Pubblichiamo questo articolo che fa da introduzione al movimento TransVisioni, movimento che a breve vedrà a Bologna il suo primo momento fondativo. Nel tentativo di una ricomposizione del movimento Trans*, di buon grado accogliamo le istanze orizzontali che vengono poste alla base di questa nuova narrazione e ricomposizione, rilanciando la necessità storica non solo di ricomporre il movimento T ma l’intero movimento LGBTQIA+, facendo leva, però, non più  analisi politiche calate dall’alto, bensì sulla necessità storica di rompere con l’imposizione patriarcale che il capitalismo ci obbliga a percorrere, annichilendo le nostre esistenze e le nostre istanze. Ma per fare ciò risulta indispensabile partire da una analisi che tenga conto dell’incompatibilità della nostra stessa esistenza con l’intero sistema capitalistico di sfruttamento ed oppressione, economica, sociale e politica.


Gli ultimi cinque anni, a partire dalla risoluzione 2048 del PACE1  fino ad arrivare alla depatologizzazione delle persone transgender nell’ICD-112, sono stati contrassegnati dalla discussione sui diritti ed hanno visto l’approvazione di numerose leggi caratterizzate dall’autodeterminazione di genere3 in diversi stati europei.

La situazione italiana presenta un ritardo culturale rispetto a quella europea, dovuto al tardivo e insufficiente aggiornamento dei principali protocolli dedicati alle persone transgender, e da quasi trent’anni di sostanziale ed indesiderata inerzia del movimento trans sull’acquisizione di diritti fondamentali, parte del quale movimento ha giocoforza stretto legami con un sistema che, ad oggi, impone pratiche ritenute quali abusi dalla risoluzione 2048 come il periodo di real life test4che espone la persone trans a possibili violenze e perdita del lavoro con la motivazione dello sperimentare il proprio genere – o l’obbligo di diagnosi5 da parte dei tribunali.

I siti delle organizzazioni – non riconosciute dal Ministero della Salute – cui si deve la diffusione dei principali protocolli in Italia, contengono ancora la parola transessuale6 ed utilizzano categorie e stereotipi assolutamente obsoleti e non rispecchianti la realtà.

Da questo spaccato, ai più non noto e riportato da voci che minimizzano le oppressioni inflitte sulle persone trans*, nasce l’idea di tavoli di lavoro che coinvolgano realtà trans strutturate e radicate nel territorio. Lo scopo è individuare le necessità e le richieste della comunità ed elaborare un piano politico di azione per ottenere risultati che vanno dalla soluzione della carenza di farmaci fino ad una nuova legge che superi la 164 ed infine, per elaborare un lavoro culturale che superi la narrazione egemone creata dai filtri di potere e dalle realtà conniventi ad esso.

TransVisioni, il cui primo appuntamento è a Bologna dal 29 febbraio al 1 marzo, nasce da questo momento socio-culturale, da tutte le esigenze percepite sui territori, dalla visione di una nuova società e dal coraggio di chiedere tutto. Le realtà che vi aderiscono concordano nel ritrovarsi in uno spazio orizzontale, nel quale ci si confronti e si trovino buone pratiche e soluzioni per le istanze della comunità trans* quali il lavoro, la lotta alla povertà, il diritto alla salute, il diritto all’autodeterminazione, la lotta culturale e decoloniale contro i biases dei protocolli e della narrazione mediatica, medica, psichiatrica e psicologica.

Parallelo e propedeutico a questi incontri è il questionario che raccoglie i feedback della comunità trans* rispetto ai protocolli di transizione italiani, il quale, nel solo primo mese, ha nettamente mostrato la richiesta della base di aderire, come in molti altri stati europei, al modello del consenso informato e di formulare una nuova legge che abbia come cardine il diritto all’autodeterminazione di genere. La comunità trans* sta chiaramente dichiarando di voler essere responsabilizzata rispetto alle proprie scelte su salute, benessere e corpo e di voler uscire da un sistema patriarcale, coloniale e paternalistico presentato, come molti altri sistemi di controllo ed oppressione, come tutela.

A TransVisioni possono partecipare tutte le realtà Trans* focused nel territorio italiano mandando una mail a transvisioni2020@mail.com entro il 10 febbraio 2020.

Questa scelta nasce dal desiderio legittimo di creare uno spazio politico dedicato.

Nelle ultime settimane si è assistito ad una crescente polemica attorno a questo evento.

Queste polemiche sono la lente di ingrandimento per comprendere perché molti tentativi di creare un movimento siano falliti in passato e a quali attori politici addebitare tale fallimento e riconoscere che certe reazioni scomposte sono caratteristiche dei momenti in cui si rompe un monopolio, sia esso economico, culturale o politico.


Note

1 – il PACE, Assemblea Parlamentare del Concilio d’Europa è una organizzazione internazionale per la promozione dei diritti umani. E’ una istituzione estranea all’unione Europea e le sue risoluzioni non sono vincolanti.

2 – ICD, International Classification of Diseases  è la classificazione internazionale delle malattie e dei problemi correlati, stilata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS-WHO). Fornisce anche i protocolli di intervento e  delle procedure diagnostiche e terapeutiche riconosciute dal Sistema Sanitario Italiano. Il protocollo per le persone transgender è tra i pochissimi a non essere mutuato dall’ICD ma da associazioni private.

3 – autodeterminazione di genere, ovvero il riconoscimento della capacità di scelta autonoma e consapevole sul proprio genere. Il diritto all’autodeterminazione fu rivendicato dal movimento femminista riguardo le scelte sessuali e riproduttive, ovvero la libertà di gestire il proprio corpo. Questo portò, come ora sta portando il movimento transgender, a denunciare le mille forme di violenza, coercizione e discriminazione subite dal genere femminile.

4 – real life test,  (RLT, Real Life Test): la persona , sempre col supporto psicologico, in genere contestualmente all’inizio della terapia ormonale, inizia a “vivere” nel mondo come persona del sesso a cui sente di appartenere, adottando il ruolo di genere consono in termini di abbigliamento, comportamento, espressione ecc.
Anche questa fase e’ fortemente auto-diagnostica, in quanto attraverso di essa si deve dimostrare a se stessi e agli altri che si e’ in grado di vivere nel mondo reale nel genere scelto, sperimentandone onori e oneri, e non solo i “privilegi” stereotipati – Fonte sito ONIG.

5 – obbligo di diagnosi, la legge 164 non prevede esplicitamente l’obbligo di una diagnosi. Tuttavia concede al giudice di richiedere consulenza  intesa  ad  accertare  le  condizioni psico-sessuali dell’interessato. Con le varie sentenze la diagnosi è divenuta obbligatoria. La risoluzione PACE, accolta da moltissimi Stati europei, considera la diagnosi un abuso.il percorso psicologico: e’ una delle fasi fondamentali del processo, anche se spesso viene vissuto come “obbligo”, e pertanto non adeguatamente sfruttato dalle persone transessuali.
Ha una doppia valenza, diagnostica e terapeutica/supportiva: la prima ha lo scopo di valutare correttamente la situazione e la “realtà” della condizione transessuale, visto l’impatto che i passi successivi possono avere sulla persona, mentre la seconda deve servire da “appoggio” alla persona per aiutarla nei momenti difficili del percorso che l’aspetta.” – Fonte sito ONIG 6 – transessuale è un termine mutuato dalla scienza medica e ha in sé tutto il portato dello stigma dovuto alla patologizzazione e alla sovradeterminazione del potere medico. Tuttavia vi è una parte di popolazione transgender che adotta questo termine.