FIOM Bergamo: i landiniani all’arma bianca contro l’opposizione

Riportiamo di seguito un comunicato dell’opposizione CGIL a seguito dell’ennesimo atto (non certo il primo) di prepotenza burocratica della maggioranza landiniana (ora guidata dalla Re David).

La prosecuzione della linea “bastone e bastone” in CGIL e in particolare in FIOM, a pochi messi dall’inizio della fase congressuale, pone ancora più urgentemente la necessità di pensare a quali basi politiche e a quali metodi sono necessari per una presenza anticapitalista nel più grande sindacato d’Italia, per far avanzare e collegare il sindacalismo combattivo aldilà della sigla di appartenenza, per non limitarsi a prenderle e a fare una critica “un po’ di sinistra” ai burocrati legati mani e piedi alla sinistra borghese.


La maggioranza del direttivo vota contro un nostro compagno.

È molto grave quello che è avvenuto oggi al direttivo della Fiom di Bergamo.
Il direttivo, che non si riuniva da 5 mesi, ha votato a maggioranza contro l’ingresso di un compagno della Dalmine che fa riferimento alla nostra area. Questo compagno avrebbe dovuto sostituire una delegata dell’area che si è dimessa. La sua sostituzione era già stata rinviata nell’ultimo direttivo, a maggio, quando si era proceduto a varie sostituzioni e escluso lui con il pretesto, risultato poi infondato in Commissione di Garanzia, di una lettera firmata da alcuni suoi colleghi di lavoro che ne chiedevano l’espulsione.
Quel giorno, di fronte a una palese violazione dello Statuto, abbandonammo il direttivo e facemmo ricorso. Tanto che oggi la presidenza ha proceduto a mettere in votazione la sostituzione, ma, essendo oggi l’unica, con l’effetto che il direttivo a maggioranza potesse votare contro: 40 no contro 21 sì.
È stata una pagina amara quella scritta oggi. Il gruppo dirigente della Fiom di Bergamo deve vergognarsi per aver volutamente schierato la maggioranza del direttivo contro un compagno. La dichiarazione di voto di un suo collega di fabbrica che ha invitato gli altri a votare contro è stata un pugno allo stomaco. Perché mette in discussione alla radice il principio del pluralismo contro ogni logica Statutaria. Ma soprattutto perché lacera la solidarietà tra compagni e la comune appartenenza alla stessa organizzazione. Se non la pensi come me, ti voto contro. Non ti voglio nel direttivo, non voglio sentirti, non voglio discutere con te, non voglio darti rappresentanza.
Da anni c’è un clima nella Fiom di Bergamo che va oltre il rispetto, sia delle persone che delle regole, continuamente violate dal segretario e dalla presidente del direttivo. Oggi è stato ancora più brutto perché tutto si è consumato contro un compagno di fabbrica, che non ha un incarico politico o una responsabilità particolare nell’area. È un compagno, punto. La ragione per cui i due terzi del direttivo gli hanno votato contro è che ha partecipato nei mesi scorsi a scioperi del suo reparto, su questioni aziendali, indetti dalla CUB. A maggioranza, il direttivo della Fiom di Bergamo si è arrogato il diritto di decidere dove finisce il diritto di sciopero. Dove finisce il diritto al pluralismo. Dove finisce la solidarietà tra compagni all’interno di una organizzazione. Troppo in una sola mattinata!
I dirigenti nazionali, regionali e confederali che hanno assistito a questo scempio senza intervenire e anzi avallando l’operazione nonostante le nostre ovvie proteste, sono tutti ugualmente responsabili.
Abbiamo di nuovo abbandonato il direttivo. Ma non finisce qui. Oltre a fare ricorso, invitiamo fin da ora la segretaria generale della Fiom nazionale a venire a incontrarci. Allo stesso modo solleveremo il problema con la segretaria generale della Cgil. Non è accettabile che la Fiom di Bergamo sia una zona franca, dove tutto è permesso al suo segretario, sia sul piano statutario che su quello politico e personale.
E non finisce qui, perché non abbiamo nessuna intenzione di lasciare che questo gruppo dirigente faccia a pezzi questa organizzazione. Il nostro compagno della Dalmine oggi non è entrato nel direttivo, ma le nostre posizioni in quella fabbrica e in tutto il territorio restano e rappresentano comunque circa il 40% di tutta la Fiom. Tenerci fuori dagli organismi è un fatto grave, ma non ci tiene fuori né dall’organizzazione né tanto meno dai posti di lavoro. Oggi chi ha il problema più grande non siamo noi, che abbiamo un compagno in meno nel direttivo. Ma il segretario della Fiom di Bergamo che si è schierato contro un suo stesso iscritto, per poi proseguire con poco più di metà direttivo a una discussione in cui la sua stessa maggioranza si è espressa contro la sua proposta di scioperare due ore a fine turno il prossimo lunedì.
Per inciso: Il segretario della Fiom non ha nemmeno smentito (a domanda esplicita) che Emilio Capitanio, delegato della Lovato e componente della segreteria territoriale, si sia recentemente dimesso dalla sua azienda. Legittimo che Capitanio abbia scelto di dimettersi dalla sua azienda, immaginiamo con reciproca soddisfazione. Che faccia altro nella vita non ci interessa. Non altrettanto che sia ancora a tutti gli effetti componente della segretaria territoriale, senza che nemmeno venga data comunicazione al direttivo.

sindacatoaltracosa – opposizione CGIL – Fiom Bergamo

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