Durante l’obsoleto rituale nazionalista della 90° adunata degli alpini a Treviso, il ministro della difesa Pinotti, sulla scia già del mostruoso decreto Minniti, del reazionario disegno di legge sull’autodifesa contro i ladri in casa e sulla scioccante affermazione razzista della Serracchiani, si è dichiarata favorevole a reintrodurre, a partire dal 2018, una sorta di leva obbligatoria ma estesa a tutti i settori che riguardano la difesa nazionale e internazionale. In Italia la leva obbligatoria fu introdotta nel 1861 dopo la sua unificazione e abolita solo nel 2005. Ora il ministro della difesa Pinotti vuole reintrodurla facendola passare con il nome di servizio civile! Tale disegno di legge prevede la leva obbligatoria per i ragazzi tra i 18 e i 28 anni di entrambi i sessi, da svolgere almeno a 300 km di distanza da casa e per un anno. E, inoltre, prevede anche una retribuzione di 700 € mensili e dei crediti formativi che vanno ad aggiungersi nel curriculum. La proposta, già formulata alcuni anni fa da politici di estrema destra come Salvini, ha trovato come giustificazione le seguenti parole:

Ad oggi non possiamo completamente paragonare in termini educativi i ragazzi italiani che frequentano le nostre scuole a quelli che invece riuscivamo a formare ai tempi della leva obbligatoria. Guardatevi attorno, il massimo della preoccupazione dei giovani di oggi è quello di prendere il maggior numero di “mi piace” sui social network; non pensano più ai veri valori alla quale eravamo legati noi da giovani, la disciplina, la famiglia e l’educazione. Con questo disegno di legge, grazie alle leva obbligatoria, vogliamo ricordare ai nostri giovani cosa significa vivere una vita esemplare, all’insegna dell’educazione e della disciplina.

È quindi ovvio che, secondo il ministro, la leva obbligatoria non serve ad altro che rieducare i giovani in quanto, secondo lei e nel pensiero comune delle vecchie generazioni, sono tutti degli scansafatiche senza valori e senza educazione. Si, proprio l’educazione, che secondo il ministro deriva dalla disciplina militare!

Come sempre però, un po’ come fanno i genitori nell’educare i propri figli, si commette l’errore di non mettersi nei loro panni e di sapere già a prescindere cosa è meglio per gli altri. Nessuno infatti, anche ascoltando i vari pareri sorti nelle interviste, si è messo nei panni dei giovani, i quali si sono ritrovati adulti in una società che non garantisce più il lavoro, che si fonda ancora su valori totalmente inattuabili e dati come universali (famiglia tradizionale con figli, devozione alla patria e alla Chiesa, etc.); una società, la nostra, che si basa quasi esclusivamente sul progresso tecnologico e che quindi richiede anche competenze informatiche e una cultura informatica dove i “mi piace” di Facebook assumono un loro valore sociale. Senza contare poi che si confonde l’educazione con la disciplina militare e si generalizza questa pratica come se fosse efficace e accolta ideologicamente da tutti! Fare il militare o prestare servizio in qualsiasi ruolo che riguarda la difesa nazionale, infatti, nello stato borghese assume uno status ideologico paragonabile a quello di chi milita in un partito politico. Nessuno quindi dovrebbe essere obbligato a questa scelta, che sicuramente non fa la differenza tra una persona educata e una maleducata. Anzi, in molti casi le persone che fanno ricorso alla violenza sono proprio quelle che prestano servizio militare o civile.

Ma il ministro Pinotti queste cose le sa molto bene e dietro i suoi discorsi adulatori e privi di un’analisi sociale si nascondono interessi politici ben più loschi e reazionari. La borghesia, infatti, da sempre fonda la società sul richiamo all’ordine e alla disciplina per sopprimere i sommovimenti e le insurrezioni operaie attraverso strutture sociali e politiche quali la famiglia, la parrocchia, la patria e ovviamente anche l’esercito. Oggi, inoltre, il mondo capitalista dei paesi NATO è sull’orlo di una guerra mondiale con la Corea del Nord e impegnato sui fronti dei vari paesi islamici. Dinanzi a ciò si comprende la necessità di richiamare alle quanti armi più uomini possibile. Ma questa, ovviamente, per la borghesia è anche una buona manovra per tenere a freno il mondo del lavoro dando occupazione ai tanti giovani disoccupati.

Peccato che per svolgere il servizio militare o paramilitare si dovranno spostare a 300 km di distanza minima, perdendo così un anno di studi o rinunciando ad altre possibili carriere, con una paga di soli 700 € mensili e dei crediti formativi che in realtà, così come per quelli del tirocinio scolastico, non verranno neanche presi in considerazione in altri posti di lavoro. Sì, la proposta di legge terrà i giovani occupati per un anno, ma poi ? Chi non vorrà lavorare in tali ambiti cosa farà? Semplice, ritornerà disoccupato alla ricerca di un lavoro! La disoccupazione si combatte solo creando nuovi posti lavorativi in tutto il territorio italiano e in tutti i settori, obbligando le aziende e le imprese ad assumere i disoccupati. Quanto alla leva obbligatoria, per aumentare la forza militare nazionale e internazionale riconosciamo solo l’unica vera leva obbligatoria che serve ad armare la classe operaia in vista della rivoluzione.

 

Lorenzo De Girolamo