Il Coltan è un minerale usato nelle componenti di diversi apparecchi tecnologici: telefonini, tablet, computer; la sua funzione è di ottimizzare il consumo della corrente elettrica, ottenendo un notevole risparmio energetico.
Il Congo detiene circa l’80% dei giacimenti di Coltan, facile da estrarre perché le miniere sono collocate in superficie.
Le condizioni di estrema povertà associate al clima di terrore creato dai vari gruppi terroristici, governativi e ribelli, fanno sì che i lavoratori si riuniscano in gruppi di 50 persone che estrarranno il minerale dalle diverse miniere.
La produzione prevede tre fasi: raccolta, lavaggio e trasporto. Le pietre verranno trasportate per essere destinate ai paesi imperialisti che li lavoreranno. Ad ogni fase i terroristi estorceranno una piccola tangente ai diversi operai.
La scomparsa delle grandi compagnie minerarie ha sancito la fine di quei pochi diritti, che nonostante le ristrettezze, vigevano, rompendo così quella coesione sociale che ha lasciato posto alla decadenza dell’umanità: prostitute bambine, morti per sfinimento, orfani.

Non è solo il terrore che guida questi uomini alla schiavitù, ma è soprattutto la necessità di beni primari, paradossalmente lì proprio dove c’è abbondanza di risorse ma non di strumenti.
I minatori percepiscono circa 4 dollari al giorno, 120 dollari mensili, salari che saranno investiti per acquistare cibo e acqua, che in Congo vengono maggiormente importati dai paesi limitrofi, i quali sono tra i principali acquirenti dei diamanti, dimostrando che si lavora unicamente per sopravvivere.
Il disinteresse delle istituzioni, le quali si mostrano efficienti solo quando si tratta di guadagnare attraverso concessioni, dimostra che l’unica soluzione è cambiare il sistema di produzione trasferendo agli operai il monopolio della lavorazione, unici in grado di tutelare il proprio interesse.

Cristiano D’Alterio