Negli ultimi anni la comunità lgbt sta affrontando una fase critica di scontro e frammentazione interni, spesso lasciati passare in sordina.

Diversamente da altre polemiche, però, questa ha sì un impatto ideologico, ma anche una ricaduta particolarmente importante sulla vita quotidiana di milioni di attivisti e non della comunità LGBT in Italia e nel mondo, a livello personale e professionale.
Una comunità che ha saputo trovare nell’unità della lotta, dalla fine degli anni ’80 fino ad oggi, la forza propulsiva per affrontare l’onda dello stigma e la tristezza di quel tragico periodo, oggi, con ogni probabilità, farebbe rabbrividire tutti i martiri che ha sulle spalle.

Quando parliamo di HIV, di AIDS, di Malattie ed Infezioni sessualmente trasmissibili, quando entriamo negli ambiti più personali, delicati e dolorosi degli individui, la loro sessualità, la loro libertà, forse, prima ancora di aprir bocca, dovremmo riuscire a concepirne il vissuto, oltre ad avere delle conoscenze rigorosamente scientifiche dell’argomento.

Oggi la comunità è passata dall’iniziale unità d’azione contro l’avanzata dell’HIV all’attacco multilaterale sierofobo, dalla richiesta alla comunità scientifica (con atti incisivi e tenaci) di rigorosità e di superamento dello stigma all’avvilimento delle ricerche che, attualmente, ci si ostina a non voler capire.
L’HIV oggi va inquadrato sotto un’ottica che fortunatamente non è più quella degli anni ’80 e ’90: affermare il contrario significa sia elidere la storia che la comunità si porta alle spalle che farne strumentalizzazione, oltre che selvaggia e discriminata disinformazione – quella sì che è lesiva per la salute di tutt*.

Abbiamo la possibilità di studiare, di formarci a nuove conoscenze scientifiche, di interpellare chi tra noi vive sulla propria pelle tutto ciò che riguarda la sieropositività, eppure facciamo tutt’altro: parliamo a sproposito, continuiamo a trincerarci dietro falsi miti e disgustosi pregiudizi, ci appelliamo a coloro che fino a qualche decennio fa abbiamo combattuto, a quei medici che stigmatizzavano chi, tra le nostre fila, contrasse l’infezione.

Ma ora torniamo con i piedi per terra.
Dagli studi PARTNER 2, la nostra comunità ha avuto la conferma scientifica di ciò che nella prassi clinica era già stato notato: tutte le persone in terapia antiretrovirale e che hanno raggiunto una bassa carica virale (uguale o inferiore a 200 copie virali per ml) – se non, addirittura, non rilevabili-, non trasmettono sessualmente il virus. Questo cosa vuol dire?
Scientificamente, se una persona è risultata sieropositiva e, dalla terapia antiretrovirale impostata con l’infettivologo di riferimento, la sua carica è bassa/non rilevabile (ossia talmente piccola che lo strumento laboratoriale non riesce a stimarne il numero), allora questa non può, in alcun modo, trasmettere il virus, neanche attraverso rapporti anali ricettivi senza l’uso del condom e con eiaculazione interna. [1]

Se dovessero ancora persistere dei dubbi, se dovesse essere ancora messa in dubbio la verità scientifica, allora siamo arrivati alla frutta durante il banchetto dei complottisti. Mettere in dubbio gli studi è possibile, certo! Ma per farlo occorre portare ulteriori studi, occorre esaminarli rigorosamente, occorre instaurare una tesi scientificamente dimostrabile e testabile, riscontrabile in ulteriori studi. Inoltre, occorre trovare la falla nello studio che si vuol mettere in dubbio e, siccome non mi fido di nessuno, né tanto meno della buona fede dei sierofobi e degli omofobi, vi cito lo studio così che, almeno, possiate studiarlo per trovarla questa falla. Dubito comunque che ci riusciate: questa non esiste e tutta la comunità scientifica seria concorda con lo studio. E mentre voi vi crogiolate nei meandri del vostro bigottismo, noi portiamo avanti il progresso: U=U, Undetectable equals Untransmimittable ; La terapia è prevenzione.

Dalla TasP (terapia come prevenzione), alcuni ricercatori hanno poi condotto altri studi a livello europeo e mondiale. Ma siccome può sembrare riduttivo riportare un solo studio, essendo abituato a ricercare più fonti a supporto di una tesi, allora ve ne riporto due, di cui uno tutto italiano: Gli studi CDC statunitensi e il nostrano studio DISCOVER.[2] Entrambi questi studi portano a delle conclusioni (in linea, guarda caso, con tutte le ricerche recenti) del tutto innovative: assumere un dosaggio continuo (o al bisogno/on-demand) del farmaco antiretrovirale utilizzato nella TasP previene anche l’infezione da HIV. Tutto ciò ha un nome: PrEP!

Sulla PrEP (ossia sulla Profilassi Pre-Espositiva) il dibattito si è intensificato, facendo nascere una ulteriore divisione interna, a vantaggio di chi continua a strumentalizzare la democrazia, additando ad un tema che, per forza di cose, non può essere “democraticamente messo in discussione”, una qualche forma di avanzamento della democrazia nel criticarlo (la scienza fortunatamente la si mette in discussione non sulla base dei pregiudizi o delle opinioni personali).

Ebbene, anche qui, tutto il vostro odio, tutta la vostra invettiva, miei cari omofobi e sierofobi, ritorna a voi stessi: è dimostrato che non solo il rischio di contrarre il virus è prossimo allo zero assoluto ma persino che questo rischio è superiore in chi utilizza metodi di profilassi a barriera (la PrEP ha una efficacia del 99%, mentre l’efficacia del condom, sebbene teoricamente sia del 100%, nella pratica ha una efficacia dimostrata che oscilla tra il 72% ed il 91% per chi pratica sesso anale ricettivo), fallibili e che risentono non solo della corretta applicazione ma che persino non tengono conto delle pulsioni umane (ed anche qui potrei instaurare tutto un discorso sulle libertà individuali, sul fatto che la nostra comunità dovrebbe appurare che esistono identità sovraesposte all’infezione, che adottano pratiche a rischio e che quindi vanno tutelate, non denigrate, giudicate e quant’altro!). Alcuni, quindi, potrebbero obbiettare che chi non assume correttamente l’antiretrovirale rischia di contrarre il virus… Anche qui, però, la scienza ci da delle risposte più che esaustive: stando sempre allo studio CDC, “assumendo la PrEP quotidianamente o almeno 4 volte alla settimana” l’efficacia resta al 99%.

La PrEP e tutto il protocollo che porta con sé dovrebbero far orientare i nostri sforzi sul dare supporto a chi, coscienziosamente, vuole sottoporsi a questo regime terapeutico, ossia, noi dovremmo evitare che, innanzitutto, le persone si sottopongano alla PrEP senza effettuare il test iniziale per l’HIV, oltre che seguire e supportare chi fa questa tipologia di scelta, non additarlo come untore!

Gli UNTORI? Di quale peste?

Ma, arrivati a questo punto, più voci potrebbero obbiettare che non si rende il giusto peso alle restanti IST (infezioni sessualmente trasmissibili), ebbene: stando a quanto dice, ancora, la ricerca scientifica, ossia stando alla verità, inoppugnabile, di chi adotta un metodo scientifico e veritiero che conduce a scoperte reali al 100%, tutti siamo a rischio di contrarre le IST. Lo sapevate?

L’unica profilassi efficace contro tutte le IST (quindi anche contro l’HIV) è l’astinenza sessuale!

Fa ridere che la realtà giochi questi brutti scherzi… c omunque, siccome sul pianeta esiste un arcobaleno di orientamenti sessuali, iniziamo col dire che se pratichiamo questo sport allora siamo a rischio.
In secondo luogo, l’uso del Condom, anche in questo caso, non previene da tutte le IST –ad esempio, per le epatiti virali occorrerebbe utilizzare il Dental Dam ed applicarlo correttamente prima di praticare il rimming, ossia prima di esporsi ad un contatto oro-fecale, principale metodologia di contagio.

In terzo luogo, è assurdo, mistificatorio, in cattiva fede ed ignorantemente stupido mettere sullo stesso piano epidemiologico l’HIV con le restanti IST!
In rete gira una foto, incredibilmente misogina, omofoba e sierofoba, che ritrae tre donne (denominate “Sifilide”, “Gonorrea” e “Clamidia”) e le accosta a chi utilizza la PrEP –classificato, dunque, come untore.

Mai nulla di più irreale si era visto! Mai nulla di così schifosamente omofobo era venuto fuori dalla stessa comunità lgbt!

A livello scientifico, infatti, Sifilide, Gonorrea, Clamidia ed Epatite A sono tutte guaribili, mentre: per HPV esiste un vaccino che ne ricopre due sottotipi -un nuovo vaccino è in corso di studi- e le manifestazioni cliniche nell’uomo sessualmente attivo sono anch’esse guaribili; per l’HSV 1 e 2 poco si può, ma anche in questo caso non è detto che il condom possa proteggere o che sia mortale (ci si convive, più che bene a sentire dai commenti di chi ne ha l’infezione); le parassitosi si prendono anche con il Condom e stesso dicasi di altri parassiti della pelle.
Per le restanti Epatiti virali, molto si sta facendo e molto si è fatto, non certamente reprimendo le proprie pulsioni.

Però, oltre ciò, è bene ricordare che chi è sotto protocollo PrEP è anche sotto una fase di Screening continuo, ossia effettua più volte l’anno i test per le IST, molto più di qualunque diffamatore.
Inoltre, molte delle IST risultano asintomatiche ai più, che dunque non ne riconoscono i segni e, non essendo in screening continuo infettivologico non riuscirebbero ad averne una diagnosi efficace prima di aver diffuso al altr* l’infezione.
Ad esempio? L’Epatite A, che ha generato una serie di focolai epidemici in Italia e nel resto del mondo, è tra queste. Eppure per questa esiste un vaccino con copertura decisamente affidabile, che, però, in pochi hanno effettuato. Questo cosa indica? Semplicemente che la nostra comunità adotta delle pratiche che la espongono ad eventuali rischi senza effettuare giuste osservazioni rispetto alla prassi clinica ed alle innovazioni della ricerca.  Eppure, molti tra gli omofobi e i sierofobi ci saranno passati per questa IST, giustificandosi (che senso ha, poi?) con la solita scusa: Sushi, frutti di mare, insalata…. (La morale la si fa sempre agli altri, vero?)

Ma ritorniamo al target: si vuole contestare –ed in ciò voglio “elevare” la vostra misera calunnia a critica sensata- che nelle persone attualmente in Screening sotto PrEP vi sia una elevata incidenza delle IST che rispetto ad altr*.

E’ vero.
Così come è vero che chi si misura continuamente la glicemia sarà in grado di riscontrarne più picchi rispetto a chi la misura una volta l’anno.
Eppure, dovremmo dire anche che queste diagnosi vengono effettuate precocemente rispetto alle solite diagnosi che venivano effettuate (prima dell’avvento della PrEP) soltanto a ricovero effettuato o con fase remissiva dei prodromi. [3]

Quindi la frase dovrebbe diventare: “Esiste una diagnostica per le IST più efficace in chi segue il protocollo PrEP che consente di individuare tutte quelle infezione che altrimenti resterebbero nel sommerso.”

Inoltre, e qui si dimostra l’indole di chi ha cattiva fede perché reprime sé stesso, chi vi dice che queste persone non utilizzino il condom sinergicamente alla PrEP? Forse in ciò vi è qualcosa da indagare a livello psicologico, lontano dalla materia che sono solito trattare e che, quindi, per decenza e rispetto non tratterò.

Tutto ciò genera un continuo indebolimento delle rivendicazioni della nostra comunità, uno sfaldamento interno con fronti di attacco e di difesa su tematiche che dovrebbero essere inserite nella nostra agenda politica, che dovrebbero quindi spingere la crudele e barbarica società in cui viviamo verso frontiere nuove.

Dovremmo lottare affinché il protocollo della PrEP arrivi in tutti gli ospedali del Sistema Sanitario Nazionale, affinché tutti ricevano i farmaci gratuitamente! Dovremmo ripensare al modello assistenziale rivendicandone la prevenzione primaria, supportando i modelli dei Checkpoint bolognesi e milanesi con l’attuazione dei rapporti alla pari (peer) nel counselling.

La realtà è una, schifosamente diseguale e oppressiva.

 

Michele Sisto

Note
[1] Studio PARTNER 2 https://www.lila.it/it/news/1203-partner2-u-u e https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(19)30418-0/fulltext
[2] Studio CDC https://www.cdc.gov/hiv/risk/prep/index.html e Studio DISCOVER http://www.prepinfo.it/lo-studio-discover/
Cito anche questo studio, per onor di cronaca, che innalza l’efficacia del condom, che però continua a restare decisamente inferiore rispetto alla prevenzione dell’HIV http://www.aidsmap.com/news/jul-2018/condom-efficacy-may-have-been-underestimated-new-cdc-study-suggests
[3] https://www.cdc.gov/nchhstp/newsroom/2017/croi-prep-study.html