Il 2018 sarà l’anno della risposta dei lavoratori e dei giovani

Pubblichiamo un bilancio sulla situazione politica francese apparso su Révolution Permanente.


 

Per i consueti saluti di fine anno Macron ha cercato di cancellare l’immagine del presidente “dei ricchi” che gli è stata attribuita.
Un passo importante per chi non ha smesso di distruggere a colpi di bulldozer il codice del lavoro, di facilitare i licenziamenti in massa o ancora di eliminare l’ISF. Per essere i suoi primi desideri, Macron è restato sobrio. Può essere, inoltre, che sia solo una delle risoluzioni che trae da questo 2017. Finiti gli attacchi ai “fannulloni”, ormai, è la “fraternità” e la “coesione nazionale” che primeggiano. Circa venti minuti durante i quali Macron ha cercato di sintetizzare la politica che applicherà nel 2018 cancellando le questioni in grado di alimentare inutilmente il distacco profondamente radicato nel mondo del lavoro e delle classi popolari.

L’IPOCRISIA AL SUO APICE
Qualificando il diritto d’asilo di “dovere morale, politico”, il capo dello Stato ha parlato di possibili “tensioni etiche”, precisando che lui manterrà una “linea di umanità e di efficacia” . L’ipocrisia raggiunge il suo apice quando sappiamo ciò che è effettivamente coperto da queste famose “tensioni etiche”; non è altro che la politica promossa da Gérard Collomb, vale a dire l’indurimento del “diritto d’asilo”, o ancora le circolari che richiedono i centri di alloggio per denunciare i non aventi documento. Ancor più della caccia avviata dai precedenti governi, è ormai la politica che il Fronte Nazionale ha sempre rivendicato che Macron conta instaurare, degno erede della perdita di nazionalità.

CHE DIRE DI MACRON 2018?
Senza grandi annunci, tuttavia, il capo dello Stato ha tenuto a riaffermare la sua volontà di seguire, nel 2018, quelle che lui chiama “trasformazioni profonde”, “con la stessa forza, lo stesso ritmo, e la stessa intensità”. “Io continuerò a fare ciò per il quale voi mi avete eletto.”, ha aggiunto. Senza stupirsi, dopo la vittoria sugli ordini di lavoro, Macron e il suo governo, al servizio del MEDEF, non si fermeranno così facilmente . Nella linea del fuoco, abbiamo l’indurimento del regime di assicurazione contro la disoccupazione e le sanzioni contro i disoccupati, nonché un’ulteriore spinta al sistema pensionistico attraverso la redistribuzione.

ARRIVANO NUOVI FRONTI
Citando, i territori rurali, i quartieri popolari, gli agricoltori, l’oltremare, gli appaltatori, gli indipendenti, i funzionari o ancora la questione dell’uguaglianza donna-uomo, Macron ha elencato le sfide dell’anno che arriva. Da un lato le misure per stimolare l’imprenditorialità, dall’altro i nuovi fronti di combattimento per il mondo del lavoro in questo 2018. I funzionari e i cittadini dei quartieri popolari saranno doppiamente assistiti. Nel 2017, c’è già stato il giorno di “default” stabilito per tutti i dipendenti pubblici, mentre abbiamo assistito all’aumento del numero di persone morte, per mano della polizia, nei quartieri popolari.

2018, L’ANNO DEI LICENZIAMENTI DI MASSA…?
E’ su quel che sembra essere un consenso generale, che il datore di lavoro inizia bene l’anno. In primo luogo, attraverso un miglioramento ciclico dell’economia, quindi a causa di molti doni legati a Macron e della sua Legge sul Lavoro. Incoraggiato a licenziare, il datore di lavoro, non dispone, per il momento, di strumenti “efficaci” per ridurre in media il personale a un costo “ragionevole”. Con i licenziamenti convenzionali collettivi, le grandi aziende hanno trovato la loro felicità. Abitualmente, i piani di licenziamento seguono l’elezione presidenziale. Questa volta, è bastato attendere gli ordini di Macron per vedere i primi piani presentarsi, come al PSA.

… O 2018, L’ANNO DELLA RISPOSTA DEL MONDO DEL LAVORO E DEI GIOVANI!
Mentre Macron soddisfa i desideri dei datori di lavoro, per le classi popolari è l’inverso. Il primo gennaio, la CSG aumenta come il gas, le tasse sui carburanti, i francobolli e le assicurazioni. Questo dimostra che per Macron e consorte, l’anno 2018 deve essere l’anno di tutti gli aumenti salvo quello dei nostri salari. E la loro determinazione è proprio in questo. Di fronte a coloro che contano di imporre la precarietà per tutti, è una risposta globale che lui vorrebbe costruire. Per quelli, in un contesto in cui gli ordini di lavoro contano essere applicati azienda per azienda, come i licenziamenti convenzionali collettivi del PSA, si tratta di prendere qualsiasi lotta che inizi come una scuola di guerra, come una battaglia di tutto il mondo del lavoro e dei giovani. Una vittoria su questi piani di licenziamento, come quelli che interessano il PSA, potranno essere una prima tappa per far ritirare il fronte opposto. Una lotta per dire basta alla società che Macron vuole imporre, la società dove i licenziamenti saranno semplici come un saluto, questa società in cui la precarietà diverrà la normalità.

No, decisamente, i nostri desideri sono agli antipodi di quelli di Macron.

Damien Bernard

Traduzione a cura di Annalisa Esposito Damien Bernard

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