Con l’approvazione della nuova legge di bilancio, assistiamo ad una modifica della contribuzione studentesca universitaria a livello nazionale. Fino a questo momento era in vigore la legge sulla contribuzione studentesca del 1997, con le modifiche apportate dalla legge Monti nel 2012.
Il vecchio sistema contributivo, aveva portato ad un progressivo innalzamento delle tasse sugli studenti.
Infatti, la legge del 1997 prevedeva che le università non potessero chiedere di contributo agli studenti più del 20% del fondo di finanziamento ordinario dello stato. Molte università però, strangolate dalla scarsezza di fondi, andavano a superare abbondantemente il limite previsto dalla legge.
Si calcola che, nel 2010, gli atenei italiani che sforavano il limite del 20% fossero ben 35 su 62.

Dopo i ricorsi presentati dagli studenti contro l’università degli Studi di Pavia e la successiva condanna, formulata dal Consiglio di Stato, alla restituzione di 8 milioni di euro da parte dell’università agli studenti, il governo Monti corre ai ripari. Infatti nel 2012 viene varata la riforma della contribuzione studentesca che prevedeva, tra l’altro, che il limite del 20% di tassazione fosse calcolato solo ed esclusivamente sugli studenti in corso.

Questo nuovo regime permetteva alle università di effettuare nuovi rialzi delle tasse, senza temere alcuna azione avversa.
Il risultato: l’Italia divenne il terzo paese europeo per livello di tassazione studentesca. Basti pensare che la tassazione media per studente, tra il 2012 ed il 2013 è aumentata da 980,81 euro a 1.017,21 euro, fino a raggiungere i 1.052,86 del 2014.

La nuova legge di bilancio, approvata quest’anno, avrebbe come obiettivo quello di frenare la tassazione studentesca, tuttavia presenta molte criticità. La nuova legge di contribuzione studentesca introduce, per gli studenti in corso o fuoricorso di un anno, una no-tax area fino €13.000 di ISEE e una fascia calmierata da €13.000 a €30.000 di ISEE, dove viene fissato un tetto massimo di contribuzione studentesca. Per gli studenti fuoricorso, invece, lo stesso contributo, previsto per gli studenti in corso, può essere maggiorato del 50% (con una contribuzione minima di €200). Inoltre la legge prevede l’istituzione della medesima imposta, come omnicomprensiva. Questo significa che l’università non può applicare nessun’altra tassa ad eccezione di quella prevista dalla legge di bilancio (Le tasse regionali sono escluse dalla manovra però).

Apparentemente la nuova tassazione sembrerebbe prevedere un abbassamento delle tasse ed una protezione delle fasce di ISEE più deboli. Tuttavia la situazione è ben diversa: con un insufficiente innalzamento del fondo di finanziamento ordinario di soli 55 milioni di euro (su 62 università), per garantire i medesimi servizi, l’università dovrà obbligatoriamente recuperare i fondi perduti. Seguendo la linea tracciata dalla legge di bilancio, che legittima una tassazione più alta per gli studenti fuoricorso, le università stanno elaborando regimi di tassazione che vadano a penalizzare questa categoria di studenti.

Questa logica si fonda sul mito dello studente fuoricorso, come lazzarone e nullafacente, che deve essere pertanto punito dal sistema contributivo. Lo studente fuoricorso è invece, nella maggior parte dei casi, uno studente che è costretto dalle scarse possibilità economiche della famiglia a lavorare per pagarsi gli studi. Inoltre, a causa della recente riformulazione del calcolo dell’ISEE, diviene molto facile superare quella soglia di ISEE protetta (basti pensare che il nuovo ISEE dà molto peso alla proprietà immobiliare che non sempre produce reddito).

L’università dovrebbe essere libera, gratuita ed accessibile a tutti, garantire le stesse possibilità ed opportunità a tutti gli studenti, non dovrebbe mai sostenersi sulla contribuzione studentesca, soprattutto su una contribuzione punitiva verso alcune categorie di studenti.

Adelchi