Ogni volta che ci si trova a parlare di morti sul lavoro la tentazione è quella di sbattere sul tavolo un paio di cifre, suscitare l’indignazione generale e chiederci come sia mai possibile che nel 2019 ancora si debba morire di lavoro. Tutto questo in realtà ci porta lontano dalla comprensione del fenomeno, ma partiamo comunque dalle cifre.

L’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro svolge un lavoro interessante poiché, a differenza delle stime ufficiali, conta anche i non assicurati all’INAIL e i lavoratori al nero. Una prima stima conta dunque 703 morti sul lavoro nel 2018, ma il numero cresce ad oltre 1450 se si contano i lavoratori morti in strada o in itinere. Si tratta di un aumento del 9,7% rispetto all’anno passato, aumento particolarmente imbarazzante se consideriamo che, secondo le stime Eurostat del 2015, l’Italia era seconda in Europa solo alla Francia quanto a morti bianche. La stima, c’è da dire, è fatta in percentuale sul totale delle morti, quindi è opportuno mettere i dati in relazione con la popolazione, che in Italia è di oltre 60 milioni. Qui qualche cinico potrebbe obiettare che in fondo 1450 su 60 milioni non sono tanti e in un certo senso è proprio su questo che dobbiamo ragionare. È ovvio che da quei sessanta milioni dobbiamo togliere tutti coloro che non lavorano, come pensionati, bambini, studenti e disabili, ma anche disoccupati, NEET ed altre categorie, ma il punto fondamentale è che il rischio di infortunio si concentra in alcune categorie.

Il 33% dei morti sul lavoro si registra nell’agricoltura e molti casi sono connessi alla pericolosità dei trattori. L’Osservatorio fa notare come ad oggi manchi una politica concretamente volta ad arginare gli incidenti connessi a questo mezzo.

Seguono l’edilizia col 15,2%, il settore degli autotrasportatori col 12,1% e l’industria di tute le categorie, esclusa l’edilizia, col 7,8%. Il lieve calo di morti di circa il 5% registrato dal settore edile potrebbe essere connesso alla crisi del settore. La posizione lievemente privilegiata dell’industria si può connettere, secondo l’Osservatorio, alla maggiore sindacalizzazione dei lavoratori dell’industria rispetto ai settori presi in esame. È però utile rilevare che gran parte (purtroppo qui l’Osservatorio non fornisce un dato preciso) dei lavoratori dell’industria morti sono lavoratori in appalto.

Come emerge da questi dati a rischiare significativamente la vita sono per lo più le categorie tradizionalmente più sfruttate. È interessante notare a tal proposito come anche gli stranieri, ovvero una categoria non economica ma tradizionalmente oppressa, abbia un numero di morti sul lavoro significativo (il 7,1% del totale). Il fenomeno delle morti bianche, insomma, non è un’anomalia all’interno di una società civile, ma è parte integrante della violenza che una classe perpetra ai danni di un’altra classe e di alcune categorie oppresse.

In questo senso dobbiamo leggere l’aumento delle morti. La condizione di maggiore ricattabilità in cui Il Jobs Act ha gettato i lavoratori, privandoli del diritto al reintegro a fronte di licenziamento senza giusta causa, forza molti lavoratori a lavorare a ritmi più sostenti e meno in sicurezza. A questo si aggiungono gli aumenti arbitrari del carico di lavoro consentiti o tollerati a vario titolo (ad esempio il testo unico sulla rappresentanza firmato da CGIL, CISL e UIL e, successivamente, anche da USB permette deroghe ai contratti nazionali) e, soprattutto, i mini contratti a tempo determinato che vengono rinnovati solo se il lavoratore accetta ogni genere di soprusi senza fiatare.

Nessuno scandalo quindi: il lavoro salariato è già di per sé violenza. Una società divisa in classi non può che fondarsi sulla violenza, poiché solo con la violenza una minoranza di individui può soggiogare milioni di persone. Ma alla forza si risponde con la forza e la forza nasce dall’organizzazione. Nessun morto può essere tollerato: se l’RLS (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) non basta bisogna allora riunirsi, parlare di sicurezza e intraprendere percorsi di auto organizzazione fabbrica per fabbrica, cantiere per cantiere ed esprimere propri delegati di reparto.

Bauschan