Anno nuovo, campagna elettorale nuova. Il M5S in questi giorni parte a razzo. Abbandonata la formula dei comizi populisti di fronte alle grandi piazze di disillusi e scoraggiati, i suoi candidati preferiscono le conferenze davanti a Confcommercio, Confesercenti, Coldiretti…

In sale gremite di centinaia di imprenditori, Di Maio (candidato premier) e Di Battista presentano le loro parole d’ordine, in realtà veri e propri mantra di piccola e media borghesia che sentiamo da anni: meno burocrazia, più tutela per l’evasore fiscale, abolizione degli studi di settore, finanziamento pubblico alle piccole e medie imprese in difficoltà ecc. ecc…

È bastata una legislatura per far cambiare radicalmente il linguaggio del M5S. Sono lontani i tempi del linguaggio populista del movimento “anti-sistema”, contro la “casta” e i privilegi dei parlamentari, espresso in forma infuocata nei comizi di piazza e nei discorsi nelle aule del parlamento. Il linguaggio è adesso assai concreto e in una forma calma, rassicurante, ragionata… e che colpisce gli imprenditori al cuore toccandoli nel portafogli.

Emblematico è come secondo Di Maio, “chi crea valore” è appunto l’imprenditore (e il lavoratore quindi è fortunato e non deve creare problemi), una lusinga tutt’altro che gratuita: l’obiettivo è quello di conquistare l’elettorato rimasto orfano per la crisi del berlusconismo e solo in parte recuperato dal centro-destra con il ritorno di Berlusconi.

La svolta moderata è completa con il controllo delle candidature alle primarie (via con i complottisti e gli estremisti, dentro sempre più professionisti della politica) e il progressivo allontanamento di Grillo, passato da protagonista ad assente. Il “MoVimento” cerca di convincere quanti più elettori di essere una forza matura per gestire nella maniera migliore lo Stato per conto della borghesia.

Superata l’allergia per gli “inciuci” con i corrotti e con la “casta”, i pentastellati si dicono pronti a unirsi ad altre forze per governare con responsabilità, e ci vorrà poco prima che venga votata la prossima legge “necessaria” che “ci viene chiesta dall’Europa”.

Gabriele Bertoncelli