Domani si terrà uno sciopero per l’intera giornata in tutto il paese, chiamato unitariamente dai sindacati di base. Una data di mobilitazione che nasce contro la nuova stagione di attacchi alla classe lavoratrice a partire dallo sblocco dei licenziamenti, a cui si è aggiunta ieri l’aggressione alla sede nazionale della CGIL.


Lo sciopero di domani: un momento di lotta da sfruttare per andare oltre i limiti attuali del movimento

Dopo diversi anni di scioperi “generali” convocate da singoli sindacati minori, domani, lunedì 11 ottobre, si terrà una giornata di sciopero generale convocato da tutto il sindacalismo di base. Questa iniziativa di lotta nasce come risposta allo sblocco dei licenziamenti del luglio scorso, che è la misura-principe di una serie di attacchi rinnovati alle condizioni della classe lavoratrice.

Lo sciopero di domani si presenta ancora come una confluenza di alcuni settori già in lotta contro i licenziamenti di massa, e dei sindacati che hanno preso una posizione netta contro il governo Draghi e gli attacchi padronali: non è ancora una lotta del tutto “unitaria”, sul programma delle rivendicazioni, dove ancora non si riesce ad avere una piattaforma comune su alcuni punti fondamentali e precisi su cui continuare la lotta, e sul piano organizzativo, con una seria difficoltà a preparare insieme lo sciopero con azioni comuni e coordinate – a partire dall’assemblea nazionale unitaria che avrebbe dovuto tenersi il 19 settembre, e che ha visto la mancata adesione di quasi tutte le sigle promotrici per motivi, davvero futili, di composizione della platea e ordine degli interventi.

In questo senso, i limiti dello sciopero di domani sono anche un prodotto dei limiti conservativo-burocratici che affliggono in generale i sindacati, e non solo quelli più grandi della triade confederale CGIL-CISL-UIL. Ciò non toglie che domani sarà una buona occasione per legare e mettere a confronto tutta una serie di settori in lotta con le loro rivendicazioni, con l’obiettivo comune di opporsi ai licenziamenti di massa.

In questo senso, rivendichiamo la continuazione e l’evoluzione dei percorsi di unità nelle mobilitazioni e di confluenza in alcuni grandi obiettivi di lotta comune che facciano da base per uno sciopero generale più largo, che coinvolga diversi milioni di lavoratori e lavoratrici, anche fra i ranghi dei sindacati confederali. Un primo, ottimo segnale in questa direzione è l’adesione annunciata allo sciopero di domani di settori della CGIL, a partire dagli operai del Collettivo di Fabbrica della GKN, che continuano a occupare la loro fabbrica contro la chiusura annunciata dai proprietari del fondo finanziario Melrose. Si tratta di moltiplicare e di connettere la pressione operaia sull’intera struttura sindacale, a partire da un intervento convinto dell’opposizione di sinistra, come abbiamo discusso nel nostro ultimo editoriale.

“Insorgiamo!”: la GKN e la possibile evoluzione della lotta di classe in Italia

La mobilitazione si terrà in decine di città in tutto il paese, con presidi e cortei cittadini, oltre che concentrazioni di fronte a aziende dove si stanno consumando lotte importanti nei territori. In fondo all’articolo, riportiamo tutti gli appuntamenti noti.

 

Respingiamo insieme le aggressioni ai sindacati: la risposta unitaria agli attacchi è una questione di principio e un elemento di lotta alla burocrazia

Lacura Confindustria” 2.0 di governo e capitalista sta avendo successo nel far ricadere i costi e le responsabilità dell’epidemia Covid-19 ancora in corso sui soliti noti, provocando una rottura nella classe lavoratrice e in altri settori colpiti dalla crisi. Abbiamo vissuto così un’atmosfera da “scontro di civiltà” su vaccini e misure sanitarie che ha agevolato l’irrigidimento di una minoranza non proprio marginale su posizioni complottiste, molto più facili da egemonizzare per la destra organizzata in varie forme, a partire dai gruppi fascisti organizzati come Forza Nuova che, non a caso, si sono buttati a pesce in questo settore. E’ in questo contesto, potendo contare sulla compiacenza di importanti settori delle forze dell’ordine, che una spedizione squadrista ha approfittato del corteo di ieri in centro a Roma – dove la forza impiegata per far rispettare l’ordine pubblico non a caso era ridicola rispetto alla violenza spesso impiegata contro scioperi e movimenti – per assaltare la sede nazionale della CGIL in corso d’Italia.

Con la presenza in prima linea dei capi fascisti di Forza Nuova, Giuliano Castellino e Roberto Fiore, sono state aperte violentemente alcune finestre e infine l’ingresso, e devastati diversi ambienti interni. Poche ore dopo, una pattuglia più piccola ha dato l’assalto al policlinico Umberto I, dove era ricoverato un loro camerata, provocando danni materiali e persino aggredendo il personale sanitario.

I capi della CGIL, abituati a un presidio folto delle loro sedi da parte della polizia durante le manifestazioni critiche “da sinistra”, sono stati colti di sorpresa dall’attacco alla loro sede, protetta da pochissimi agenti di polizia che non hanno ricevuto rinforzi rapidi – una disfunzionalità difficilmente casuale, con l’apparato di polizia di cui dispone la capitale.

È stata così convocata una mobilitazione nazionale, chiedendo a iscritti e solidali di presentarsi a presidio delle sedi del sindacato stamattina dalle 10, mentre a Roma si sarebbe tenuta l’assemblea generale straordinaria. Maurizio Landini, dai gradini della sede di Corso d’Italia di fronte a migliaia di persone accorse, ha annunciato una manifestazione nazionale per sabato prossimo a Roma, convocata unitariamente con CISL e UIL, con un appello a tutte le realtà “democratiche e antifasciste” a partecipare, rilanciando la necessità che lo Stato non proceda a ulteriori “riforme” senza tenere conto del “mondo del lavoro”.

È chiaro che l’intenzione della burocrazia sindacale è quella di riportare in un clima di ordine “istituzionale” l’atmosfera politica sempre più tesa che si è venuta a creare nel nostro paese, e che sta esercitando sempre di più sui sindacati stessi una pressione verso la mobilitazione e la lotta. Il solo fatto di dover rispondere con una manifestazione nazionale dove portare una certa massa critica di persone è un segnale dell’impossibilità materiale, per ora, di una linea totalmente passiva di richiesta di carità al governo: se lo Stato risponde ai capi sindacali con continui attacchi e repressione, persino i Landini si trovano costretti a “fare qualcosa”.

La questione è, per tutti i settori combattivi del movimento, soprattutto dentro la CGIL, lottare per portare la risposta agli attacchi economici, politici, militari al movimento operaio su un binario di indipendenza di classe e non di dipendenza dai partiti di governo, dalle istituzioni, dalla stessa polizia che ogni giorno dà prova del suo “valore” come corpo a difesa dei diritti democratici e della sicurezza fisica degli sfruttatti.

La difesa dagli attacchi fisici e dalle leggi anti-operaie di qualunque struttura sindacale, di qualsiasi organo del movimento operaio, per quanto burocratizzato o lontano dalle nostre posizioni, è una questione di principio per tutto il movimento, per la nostra classe.

È un terreno concreto di unità nella lotta difensiva, di fronte unico nel nostro movimento, dove sfidare apertamente e sconfessare la grande burocrazia socialdemocratica che vive di rendita sulle lotte passate, indebolendo o bloccando quelle di oggi.

È anche l’unico modo per dare un grande esempio a una platea larga di come i settori attivi e più coscienti del movimento operaio sono disposti a lottare non solo per propri obiettivi corporativi o “di sigla”, ma per la salvaguardia e la vittoria di tutta la nostra classe, aprendosi la strada contro la passività e la disillusione che la stessa burocrazia operaia diffonde tra i ranghi di lavoratori e lavoratrici, e per togliere potere a questa stessa burocrazia.

Soprattutto in questa epoca, dove l’autorganizzazione e la capacità di autodifesa della classe lavoratrice in Italia sono ancora molto limitate, dobbiamo combattere ogni posizione che tratti la questione in modo infantile e sentimentale (del tipo “la CGIL è burocratica e fa solo danni, le diano pure fuoco”), riducendo la gravità di attacchi fisici di questo tipo a un danno “meritato” da parte dell’apparato burocratico dei sindacati maggiori. Non solo perché queste posizioni negano persino la minima reazione di difesa democratica di fronte a attacchi squadristi, ma perché preparano una indifferenza sociale ancora peggiore rispetto alla repressione che subiscono e subiranno i settori minoritari più combattivi del movimento operaio e di altri movimenti sociali: integrare nello sciopero di domani e nelle nostre lotte il ripudio di questi attacchi squadristi ci permette di non rimanere sul piano delle chiacchiere (continuando ciascuno a prenderle da squadristi e polizia in ordine sparso), ma di organizzare e mettere in campo forze effettivamente in grado di sostenere i compiti di auto-difesa del nostro movimento, di qualsiasi elemento di democrazia operaia, per quanto limitato o burocatizzato, dentro questa società borghese che ci vorrebbe del tutto disorganizzati, isolati e totalmente in preda dei capitalisti.

Giacomo Turci

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Le piazze dello sciopero generale di domani

Torino – ore 10.30 Porta Nuova

Genova – ore 9.00 piazzale Traghetti Iqbal Masih (coop.A.Di Negro)

Milano – ore 10.00 via Pantano 9 (Assolombarda)

Bergamo – ore 14.30-17 presidio alla Confindustria, via Stezzano 87

Brescia – ore 9.30 piazzale Stazione

Trento – ore 9.00 corteo da Piazza Dante a Confindustria

Mestre – ore 9.00 piazza Barche, corteo a via Torino (Confindustria) e Forte Marghera

Trieste – ore 10.00 corteo da piazza Goldoni

Bologna – ore 10.30 piazza dell’Unità, corteo fino a Piazza del Nettuno

Parma – ore 9.30 presidio Ospedale Maggiore, via Gramsci

Firenze – ore 10.00 piazza Puccini

Pisa – ore 10.00 piazza dei Miracoli

Livorno – ore 7 rotatoria della Cartiera (angolo ponte Genova-via Mattei)

Perugia – ore 10.00 piazza Italia

Roma – ore 10.00 presidio al Mise (via Molise)

ore 10.00 presidio al Ministero dell’Istruzione (viale Trastevere)

ore 10.00 presidio alla Funzione Pubblica (piazza Vidoni)

ore 10.00 piazza della Repubblica, corteo fino a piazza SS.Apostoli

Campobasso – ore 10.00, piazza Prefettura

Napoli – ore 10.00 piazza Mancini

Catanzaro – ore 10.00 Cittadella Regionale

Gioia Tauro – ore 10.00 Porto

Cosenza – ore 9 piazza Loreto

Catania – ore 9.30 corteo da piazza Borgo a piazza Manganelli

Palermo – ore 9.00 corteo da piazza Politeama alla Prefettura

Ragusa – ore 10-12 presidio in piazza Matteotti

Cagliari – ore 9.30 corteo da piazza Garibaldi