L’insostenibile situazione della figura del Re Emerito ha fatto precipitare la manovra per salvare la Corona di Filippo VI. Juan Carlos I manterrà il suo status di emerito e, naturalmente, il ruolo di capo dello Stato non è ancora in discussione nel quadro del regime del ’78.


In un comunicato, la Casa Reale spagnola ha annunciato la “decisione” di Juan Carlos I di lasciare il paese “in vista delle ripercussioni pubbliche che certi eventi del passato nella mia vita privata stanno generando”, come avrebbe espresso il re emerito in una presunta lettera indirizzata a Filippo VI. Questi “eventi passati della mia vita privata” si riferivano alle decine di scandali di corruzione intorno alla sua figura che vengono alla luce giorno dopo giorno.

Questa decisione, lungi dall’essere una vera e propria iniziativa dello stesso Juan Carlos, è una manovra della stessa Casa Reale nei colloqui con il Governo per separare l’immagine di Filippo VI da quella di suo padre e salvare la monarchia spagnola.

In questo modo, infatti, Juan Carlos non viene privato del suo status di emerito, per il quale sarebbe stato necessario abrogare il “Decreto sul Regime dei Titoli, Trattamento e Onori della Famiglia Reale e dei Reggenti” che stabilisce che “Don Juan Carlos de Borbón, padre del re Don Felipe VI, continuerà a vita ad usare il titolo di Re a titolo onorifico, con un trattamento di Maestà e onori simili a quelli stabiliti per il Principe Ereditario o Principessa delle Asturie”. Quello che il Governo sta aspettando per abrogare questo è un mistero.

Non c’è certamente alcun dubbio sul rapporto tra Felipe e suo padre, in quanto parte della stessa istituzione che è stata restaurata dal dittatore Francisco Franco nel 1969. Per i più sprovveduti, il comunicato della Casa Reale insiste nel sottolineare “l’importanza storica del regno del padre come eredità e lavoro politico e istituzionale al servizio della Spagna”. Un regno costruito sulla continuità istituzionale con il regime franchista, sulla negazione dei diritti democratici elementari e sulla rappresentanza dei grandi interessi capitalistici e imperialisti.

Anche se il destino e la durata di questo “pensionamento” sono ancora sconosciuti, non c’è dubbio che sarà con tutti i comfort associati alla posizione, a spese delle casse pubbliche e della fortuna accumulata durante quarant’anni di innesti e corruzione.

Tuttavia, nonostante tutto, il capo dello Stato non è ancora in discussione, come ha dichiarato il vicepresidente Carmen Calvo. Se qualche settimana fa il parlamento ha votato con i voti di PSOE, PP Ciudadanos e VOX l’assoluta inviolabilità di Juan Carlos I e sono passati anni da quando il CIS (Centro di Ricerche Sociologiche, istituto di ricerca statale spagnolo, ndt) ha reso pubblici i sondaggi sull’opinione della Corona, l’idea di un referendum sulla monarchia è ben lontana dall’agenda politica.

Pablo Echenique, segretario alle comunicazioni di Podemos, ha dichiarato in un thread di Twitter che da il loro partito continuerà a “esplorare tutte le strade per indagare sui loschi affari di Juan Carlos de Borbón”. I leader di Izquierda Unida e Podemos, Alberto Garzón e Pablo Iglesias, hanno fatto dichiarazioni simili.

Tuttavia, la posta in gioco non è semplicemente quella di risolvere le responsabilità dell’emerito, ma di porre fine a un’istituzione medievale e corrotta, erede del regime di Franco e amica dell’IBEX 35 [borsa spagnola, ndt]. In Unidas Podemos mostrano uno strano repubblicanesimo e fanno parte dell’operazione per salvare la monarchia nel suo momento più critico separando Juan Carlos da suo figlio, come quando hanno applaudito Filippo VI o quando hanno votato contro la comparsa di Filippo VI per i contratti con l’Arabia Saudita.

Questa monarchia franchista e corrotta deve finire. Affinché la fugadi Juan Carlos non diventi un ritiro d’oro e la monarchia continui “salda, saldissima”, sarà necessario imporre dalla mobilitazione sociale un referendum sulla monarchia e l’apertura di processi costituenti per decidere la forma dello Stato, il rapporto dei diversi popoli che vivono oggi sotto di esso, così come affrontare richieste sociali affinché la classe operaia e le classi popolari non paghino di nuovo la crisi di fronte alla pandemia del coronavirus.

Alejandro Bravo

Traduzione da La Izquierda Diario