L’inizio di marzo porta in dote un’ottima per quanto limitata notizia sul fronte del movimento operaio. Alla Fiat di Pomigliano d’Arco, rimasta impermeabile finora ad un possibile reinnescarsi di meccanismi conflittuali in seno alla classe operaia, si sono svolte quattro ore di sciopero il 27 febbraio e due ore nel turno notturno del 27 sul 28 febbraio su indizione della CGIL-FIOM con un adesione che ha variato dal 70% al 100%.

Il reparto interessato, quello dello stampaggio, che impiega 100 lavoratori, ha protestato contro l’aumento dei turni (da 15 a 18 nel reparto, aumento che comunque interessa anche la catena di montaggio, senza pagamento degli straordinari) e i carichi di lavoro massacranti, peggioramenti dovuti a nuovi ordinativi per la produzione della Fiat Panda (novecento macchine prodotte in più al giorno) e la produzione del nuovo suv Alfa Romeo.

Due dati interessanti: innanzitutto il fatto che a fermarsi siano stati in maggioranza i lavoratori di CISL-Fim e UIL-Uilm, entrambi sindacati fortemente contrari a bloccare la produzione ma che hanno dovuto capitolare al volere degli operai e dei loro delegati in fabbrica e; in secondo ordine, il fatto che la FIAT ha accusato il colpo dovendo sospendere la produzione per tutto il primo turno del 4 marzo, essendo lo stampaggio delle scocche ovviamente imprescindibile nonostante l’impegno di alcuni responsabili che, una volta iniziato lo sciopero, hanno indossato la tuta e hanno provato a limitare i danni lavorando al posto degli operai.

Risulta evidente il tentativo dell’azienda di estorcere ancor più valore dai propri dipendenti aumentando i carichi di lavoro. Si noti infine che, come segnalato dalla FIOM ancora ci sono 1800 operai in cassa integrazione nello stabilimento campano, praticamente lo Stato paga la sopravvivenza a degli operai di cui ci sarebbe bisogno in fabbrica dato l’aumento di lavoro.

Di fronte alla necessità di continuare e allargare lo sciopero per bloccare l’iniziativa dei padroni, il comunicato della RSA FIOM di stabilimento costituisce una presa di posizione del tutto dannosa per gli operai, in quanto chiede agli scioperanti di tornare a lavoro prima di potersi sedere ad un tavolo con l’azienda. Al contrario, la forza della classe operaia sta proprio nel costringere i proprietari a non poter “far finta di nulla” grazie precisamente all’arma dello sciopero e quindi al danno economico conseguente.

Non è ora di limitare e bloccare gli scioperi, ma di estenderli e di generalizzarli nelle rivendicazioni: ai lavoratori serve discutere un piano di lotta contro la prospettiva di cassa integrazione, super sfruttamento e dismissione degli stabilimenti italiani FCA.

Ciemme