo e per la fraternizzazione del mondo intero!”. Non è certamente chiaro come sarà questa lotta. Infine, Robert ha un’idea. Porterà con sé un suo amico della Quarta Internazionale, un rivoluzionario tedesco che vive in Francia.

In una delle riunioni segrete, nell’estate del 1943, arriva Viktor. Con i suoi trent’anni è ben più vecchio del resto del gruppo. È sicuramente un compatriota: quando parla, a volte alterna il tedesco standard e il ruvido dialetto di Berlino. È possibile che abbia anche ammesso di essere un ebreo.

Viktor porta con sé, per discuterlo, un giornale che egli stesso aveva scritto e stampato: Arbeiter und Soldat (Lavoratore e soldato). Risponde a tutte le domande che gli vengono fatte dai soldati sulla rivoluzione che verrà. Perché la rivoluzione tedesca del 1918-19 non ha abbattuto il capitalismo? Quali lezioni si possono trarre dalla rivoluzione spagnola del 1936-39? Perché l’Internazionale Comunista è stata appena sciolta [6]? Più in generale: perché i comunisti “ufficiali” sostengono che bisogna allearsi con la borghesia contro Hitler? Viktor e i soldati discutono per ore. Viene almeno una volta al mese per riunioni segrete, ogni volta con un nuovo numero della rivista.

E Viktor era Martin Monath?

Fino ad ora nessuno era sicuro di chi fosse questo Viktor. C’erano alcuni brevi testi biografici su di lui, ma non si era nemmeno d’accordo su quale fosse il suo vero nome. Ho potuto stabilire che si chiamava Martin Monath.

Per cosa lottavano i trotskisti in quella fase?

I trotskisti lottavano per la formazione di organizzazioni rivoluzionarie clandestine dei soldati tedeschi e per creare legami con i lavoratori dei paesi occupati. Volevano che i soldati tenessero le armi, preparandosi per le insurrezioni che si sarebbero prodotte.

I partiti stalinisti, come il Partito Comunista francese, difendevano al contrario una linea totalmente nazionalista e social-patriottica. All’inizio della guerra difendevano Hitler come presunto amico della pace, visto che era alleato di Stalin. Dopo l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica, gli stalinisti difesero l’unità con gli ufficiali borghesi vicini a De Gaulle. Il loro motto era “uccidere il boche“, un termine offensivo per riferirsi ai tedeschi.

Gli stalinisti erano convinti che i soldati tedeschi erano tanto fanatici dell’ideologia nazista che non ci fosse modo per conquistarli al socialismo. È per questo che l’Unione Sovietica fondò un “Comitato Nazionale per una Germania Libera” che provò a conquistarsi gli ufficiali della Wehrmacht con un programma interamente borghese. Nella loro propaganda, gli stalinisti non usavano neppure i colori della bandiera della Germania repubblicana (nero, rosso e oro) perché sentivano che gli ufficiali avrebbero preferito i colori imperiali (nero, bianco e rosso). Si appellavano ai soldati tedeschi affinché si unissero a tali ufficiali, subordinando se stessi agli alleati.

NOTE:
1:
Wladek Flakin, Arbeiter und Soldat“. Martin Monath – Ein Berliner Jude unter Wehrmachtssoldaten, Schmetterling Verlag, Stuttgart, 2018. 196 pp.
2: La seconda guerra mondiale, inoltre, sollevò una serie di nuove questioni che non erano presenti nella prima guerra mondiale, vale a dire: una maggiore combinazione di diversi tipi di guerre entro il quadro generale di un conflitto inter-imperialista, come per esempio le guerre di liberazione nazionale dei paesi oppressi da entrambe le parti, in diversi continenti, qualcosa di appena presente nella prima guerra; l’esistenza dell’URSS, uno Stato operaio burocratizzato, come paese belligerante; l’occupazione militare da parte tedesca di altri paesi imperialisti, alcuni dei quali di primo piano, come la Francia o, più tardi, l’Italia. In questo senso, Trotsky elaborò una politica speciale per gli operai dei paesi imperialisti “democratici” minacciati dall’avanzata nazista: la cosiddetta “politica militare proletaria”. Secondo Trotsky, gli operai di questi paesi non dovevano consegnare la difesa contro l’avanzata nazista e l’occupazione ai politici e ai militari della borghesia, fornendo l’esempio di Mariscal Pétain che instaurò in Francia un regime fantoccio degli occupanti tedeschi. Per questo, Trotsky sosteneva che i sindacati e le organizzazioni operaie dovessero organizzare l’addestramento, l’arruolamento e il combattimento militare in maniera indipendente.
3: Nel 1939, un rappresentante del governo francese disse a Hitler che nel caso di un nuova mattanza imperialista, il vero vincitore sarebbe stato “il sig. Trotsky”, riferendosi così alla rivoluzione socialista.
4: Vedi, ad esempio, la “Dichiarazione dei Comunisti Internazionalisti di Buchenwald” (a breve in italiano su La Voce delle Lotte, ndt).
5: Citato in W. Flakin, Op. Cit., p. 97.
6: Nel 1943 Stalin dissolse la Terza Internazionale come gesto di buona volontà dinnanzi agli alleati imperialisti, in seguito alla firma degli accordi di Yalta.

Guillermo Iturbide

Traduzione da Ideas de Izquierda