Durante uno storico sciopero in occasione del Juneteenth (19 giugno, data di abolizione della schiavitù), i membri della International Longshore and Warehouse Union (sindacato principale dei portuali americani) sono stati alla testa di una giornata d’azione che ha portato alla chiusura di 29 porti lungo tutta la West Coast, in supporto alle proteste del movimento contro il terrorismo poliziesco negli USA.


Gli operai hanno molto più potere di quanto molti in questo paese pensano. È per questo che dobbiamo metterlo in mostra: alzare la voce del lavoro, e alzare la voce della gente nera negli U.S.A. Per chiedere che venga fatta giustizia per George Floyd”

Queste le parole di Keith Shanklin, il primo presidente afro-americano della sezione 34 dell’ILWU di Oakland, e uno degli organizzatori del più grande sciopero in quasi una decade organizzato dall’ILWU. In occasione del Juneteenth, gli iscritti ILWU hanno chiuso tutti e ventinove i porti della costa ovest, da San Diego a Seattle. Niente merci sulle navi, niente merci sui camion, nulla. Hanno partecipato quasi 60.000 lavoratori. Come afferma Shanklin, questo evento storico non è solo un’importante dichiarazione di solidarietà con il movimento contro la brutalità poliziesca, ma è anche un passo importante per quanto concerne la partecipazione stessa della classe operaia organizzata al movimento. Ad oggi, è la più grande azione sindacale coordinata in supporto diretto a Black Lives Matter, aggiungendo un nuovo fronte alla lotta contro il razzismo istituzionale.

A partire dalle 8 di mattina, i portuali hanno lasciato a terra tutti i loro attrezzi e si sono uniti in una giornata di azione, partecipando a marce e proteste organizzate lungo tutta la costa. Nonostante le manifestazioni di Juneteenth siano partite dalla richiesta di giustizia per George Floyd, come il resto del movimento #blm, si sono evolute con una serie di rivendicazioni strutturali più vaste, che andavano a toccare tematiche come il razzismo e la violenza sistemica statale. Come riporta la dichiarazione alla stampa del sindacato:

Il 19 di giugno, i lavoratori ILWU e tutte le loro sigle locali, lungo la costa occidentale, prenderanno posizione per rigettare il razzismo, l’odio e l’intolleranza, in questo momento storico senza precedenti, colti tra una pandemia globale, una sommossa nazionale fomentata da un Presidente che semina divisione per il proprio tornaconto personale, e il razzismo sistemico esposto, più di recente, dal brutale omicidio del signor Floyd.

Questa azione collega in maniera esplicita la lotta contro la violenza poliziesca a quella contro il razzismo sistemico da sempre radicato nella storia degli Stati Uniti e nelle loro istituzioni; un razzismo che è diventato palese a tutto il mondo nel mezzo di questa crisi sanitaria globale. A Seattle, gli operai si sono uniti a una marcia comunitaria organizzata da MLK Labor — il sindacato recentemente passato agli onori della cronaca per aver votato per espellere la polizia dalle proprie strutture — per andare a protestare davanti al dipartimento correzionale di Seattle, in solidarietà con le “vittime incarcerate del sistema di giustizia criminale”, i quali sono obbligati a lavorare per salari minuscoli alla mercé di aziende monolitiche dal valore azionario di centinaia di milioni di dollari, spesso senza adeguata protezione sanitaria. A Oakland, gli operai si sono uniti a una marcia diretta verso il consiglio comunale, dove Angela Davis e il regista Boots Riley hanno tenuto dei discorsi dal vivo.

Il blocco del lavoro è diretto dalle sezioni locali 10, 34, 75, e 91 della ILWU, ma soprattutto dal Comitato contro il Terrore Poliziesco del sindacato. Queste sezioni, spesso dirette da neri e con alti tassi di partecipazione di uomini e donne nere, hanno una lunga storia di posizioni combattive sui temi dell’antirazzismo e della lotta afro-americana. Prima di questo sciopero, avevano diretto un arresto del lavoro di nove minuti l’otto di giugno, per onorare la morte di George Floyd; la quantità di tempo che l’ufficiale Derek Chauvin ha speso con il ginocchio sul collo di Floyd.

 

I portuali dell’ILWU: una tradizione di lotta e solidarietà di classe

Non si tratta, però, della prima volta che l’ILWU si è schierato in tale maniera. Nel 2010, i portuali di Oakland hanno chiuso il porto della città dopo che un poliziotto aveva ucciso il ventiduenne Oscar Grant su una piattaforma ferroviaria. Il primo maggio del 2015, hanno protestato in prima linea, con uno sciopero, l’uccisione di Walter Scott in South Carolina. Ma la portata dello sciopero, questa volta, è senza precedenti, sia per il sindacato che per tutto il movimento operaio americano. C’è di più: si tratta di una sfida dei membri di base dei sindacati tutti contro le loro dirigenze, nei confronti delle scelte da queste fatte per evitare lo scioglimento dei sindacati di polizia. Gli operai del sindacato sanno perfettamente che i poliziotti difendono le leggi razziste dello stato capitalista, e come risultato, non sono alleati degli operai. Come ha dichiarato a The Nation un ex-portuale, oggi attivista a tempo pieno nelle fila dell’ILWU, Jack Heyman:

Se si investigasse le posizioni ufficiali di moltissime sezioni locali, si noterebbe che un poliziotto quasi sempre non può fare parte del sindacato. Questo, perché la polizia è da sempre uno strumento di oppressione della classe operaia.

Le radici della lotta antirazzista e antipoliziesca dell’ILWU, però, sono ancora più profonde: risalgono addirittura alla nascita del sindacato. L’ILWU nacque durante uno sciopero di ottantatré giorni dei portuali della costa ovest, che rivendicavano condizioni lavorative migliori e la possibilità di istituire un loro sindacato. Nel pieno della lotta, durante un confronto tra gli operai e una manciata di sgherri assunti dalle aziende per intimidirli, la polizia aprì il fuoco nella folla uccidendo sei degli scioperanti. L’indignazione suscitata dall’evento diede vita allo storico sciopero generale del 1934 a San Francisco, e alla formazione dell’ILWU nel 1937. In un momento storico dove, ancora, moltissimi sindacati impedivano l’iscrizione dei neri ai loro ranghi, l’ILWU fu uno dei primi sindacati ad abbattere la barriera della segregazione unendo operai di diverse etnie nella lotta per cause comuni.

L’ILWU ha conservato la sua tradizione di militanza, legando le lotte operaie a più larghi movimenti sociali attorno al mondo. Dall’occasione in cui si rifiutarono di processare beni per il Sudafrica dell’Apartheid, fino a quando lasciarono sui camion del materiale da imbarcare verso l’Italia di Mussolini in Etiopia, i portuali hanno sempre dimostrato il potenziale incredibile della classe operaia nell’arrestare le operazioni necessarie al funzionamento della macchina capitalista. Più di recente, i militanti hanno organizzato proteste divenute famose negli stabilimenti californiani per protestare contro la guerra in Iraq, e si sono rifiutati più volte di occuparsi del carico diretto verso Israele in solidarietà con la lotta palestinese.

Lo sciopero del 19 giugno è solo un altro capitolo nella storia del sindacato, ed è ancora più importante per il significato della data, il Juneteenth, ovvero il giorno in cui gli schiavi in Texas, due anni dopo la firma del tredicesimo emendamento, furono informati della fine della schiavitù. È un giorno simbolico sia per il razzismo sistemico degli Stati Uniti, sia per l’eroica lotta antirazzista guidata dai neri e dalla sinistra radicale per generazioni.

Nel più ampio contesto dell’attuale rivolta — che ha esposto il cuore marcio e razzista del capitalismo americano — questo sciopero ha il potenziale di aprire una fase cruciale per questo storico momento, e potrebbe collegare la lotta contro la violenza e il terrore sistemico perpetrato dalla polizia con il potere strategico in mano al movimento operaio. La sola azione del 19 costerà miliardi alle imprese americane e allo Stato che le tutela. Proviamo insieme ad immaginare cosa succederebbe se, allo stesso tempo, portuali, lavoratori dei trasporti, e altri operai di settori “strategici” si unissero in sciopero per protestare insieme alle centinaia di migliaia di giovani che già lo fanno. Una tale alleanza colpirebbe violentemente questo sistema sfruttatore che fa profitti dove fa più male, sulla pelle della popolazione nera in tutto il mondo.

Affinché questo movimento continui a crescere, sono di vitale importanza azioni di questo tipo — sia contro la polizia e lo Stato, sia contro le burocrazie sindacali corrotte che proteggono i poliziotti. Come Trent Willis e Keith Shanklin, del sindacato, hanno scritto al presidente del ILWU: “È urgente che i sindacati rispondano all’esplosione razzista di questi giorni. Si tratta, letteralmente, di una questione di vita o di morte”.

 

Madeleine Freeman

Traduzione da Left Voice