Si terrà domani mattina dalle 9, su zoom, la settima assemblea nazionale del Patto d’azione anticapitalista – per il Fronte unico di classe. Un’occasione per analizzare e prendere posizione rispetto al cambio di scenario politico con l’insediamento del governo Draghi, e a poche settimane dallo sciopero generale internazionale dell’8 marzo, giornata della donna. Invitando compagne e compagni del movimento operaio e della sinistra radicale a partecipare, riportiamo la lettera-appello prodotta dal Patto in occasione di questa assemblea.

Per accedere all’assemblea cliccare il seguente link e, se richiesti, inserire i dati della riunione. È richiesto a tutti di avere come nome utente il proprio nome o cognome, o di accendere per qualche secondo la telecamera al momento dell’entrata.

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ID riunione : 6154963185
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Cari compagni e care compagne,

Sono stati mesi estremamente complicati per tutti noi, la fase pandemica fa in maniera esponenziale la sua strada mietendo centinaia di migliaia di morti e gli stati impongono ai propri cittadini, nell’ordine di miliardi di unità, l’obbligo di stare in casa o a morire come carne da macello nelle fabbriche o magazzini per la difesa dei profitti, senza contare il fatto che muoiono sul lavoro, per la fame o per l’inquinamento altrettante persone. Il modo di produzione capitalistico è la fonte di tutto ciò e questa crisi epidemica di intreccia con una crisi strutturale profonda del sistema accentuando le contraddizioni del capitalismo ad ogni livello; economico, politico e sociale. L’impatto della pandemia ha accelerato con forza dei processi economici preesistenti, nell’aumento della concentrazione, nel intensificazione del grado di sfruttamento dei lavoratori e di una conseguente riduzione degli spazi di agibilità politica e sindacale delle organizzazioni dei lavoratori e complessivamente un’involuzione della stessa democrazia borghese e impone nell’immediato, una riorganizzazione di un sistema di governo che sappia superare in modo meno caotico la fase che vede la crescita esponenziale dell’epidemia. Un rafforzamento dell’esecutivo di governo per tappare le falle prodotte dall’epidemia, controllare nell’accentuarsi della crisi i movimenti sociali che le contraddizioni risvegliano, mantenere le condizioni produttive perché’ le merci prodotte siano concorrenziali sui mercati internazionali. Tutto ciò impone alle classi dominanti italiane una ristrutturazione strategica basata sui nuovi paradigmi produttivi e finanziari che questa accelerazione ha comportato a livello internazionale. Il governo Draghi nasce proprio dalla necessità di compattare le varie frazioni borghesi intorno ad un piano di riorganizzazione della struttura e sovrastruttura capitalistica per un posizionamento strategico del paese nel percorso della crisi in modo da non perdere peso con i diretti concorrenti internazionali.

Questa forte e improvvisa accelerazione, assieme alla stessa esperienza della pandemia, ha fatto emergere maggiormente la percezione di molte delle contraddizioni che viviamo, aprendo anche uno spazio perché ci sia una intensificazione delle lotte esistenti e per un loro allargamento. L’esistenza di questa possibilità oggettiva, dovuta in gran parte alla violenta reazione del capitalismo in crisi e alla rapidità con cui questa crisi si è affermata, non basta per determinare automaticamente lo sviluppo di un vasto movimento di lotta spontaneo, come l’esperienza degli ultimi mesi ci ha insegnato. Nonostante ciò, non dobbiamo sottovalutare come questa crisi che stiamo affrontando abbia diffuso sempre più un sentimento o una percezione di incompatibilità tra la propria vita e questo sistema, anche nelle fasce più giovani della popolazione.

Per questo, insieme a centinaia di compagne e compagni e organizzazioni sindacali e politiche, abbiamo dato vita ad un movimento che non è circoscritto al perimetro dato dalle sommatorie delle singole organizzazioni o l’ennesima prova di forza delle proprie, insufficienti, capacità politico-organizzative ma come confronto che ha definito una piattaforma politica di fase che ha potuto e potrà essere il motore su cui connettere nell’immediato le lotte più avanzate oggi esistenti, con i lavoratori più combattivi. Tutto ciò, per non vanificare le possibilità che le contraddizioni sollecitano, nel dare una risposta agli attacchi che la borghesia porta avanti nei confronti del proletariato favorendo la formazione di un fronte unico di lotta.

Il Patto d’azione anticapitalista per il Fronte unico di classe è nato a inizio febbraio dell’anno scorso nel solco di questa necessità: sulla base di una piattaforma politica condivisa si sono uniti gli sforzi di ognuno per rafforzare il movimento di classe di fronte alle offensive padronali.

Il Patto si è costruito attorno a pochi semplici ma imprescindibili punti che si basano: sull’incompatibilità tra gli interessi di classe dei lavoratori con quelli dei padroni e dei loro governi, sulla battaglia contro il sovranismo per l’internazionalismo di classe, l’irriformabilità del sistema capitalista e lo strumento della lotta come unico elemento centrale per la soddisfazione degli interessi immediati dei proletari e dei nostri bisogni contemporanei in una prospettiva anticapitalista.

Nell’ultimo anno vari elementi di controtendenza ci sono stati, non ci arroghiamo di intestarci la totalità del merito ovviamente ma siamo convinti che il percorso di lotta in cui ci stiamo impegnando abbia svolto un ruolo importante e positivo. Tuttavia per quanto significativi siano stati i risultati prodotti riconosciamo la forte necessità di allargare ulteriormente il fronte di lotta nelle fabbriche, nei magazzini e in tutti i luoghi di lavoro, ogni nostro comune sforzo è incanalato appunto nella direzione di una mobilitazione sempre più ampia dei lavoratori mese dopo mese. Questo è il compito che collettivamente ci siamo dati per fronteggiare questa fase e contrastare la sempre più dura offensiva politica borghese che si espressa in questi ultimi anni attraverso i governi Conte uno e due, l’attuale governo Draghi e i futuri che si potranno formare

Vi inviamo questa lettera non per chiedervi l’adesione automatica al percorso, ma per un confronto sui contenuti e le indicazioni di lotta, rispetto alle necessità generali che questa fase ci pone di fronte. Il Patto d’Azione ha promosso diverse azioni sul piano nazionale, scioperi di categoria, giornate di mobilitazione diversificate sui territori, e ha dato vita ad un ambito di confronto tra Lavoratori e Lavoratrici Combattivi, che ha, tra le varie attività, dato vita all’importante sciopero generale e intercategoriale del 29 gennaio, un momento importante, atteso da tempo, che ha visto impegnati lavoratori e lavoratrici combattivi di diversa collocazione settoriale in cui è divisa la forza lavoro occupata e disoccupata indipendentemente dall’appartenenza o affiliazione politica e sindacale. Abbiamo fatto tanto, la partita non è chiusa e siamo intenzionati a giocarla fino in fondo, soprattutto nella nuova fase aperta dal governo Draghi.

CREDIAMO CHE IL DIBATTITO E LA DISCUSSIONE SIANO ELEMENTO CENTRALE DELLA CRESCITA SOGGETTIVA DI TUTTO IL MOVIMENTO, CONFIDIAMO CHE GLI SFORZI, NEI QUALI SIAMO STATI COSÌ DURAMENTE IMPEGNATI COME PATTO D’AZIONE NEGLI ULTIMI MESI PER DARE IL PIÙ AMPIO RESPIRO POSSIBILE A TUTTI I PROCESSI DI LOTTA NEL NOSTRO PAESE, POSSANO ESSERE NUOVO STIMOLO PER UNA DISCUSSIONE APERTA SULLE PROSPETTIVE DI LOTTA E PER UN AVANZAMENTO DEL NOSTRO CAMPO NEL MOMENTO IN CUI LE CONDIZIONI E LE NECESSITÀ DEI LAVORATORI NON RENDONO PIÙ RIMANDABILE TUTTO QUESTO.

 

Patto d’azione anticapitalista per un Fronte unico di classe