Operazione Mantide è il nome scelto dalla Guardia di Finanza per l’indagine apertasi nelle ultime ore ai danni di DHL Express. Le operazioni contro il versante italiano del colosso multinazionale sono partite dalla Brianza e dal Milanese e hanno finora portato al sequestro di ben 20milioni di euro. Secondo la procura, DHL si sarebbe servita, grazie anche alla mediazione del Consorzio Industria dei Servizi, di ben 23 società cooperative per esternalizzare la manodopera ed evadere il pagamento dell’IVA. Un’eccezione che ogni giorno si dimostra essere più vicina ad essere regola.


Queste pseudo-società – “meri serbatoi di manodopera”, parole del pm – avrebbero operato tramite la produzione sistematica di “fatture soggettivamente inesistenti” e la “stipula di fittizi contratti d’appalto”, evitando così di versare i contributi o di rispettare il versamento di qualsiasi altro onere previdenziale. Va da sé che un tale ricorso al lavoro nero, la rimozione completa delle tutele e un uso massiccio di appaltatori “fantoccio” non può che avere lo scopo di rendere ancora più competitiva la multinazionale della logistica, già di fatto uno dei maggiori oligopoli della logistica, e di esercitare un fermo comando sulla forza-lavoro, tramite il ricatto e l’iper-sfruttamento.

Il trend è lo stesso di molte altre grandi imprese che, negli ultimi anni, tramite esternalizzazioni e somministrazione illecita di manodopera hanno diviso la classe operai e sfasciato il settore produttivo nazionale, dando vita a una vera e propria economia sommersa. Il conseguente crollo negli oneri fiscali, assieme al trasferimento dei conti off-shore, è servito ad aumentare esponenzialmente i profitti e a lasciare agli altri le briciole. Viene naturale quindi chiedersi quale nuova estensione avrà raggiunto questo fenomeno – ormai sempre meno marginale e in buona misura permesso dalle normative di settore, quando non addirittura incoraggiato dalle politiche neoliberiste di ultimo grido – in un periodo in cui i piani di ripresa economica stanno costantemente innaffiando le imprese di finanziamenti a fondo perduto.

Questo non toglie, tuttavia, che l’operazione Mantide, considerate anche le notevoli dimensioni di DHL,  costituisca un precedente notevole per il settore della logistica, vera forza motrice delle lotte in Italia al momento. È interessante notare che, proprio lo scorso febbraio, era stato approvato un accordo tra Filt Cgil, Uiltrasporti, Fit Cisl e DHL, che stabiliva delle tutele per tutta la filiera, un contenimento del subappalto al 5% e parità di trattamento per i dipendenti di ogni tipo. La proposta risale al novembre 2020, quando l’intesa tra sindacati e DHL aveva “scongiurato” lo sciopero generale.

È chiaro ormai come i tavoli di trattativa siano diventati la ghigliottina dei lavoratori e delle lavoratrici. Rinunciare alla lotta nell’aspettativa che i capitalisti aderiscano a un principio che non sia quello della rincorsa al profitto non è più opzione per una classe che vede i propri membri morire quotidianamente sul lavoro. Mentre seguiremo lo svolgersi dell’indagine, attenderemo la risposta dei settori combattivi e autonomi del sindacato, molto attivi nella logistica e presenti anche in DHL.

Solo la lotta paga e, come diceva Lenin, la classe operaia non ha intenzione di farsi ingannare.

Marco Duò