Pubblichiamo un aggiornamento sul grande ciclo di lotta delle maquiladoras messicane, tratto da un pezzo di Mark Stevenson, corrispondente in Messico della Associated Press, scritto in febbraio. Pubblicheremo prossimamente altri articoli per seguire questo importante fenomeno di lotta di classe.


Messico: un sindacato locale ha cantato finalmente vittoria dopo uno sciopero che ha mobilitato 25.000 lavoratori in 48 fabbriche, su una città di confine; ma il movimento ha dato vita ad una serie di scioperi spontanei in altre fabbriche del paese.

La Industrial Workers and Laborers’ Union ha ottenuto un aumento salariale del 20% per tutti gli operai delle Maquiladoras di Matamoros, città che sta esattamente dall’altra parte del confine rispetto a Brownsville, in Texas. Ha anche conquistato un bonus di circa 32.000 pesos (quasi 1,685 dollari americani).

Ora però, operai di quasi una dozzina di imprese non propriamente sindacalizzate, così come fabbriche dove sono presenti altri sindacati, stanno scioperando, chiedendo gli stessi tipi di aumenti, conosciuti colloquialmente con il termine generico “20/32”.

La Tridonex, un’azienda produttrice di componenti per automobili, ha riferito mediante diversi post sulla sua pagina Facebook che i picchetti stanno impendendo ai lavoratori di entrare nello stabilimento di Matamoros, e ha cancellato alcuni dei loro turni di lavoro. Un video mostra decine di operai fuori dalla fabbrica a cantare “2o/32!”.

L’associazione locale delle Maquiladoras, la Index, ha affermato che tutti gli stabilimenti membri avevano firmato dei contratti sulle condizioni di lavoro la scorsa settimana, e che tutte le imprese colpite non sono firmatarie.

Javier Guerrero, uno specialista di mediazione di Matomoros, molto attivo nei dialoghi che ci sono stati tra gli operai e la controparte industriale, ha affermato che l’esempio della prima ondata di scioperi è stato recepito forte e chiaro dai lavoratori delle altre imprese locali, molte delle quali non sono maquiladoras, ma che comunque assemblano prodotti da esportare negli Stati Uniti.

Stando alle dichiarazioni, imbottigliatori, supermercati, e un’azienda lattiera casearia sono state colpite da questa seconda ondata.

Nella scorsa settimana, le rivendicazioni dello sciopero del ’20/32′ si sono sparse a molte attività commerciali della zona”, afferma l’AFL-CIO, che ha mandato una delegazione per dare sostegno agli operai in sciopero.

Lo sciopero è esploso dopo che il presidente Andres Manuel Lopez Obrador ha decretato un aumento del salario minimo nelle zone di confine del Messico, evidentemente all’insaputa del fatto che molti contratti sindacali negli stabilimenti maquila sono esenti per legge da supposti aumenti.

Mentre altre città non hanno le stesse clausole contrattuali, per gli operai che spesso fanno meno di $1 all’ora, la possibilità di un aumento e di un bonus si è dimostrata alquanto allettante.

Così come è successo a Matamoros, l’onda si è sparsa ad altre aziende e ad altri sindacati. E’ molto probabile che non si fermi e contagi anche altre città, almeno nella zona del confine.” Ha detto Guerrero.

C’è stata una sorta di resurrezione nel movimento operaio messicano, a lungo tempo dormiente, da quando Lopez Obrador ha prestato giuramento, il primo dicembre dello scorso anno, e questo è qualcosa che il nuovo presidente non aveva preso in considerazione, ne’ tantomeno aveva incoraggiato. Lopez Obrador, posto di fronte a questa situazione, ha semplicemente promesso di mantenere il governo esterno alle vicende interne dei sindacati, come di permettere libere elezioni dei rappresentanti.

Per un movimento sindacale a lungo tenuto sotto il giogo di capi pro-azienda alleati con il precedente partito di governo, il PRI, la promessa di una reale democrazia sindacale è stata abbastanza da ridare forza al movimento.

C’è già stata, però, una risposta.

Solo nella scorsa settimana, quasi 2000 leader sindacali sono stati licenziati e messi in una sorta di ‘lista nera’, nonostante divieti legali e gli accordi di non rappresaglia firmati dagli industriali,”, ha riportato la delegazione sindacale statunitense, che include rappresentanti dell’AFL-CIO, della United Auto Workers e della United Steelworkers.

Il governo messicano e quello statunitense devono imporre il rispetto di questi accordi da parte delle aziende statunitensi, e porre fine al licenziamento di questi valorosi operai,” dice il segretario dell’AFL-CIO per lo stato del Texas Montserrat Garibay.

Nel mentre, il governo di Lopez Obrador si è trovato alle prese con il sindacato più radicale e indomabile dello spettro messicano, il sindacato degli insegnanti CNTE, che ha bloccato le ferrovie di tutto lo stato del Michoacan a interruzione per tutto il mese scorso.

Gli insegnanti avevano rimosso la maggior parte delle barricate ma Lunedì hanno ristabilito un sit in permanente di protesta, vicino ad alcune rotaie gestite dalla Kansas City Southern de Mexico.

La KCSM aveva affermato che il sit in fosse stato rimosso e che le linee fossero tornate ad essere operative, ma al tempo stesso ha affermato che durante i 28 giorni di blocco sono stati fermati 414 treni, con un carico totale di 3.5 milioni di tonnellate di merce.

Gli insegnanti avevano cominciato a bloccare le linee per chiedere il pagamento di mesi di arretrati, ma anche dopo aver ottenuto questa conquista hanno continuato con i blocchi.