L’ennesima vittima sul lavoro di quest’anno è un ragazzo di 18 anni di Venezia. È stato travolto da una lastra di metallo nel suo quarto giorno di PCTO. Sale a tre il numero di ragazzi morti nello svolgimento di questi percorsi per le competenze. Il tema della sicurezza sul lavoro richiede un’immediata convergenza del movimento studentesco con quello operaio.


Giuliano De Seta, 18 anni, è morto ieri a Noventa di Piave (VE) al suo quarto giorno di stage lavorativo. Il ragazzo stava lavorando alla BC Service Srl per acquisire crediti e sarebbe stato travolto da una lastra di metallo appoggiata su dei cavalletti cedevoli. I soccorsi sono accorsi immediatamente, ma non hanno potuto salvare Giuliano a causa della gravità delle ferite riportate agli arti inferiori. Il ragazzo frequentava la classe quinta dell’ITIS di Portogruaro (VE). I Carabinieri e la Spisal (Servizio Prevenzione Infortuni e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) stanno svolgendo le indagini per ricostruire l’accaduto e individuare eventuali responsabilità.

Si tratta dell’ottavo caso di infortunio grave o fatale nel contesto dell’alternanza scuola-lavoro/PCTO negli ultimi quattro anni. Nel 2018, un 16enne rimane ferito a Udine, lavorando alla finitura di alluminio; lo stesso destino spetta a un 17enne di Pistoia appena un mese dopo; a Cuneo, il 4 febbraio 2020, un ragazzo della stessa età è finito in terapia intensiva dopo essere stato travolto da una cancellata di ferro; il 16 giugno 2021, un 16enne è caduto da un’altezza di 5 metri mentre si trovava su una piattaforma installata per montare uno striscione a Rovato, in provincia di Brescia; nel 2022, Lorenzo Parelli, 18 anni, è morto in un’azienda meccanica in provincia di Udine e Giuseppe Lenoci, 16 anni, è morto durante uno stage in una ditta termoidraulica a Fermo. A maggio, un altro 16enne è rimasto ustionato in una carrozzeria di Merano (BZ). Una vera e propria scia di sangue che porta dritta al drammatico incidente di ieri.

Nel complesso, in Italia ci sono stati circa 600 morti sul lavoro da inizio anno, con una media di quasi 3 al giorno. La connessione tra la lotta della classe lavoratrice per migliori condizioni di sicurezza e quella degli studenti per un inserimento nel mondo del lavoro che non avvenga a costo della vita è più che mai evidente. Urge, però, tradurla in pratica e far convergere queste lotte in un unico movimento con obiettivi comuni. Gli studenti degli istituti superiori sono scesi in piazza a febbraio nelle più grandi città proprio per questo: per chiedere l’abolizione dell’alternanza scuola-lavoro/PCTO e per chiedere giustizia per i propri coetanei morti. La risposta dello Stato – che, attraverso le sue figure istituzionali di spicco, versa lacrime di coccodrillo per le vittime – è consistita nell’inviare l’antisommossa a picchiare dei ragazzi a malapena maggiorenni.

Enrico Letta, segretario del PD, la descrive come “una tragedia che ci lascia attoniti, di ghiaccio”, coprendo di insopportabile retorica le responsabilità del suo partito nell’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro (introdotta nel 2015 con il decreto Buona Scuola del governo Renzi, all’epoca alla guida del PD). Nemmeno una parola sul fatto che tragedie del genere stiano ormai diventando la normalità nella galassia di PCTO, stage e tirocini sottopagati che lo stesso centrosinistra ha contribuito a creare.

Per questo motivo, chiediamo, insieme agli studenti e ai lavoratori, l’abolizione dei PCTO e di ogni forma di stage, tirocinio e di collaborazione sottopagata o gratuita. È proprio in queste forme contrattuali che si concentra la maggior parte della manodopera giovanile, ad oggi quella a più alto rischio di povertà non solo in Italia ma in tutta Europa. Chiediamo, inoltre, che i costi della crisi non si abbattano sulla sicurezza dei lavoratori; le commissioni di controllo, sorveglianza e indagine in caso di infortuni devono essere presiedute dai lavoratori stessi. Chiediamo, infine, che vengano individuate chiare responsabilità ogni volta che accadono incidenti del genere: dobbiamo combattere all’interno dei luoghi di lavoro la logica del profitto che giustifica qualsiasi taglio ai costi, anche – come accade sempre più spesso – quelli sulla sicurezza.

Insorgiamo, perché di scuola e di lavoro non si deve più morire.

 

Marco Duò

Nato a Rovigo nel 1996, vive a Padova, dove studia Scienze Filosofiche. Ha conseguito una laurea triennale in lingue (inglese e russo) presso l'Università Ca' Foscari di Venezia con una tesi in studi postcoloniali su Frantz Fanon e la laurea magistrale in scienze filosofiche presso l'Università degli Studi di Padova. Lavora come precario nel mondo della scuola.