Riceviamo e pubblichiamo un intervento di un operaio della FCA sulla retorica da “andrà tutto bene” e “unità della patria” del governo Conte, e sulla situazione reale del paese. 

Le politiche dei capitalisti e dei governi non faranno mai andare “tutto bene”!


Non andrà tutto bene.

Non è vero che torneremo più forti di prima.

Non è vero che ce la faremo.

Non è vero che vinceremo questa partita.

La deprimente retorica patriottica degli “italiani brava gente”, della “solidarietà e unità nazionale”, dello “stringiamci a coorte, siam pronti alla morte”, del “tricolore e dell’inno nazionale”, del “made in Italy”, del “doniamo il sangue”, finirà presto per debordare nella più grande crisi sociale dal dopoguerra a oggi. In queste ore stanno andando in scadenza migliaia di contratti di lavoro a tempo determinato, contratti interinali e contratti atipici in generale, e la stragrande maggioranza di questi contratti di lavoro non sarà rinnovata. Sempre in queste ore stanno partendo migliaia di lettere di licenziamento per “giustificato motivo oggettivo” per lavoratori assunti a tempo indeterminato, soprattutto nel settore dell’indotto della grande industria, dei subappalti, dei servizi e dei trasporti locali. Inoltre “gli invisibili” sono già senza lavoro, ovvero quell’esercito di lavoratori irregolari dei settori del turismo, agricoltura, edilizia, ristorazione ed esercizi pubblici e commerciali, che campa alla giornata e non può “permettersi il lusso” di restare neanche una sola giornata a casa. Sono quelli che non potranno usufruire di alcun ammortizzatore sociale e alcun sostegno diretto per le proprie famiglie, e saranno i primi a pagare personalmente questa stramaledetta emergenza sanitaria.

Nelle prossime settimane il bacino degli esclusi ed emarginati sociali aumenterà a dismisura, inglobando anche le categorie sociali che fino a oggi hanno galleggiato nella palude del sistema borghese: sono ex lavoratori dipendenti, ex lavoratori precari e irregolari, ed artigiani costretti a chiudere la propria attività. Saranno considerati “effetti collaterali” della ripresa economica e il “prezzo da pagare” per il rilancio del cosiddetto “sistema Italia”. Saranno considerati scarti di un Italia che invece complessivamente ce l’ha fatta. 

Il nuovo blocco sociale popolare che si determinerà al termine dell’emergenza sanitaria sarà quindi disomogeneo e disarticolato rispetto al passato. Una sorta di “discarica sociale” con dentro le scorie della voracità e della barbarie della borghesia italiana, che farà di tutto, in nome del “primato dell’impresa privata”, per papparsi il grosso dei 25 miliardi di euro stanziati per l’emergenza sanitaria. Ai disgraziati ci penserà la Caritas, o il buon cuore della beneficenza, per i casi umani più gravi.  

Successivamente toccherà alla politica, in particolare attraverso i partiti fintamente sovranisti e realmente classisti, metterci uno contro l’altro, il penultimo contro l’ultimo, il povero contro il povero, l’italiano contro l’extracomunitario, il lavoratore a tempo indeterminato e quello a tempo determinato, il lavoratore pubblico e quello privato, per poter gestire efficacemente la fase di “ricostruzione” economica della nostra nazione.  

Alla fine ci scanneremo tra di noi, uno contro l’altro, per conquistarci le briciole che resteranno del welfare state. Già si parla di revoche dei provvedimenti come il Reddito di Cittadinanza, Quota 100 e Cuneo Fiscale per i lavoratori dipendenti, ovvero colpire disoccupati, pensionati e lavoratori, per favorire non il sistema delle imprese italiane, ma solo i loro profitti. Destra, sinistra e centro spettacolarizzeranno le loro finte divisioni e fingeranno di litigare “nell’interesse della nazione”. E agli ultimi e ai penultimi non resterà che fare il tifo per un partito politico o per l’altro, senza però porre in essere alcuna mobilitazione politica e sociale. Ci limiteremo a “tifare” e litigare per difendere i nostri leader politici, ignorando il fatto che solo il conflitto sociale può determinare migliori condizioni per i soggetti che lo promuovono.

L’Italia non ce la farà, non andrà tutto bene, sarà un massacro sociale a carico delle categorie sociali più deboli. Nei prossimi giorni, a mio modesto avviso, toccherà ai sindacati di base e alle avanguardie proletarie segnare la linea politica per affrontare la più grande barbarie del secolo.

 

Delio Fantasia, operaio Fca Cassino