Il nome dell’Indocina e successivamente del Vietnam ci riporta in primo luogo alla grande sconfitta dell’imperialismo nordamericano nel 1975 o alla cosiddetta “Prima guerra d’Indocina” contro la ricolonizzazione francese che terminò nel 1954 con la sua sconfitta a Dien Bien Phu contro l’esercito guerrigliero di Ho Chi Minh. Quest’ultimo è stato considerato il liberatore dell’Indocina.

La storia precedente a questi avvenimenti, in particolare quella del ruolo del Partito Comunista Indocinese di Ho Chi Minh e dei trotskisti al suo interno, è tuttavia poco conosciuta dagli storici, dai ricercatori e dai militanti di sinistra, dato che è stata tenuta nascosta per decenni sia dalle pubblicazioni borghesi che dallo stalinismo.

Cominciamo, con questa introduzione storica, la pubblicazione in lingua italiana di una raccolta di scritti volti a ricostruire la realtà storica dietro la figura mitologica di Ho Chi Minh, in particolar modo per quanto riguarda lo svolgimento e l’esito fatale della lotta politica tra i partiti stalinizzati della III Internazionale e l’Opposizione di Sinistra, particolarmente forte in quell’epoca proprio in Vietnam. Questa serie di scritti è uscita per la prima volta raccolta in un unico luogo nel Quaderno n°3, dell’argentino CEIP (Centro de Estudios, Investigaciones y Publicaciones “León Trotsky”), centro di studi sociali e politici fondato e gestito dalla Frazione Trotskista.


La lotta instancabile del popolo indocinese per la propria liberazione nazionale è in primo luogo una lotta contro il colonialismo francese. Il punto culminante di questa resistenza, precedente alla nota “guerra d’Indocina”, è ciò che intendiamo riportare in questo opuscolo.

Per 15 anni, dai primi anni ’30 fino all’insurrezione del ’45, le lotte delle masse indocinesi compreserorivolte contadine, formazione di sindacati, scioperi operai a sud e organismi di tipo sovietico, fino a una breve esperienza di armamento e potere operaio regionale.

L’indipendenza nazionale, le libertà democratiche e la distribuzione delle terre ai contadini sono le rivendicazioni essenziali che caratterizzano il processo rivoluzionario durante tutto il periodo. Per esporre due quadri generali di questo processo, pubblichiamo un articolo dello storico trotskista Al Richardson (sotto lo pseudonimo di Stephenson), Stalinismo vs. Socialismo rivoluzionario in Vietnam e la conferenza realizzata nel 2002 da Ngo Van nella sede del CERMTRI (Francia) intitolata Una guerra di cent’anni.

 

Le tre ondate più importanti del periodo furono:

  • Il periodo 1930-31: si inaugura con la rivolta nazionalista della guarnigione di Yen Bay che termina con un massacro. Sotto l’influenza della rivoluzione cinese, proliferano le rivolte contadine. Il Partito Comunista Indocinese nasce incoraggiando queste rivolte isolate (come parte della politica di ultra sinistra del “terzo periodo”). L’imperialismo francese le mette a tacere bombardando direttamente le masse insorte. La relativa industrializzazione della colonia, dovuta alle necessità della metropoli imperialista, permette l’ascesa della classe operaia e di un vero e proprio movimento operaio. Questi fatti, insieme alla tremenda oppressione (e allo stato di polizia) esercitata per anni dalla Francia, le basi per l’ascesa dell’Opposizione di Sinistra e per il rapido sviluppo della sua influenza fra le masse urbane dell’Indocina. Un settore di intellettuali nazionalisti indocinesi in Francia (fra i quali si annovera Ta Thu Thau) e alcuni settori del PCI vedono nella rivolta di Yen Bay l’impotenza della borghesia vietnamita nel portare avanti la lotta per la liberazione nazionale. D’altro canto, criticano il fallimento dell’Internazionale Comunista nel dirigere la lotta anticoloniale. La rottura con le interpretazioni nazionaliste e l’adesione alle tesi della teoria della rivoluzione permanente, che un anno prima Trotsky aveva scritto in opposizione alla politica stalinista in Cina, si riflettono in vari articoli de La Verité francese, come quello che pubblichiamo in questa edizione [dell’opuscolo da cui è tratto il brano, ndt] scritto da Ta Thu Thau: Yen Bay e il suo significato. La Dichiarazione degli opposizionisti indocinesi, anch’essa in questa selezione, fu considerata il manifesto di fondazione dell’Opposizione indocinese. Trotsky risponde a questa dichiarazione nell’unico articolo che dedica specificamente all’Indocina, la Lettera agli Opposizioni indocinesi, mettendo in contestando la sua caratterizzazione del nazionalismo borghese e il ruolo delle rivendicazioni democratiche (specialmente la questione agraria) nella rivoluzione proletaria. Nel 1931 gli opposizionisti fondano il Ta Doi Lap (IV Internazionale). Nel 1933 viene fondato, sotto la direzione di Ta Thu Thau, il gruppo La Lutte, un fronte unico con il PCI che presenta candidature elettorali e pubblica un giornale omonimo.(1) Un altro gruppo formato da militanti opposizionisti che rompono con il PCI, chiamato Ottobre, continuerà poi con il nome di LCI. Ngo Van fu uno dei suoi dirigenti. I due gruppi presentavano importanti differenze fra di loro, specialmente in relazione alle politiche di fronte unico.

 

  • L’ascesa degli anni ’36 e ’37 sotto l’influsso delle occupazioni delle fabbriche e l’agitazione operaia in Francia nel periodo del Fronte Popolare avrà come epicentro gli scioperi operai e i comitati di azione lanciati dai trotskisti indocinesi. La Lutte, i costituzionalisti borghesi e altre organizzazioni di minore importanza formano una Commissione a seguito della promessa del governo di realizzare un Congresso Indocinese dove sarebbero state esposte e prese in considerazione le rivendicazioni popolari. La Lutte, specialmente la sua ala trotskista, e la LCI incoraggiano parallelamente la formazione di Comitati di Azione di base che spuntano a centinaia in tutto il sud vietnamita, secondo località, luogo di lavoro e di studio.(2) Pubblicano opuscoli con istruzioni per la loro formazione, per la maggior parte illegali. L’importanza e la profondità del processo si può valutare dalla ritirata dei costituzionalisti del movimento e dalla reazione del governo, che li proibisce. Nel 1937 si scioglie il gruppo La Lutte, quando Ta Thu Thau pubblica sul giornale l’articolo Fronte popolare del tradimento. Il PCI finisce di consolidare la propria svolta verso una maggiore subordinazione alla politica del Cremlino, che iniziò nel 1935 con il patto Stalin-Laval e continuò con il supporto al fronte popolare francese. A proposito di questo periodo pubblichiamo [nell’opuscolo originale, ndt] Bilancio e prospettive del 1936, un articolo della LCI che chiama alla costituzione di Comitati di azione di fabbrica e denuncia le politiche di inganno della borghesia indigena in relazione al Congresso indocinese. Alcuni estratti del libro Révolutionnaires Vietnamiens et pouvoir colonial en Indochine (Rivoluzionari vietnamiti e potere coloniale in Indocina) dello storico Daniel Hemery illustrano le caratteristiche e attività de La Lutte e la sua importantissima influenza elettorale, così come il processo di formazione dei comitati, l’ondata di scioperi e la lotta dei trotskisti per l’alleanza operaia e contadina.

 

  • La terza ascesa inizia improvvisamente nel ’45 con la sconfitta del Giappone da parte degli Alleati (3) e il vuoto di potere nato dalla sua ritirata, che scatena un’insurrezione di massa in tutta la regione. La partecipazione dei trotskisti all’ascesa sarà notevole, nonostante fossero indeboliti da anni di repressione. Il Vietminh (il Partito Comunista clandestino) aveva acquisito un’influenza crescente fra i contadini disperati per la fame (4) e dalla doppia dominazione degli anni della guerra. La guerriglia guidata dallo stalinismo, che aveva guadagnato posizioni nelle montagne del nord, prende il potere ad Hanoi, stabilendo un governo provvisorio sotto la presidenza di Ho Chi Minh. Due giorni dopo, più di un milione di persone manifestano per le strade di Saigón e iniziano a moltiplicarsi i comitati popolari. Il Vietminh, non riconoscendo questi comitati, instaura un governo di collaborazione fra classi (incorporando partiti borghesi nonostante la loro scarsa influenza nella regione) che lascia intatti i principali ingranaggi dell’apparato statale.

Le truppe del Kuomintang però occupano il nord in settembre e quelle britanniche entrano a Saigón con l’obiettivo di ristabilire la vecchia amministrazione francese, agendo secondo quanto stabilito da Stalin, Roosevelt e Churchill nell’accordo di Teherán del 1943 riconfermato poi a Potsdam nel luglio 1945. (5)

Mentre i giapponesi non si erano ancora ritirati (sotto richiesta degli Alleati) le truppe inglesi fanno da avanguardia per la riconquista francese dell’Indocina (dato che la Francia era molto indebolita per via della guerra). Ho Chi Minh tratta con gli Alleati il rientro delle truppe francesi a nord per ottenere la ritirata dell’esercito cinese (che avvenne nel marzo del 1946) e la semiautonomia come parte di una Federazione Francese. In Cocincina tratta una tregua con i francesi e ordina il disarmo di ogni organizzazione non appartenente al governo. Saigón insorge contro l’invasione imperialista e, sotto la guida dei trotskisti, i comitati popolari e le milizie operaie chiedono al Vietminh d’essere armati. I contadini tentano di espropriare i proprietari terrieri. I trotskisti incitano a lottare per la liberazione nazionale e per un governo operaio e popolare, ma il Vietminh interrompe lo sviluppo degli organismi sovietici a favore dell’alleanza con i nazionalisti borghesi, impedisce le espropriazioni nelle campagne, distruggendo l’alleanza operaia e contadina che i trotskisti avevano iniziato a costruire, impedisce la resistenza armata, incita le masse a conquistare l’indipendenza confidando nelle negoziazioni con l’imperialismo “democratico” francese e gli Alleati, abbandona il potere e permette la rioccupazione francese.

Così, l’eroica resistenza che era durata diversi giorni per le strade e le periferie di Saigón fallì e lo stesso “Esercito Popolare” del Vietminh iniziò una persecuzione feroce contro l’avanguardia e i trotskisti che avevano recuperato grande influenza su di essa. Lo stalinismo, attraverso il Vietminh, è in questo modo responsabile della deviazione e del riflusso del processo rivoluzionario. L’omicidio dei leader trotskisti (che continuerà fino agli anni ’50) fra cui Ta Thu Thau, e la liquidazione dell’avanguardia operaia organizzata nei comitati operai, fu una decisione premeditata e pianificata coscientemente dagli stalinisti, come politica preventiva per evitare che il processo rivoluzionario eccedesse i limiti della proprietà privata e rovinasse la loro alleanza con la borghesia nazionale e gli “imperialismi democratici”. Per illustrare questo periodo pubblichiamo A sud del Vietnam, scritto nel 1948 dal gruppo La Lutte e Alcune tappe della rivoluzione nel sud del Vietnam, scritto nel 1947 da Lu Sanh Hanh della LCI. Infine, le tesi La situazione in Vietnam, dello stesso anno e autore, forniscono un bilancio più generale del processo.

 

Questo periodo della storia dell’Indocina è parte dei processi che, iniziati prima della Seconda Guerra Mondiale, retrocedono (ma senza una sconfitta significativa) ai propri inizi e scoppiano verso la fine della guerra con un’insurrezione operaia e popolare nella lotta per la liberazione nazionale. Lenin e Trotsky, che caratterizzarono le guerre mondiali come interimperialiste, incitarono le masse dei paesi coloniali e semicoloniali ad approfittare degli scontri fra le varie fazioni per sviluppare la lotta per la propria liberazione nazionale. Alla fine della guerra, Asia e Africa diventarono il centro di queste lotte. Insieme al popolo indocinese lottarono gli indiani, i cinesi, gli indonesiani, i birmani, i palestinesi, gli algerini, gli egiziani etc. spinti dalla decadenza delle loro metropoli imperialiste francesi e inglesi e dalla sconfitta giapponese.

 

La repressione esercitata in Indocina dall’imperialismo francese contro il movimento di massa e la sua avanguardia del periodo prebellico (perfino durante il governo del Fronte Popolare), la sua coesistenza e subordinazione all’imperialismo giapponese nel periodo 1940-45, l’azione congiunta di Gran Bretagna e Francia insieme allo sconfitto imperialismo giapponese (con l’aiuto dello stalinismo) contro l’insurrezione del 1945, costituisce uno dei grandi esempi, insieme al processo greco, (6) della “mimetizzazione” delle bande imperialiste, “democratiche” e fasciste, contro la rivoluzione operaia e popolare soprattutto nella lotta anticoloniale. Gli Stati Uniti, che contavano ancora sulla fiducia di parte delle masse nella loro retorica anticolonialista e filodemocratico, dimostrarono il loro lato fascista con la repressione diretta greca e con le bombe atomiche sulla popolazione giapponese, molto vicina geograficamente e cronologicamente all’insurrezione indocinese.

L’insurrezione dell’agosto del 1945 si verifica mentre gli Alleati insieme a Stalin non potevano fare a meno di consolidare la sconfitta dell’Asse, frenare e sconfiggere i processi rivoluzione e spartirsi il mondo – specialmente l’Europa – in “sfere di influenza”, attraverso vari patti come quello di Yalta (febbraio 1945) e Potsdam, preceduti, fra l’altro, dal patto anglo-russo e da quello franco-russo. Le bombe atomiche, lanciate pochi giorni prima della ritirata del Giappone dall’Indocina, ebbero l’obiettivo di consolidare la resa giapponese (specialmente della sua popolazione) e i vantaggi degli Stati Uniti nel Pacifico, e di avvertire l’Unione Sovietica della possibile rottura dei patti appena stabiliti. In Europa, i patti implicarono la sconfitta dei processi rivoluzionari in Francia, Italia e Grecia, grazie al palese tradimento dei Partiti Comunisti. Queste sconfitte implicarono l’isolamento delle lotte anticolonialiste in relazione ai movimenti di massa delle metropoli imperialiste, in uno dei momenti più favorevoli della storia per l’unità internazionalista rivoluzionaria. L’Indocina è una delle tante dimostrazioni storiche del fatto che, a partire dalla tappa imperialista aperta nel 1914, i compiti nazionali strutturali nelle colonie o semicolonie (l’indipendenza e la questione agraria) non possono essere risolti dai nazionalismi borghesi (incluse le loro ali di sinistra) dato il loro stretto legame con l’una o l’altra potenza imperialista. Nei processi anticoloniali, la borghesia nazionale utilizzò i movimenti di massa per fare pressione e ottenere briciole da qualche potenza. Nei casi in cui la direzione finì nelle mani dei partiti borghesi, (la maggior parte delle volte grazie alla politica di collaborazione fra classi dello stalinismo) l’indipendenza che ottennero questi paesi significò, al massimo, il loro passaggio da colonie a semicolonie delle potenze imperialiste (quindi non un’autentica liberazione nazionale). In India, ad esempio, il Partito del Congresso diretto da Nehru e Gandhi, dopo anni di sanguinose lotte di operai e contadini, finì per negoziare con gli inglesi nel 1947 un’indipendenza che implicò la divisione del popolo in lotte religiose e territoriali in India e Pakistan come semicolonie capitaliste, le cui conseguenze sono visibili al giorno d’oggi.

La stessa Indocina è uno dei più tragici esempi della politica promossa dal Cremlino verso tutte le sue sezioni. Il tradimento della rivoluzione cinese con l’appoggio al Kuomintang nel 1925-27, la svolta di ultra sinistra  del “terzo periodo”, la nuova svolta del 1935 verso i fronti popolari che implicò l’appoggio al Fronte Popolare di León Blum e di conseguenza al carnefice del popolo indocinese, l’imperialismo francese, l’appoggio alle potenze dell’Asse durante il patto tedesco-sovietico ed il successivo appoggio agli imperialismi “democratici” in seguito alla rottura del patto, tutte queste svolte furono seguite dallo stalinismo statale locale (anche se a volte in ritardo) (7) specialmente da uno dei suoi fondatori: Ho Chi Minh. Quest’ultimo, dalla Cina, giocò un ruolo chiave nella subordinazione del PCI al Cremlino, non solo criticando il fronte unico che i comunisti indocinesi avevano sostenuto insieme ai trotskisti, (8) ma anche, come si vede in una delle Cartas che pubblichiamo, tacciando quest’ultimi di essere fascisti, pro-giapponesi (nella guerra sino-giapponese) e inneggiando a sterminarli “politicamente”.

Facendo passare l’appartenere all’“Unione Francese” come un’astuzia per “guadagnare tempo, economizzare le forze, evitare l’eccessivo spargimento di sangue”, (9) il tradimento del PCI e Ho Chi Minh nell’insurrezione del ’45 implicò che la resistenza contro la rioccupazione francese retrocedesse a una guerra di guerriglia sul campo, che si prolungarono per otto anni, con la conseguenza di morti e distruzione delle forze produttive. Nel 1945 l’Indocina conquista la propria indipendenza(10), ma solo momentaneamente, dato che entro poco dovrà riprendere la lotta contro un nuovo imperialismo con grande ingerenza con un’influenza mano a mano preponderante nella regione: gli Stati Uniti. La strategia stalinista di collaborazione di classe esigé quindi dalle masse più di trent’anni di lotta e sacrifici supplementari per poter ottenere l’indipendenza nazionale, e quest’ultima poté essere conquistata solo con le misure che il Partito Comunista si trovò obbligato ad attuare nell’espropriazione e nella distruzione dello Stato borghese che prima si era rifiutato di realizzare. Le condizioni in cui realizzò questi compiti diedero luogo però ad uno Stato operaio terribilmente burocratizzato.

Per contro, l’importante ruolo giocato dai trotskisti in questo processo rivoluzionario ebbe come base le lezioni dedotte da Trotsky dal fallimento al quale portò la strategia stalinista nella rivoluzione cinese del 1925-1927 e la sua formulazione della teoria della rivoluzione permanente per i paesi semicoloniali(11). Insieme a quelli dello Sri Lanka e alla Bolivia, saranno uno dei pochi gruppi trotskisti che riusciranno ad ottenere influenza su parte delle masse. Nel caso indocinese, manterranno parte di questa influenza nel momento di maggior prestigio dello stalinismo(12). Lavorando clandestinamente, ma anche approfittando di ogni spiraglio di legalità, i trotskisti affrontarono processi, carcere, deportazione e assassinii, nelle mani per dell’imperialismo francese, giapponese, inglese, e dello stalinismo. La loro condotta emerge per l’eroismo e per la persistenza nel cercare la via verso il movimento di massa, cosa che permise loro di influire su diversi settori dell’avanguardia, soprattutto operaia. Hemery descrive l’ingegno utilizzato per fare agitazione nelle campagne, il ruolo dei propagandisti e dei militanti illegali (per la maggior parte ex prigionieri politici), la raccolta di risorse e l’edizione di giornali e depliant, in una situazione di estrema povertà e repressione. Definisce La Lutte un movimento legale con influenza sulle masse operaie delle città e delle campagne e fra i giovani intellettuali e studenti. Ta Thu Thau diventò leader indiscusso di questo movimento. Questa influenza raggiunse il proprio apice con l’ondata di scioperi del 1936-37, che si rifletté nell’impatto elettorale, nella formazione dei primi sindacati e nell’appoggio che i due gruppi diedero ai comitati di azione. Ta Thu Thau scommette che il carattere transitorio dei comitati, permessi all’inizio dal governo coloniale, si trasformi poi in permanente, vale a dire negli organismi pre-sovietici che poi effettivamente finirono per diventare. Già come gruppo trotskista, La Lutte riceverà le congratulazioni di Trotsky per il suo trionfo elettorale a Saigón nel 1939: con l’80% dei voti sorpassò ampiamente gli stalinisti. Mentre questi ultimi iniziavano a organizzarsi come esercito guerrigliero nelle campagne (giustificandosi con l’immaturità del proletariato), il trotskismo influenzerà soprattutto le città del sud, la zona di maggior sviluppo industriale e dei settori di servizio, e da lì si dirigerà in campagna. La costante ascesa della strategia sovietica per merito dei trotskisti lascerà una tradizione che, sopravvivendo ai terribili anni della guerra, permise loro di dirigere nell’insurrezione del ’45 i comitati popolari nella regione di Saigón – Cholón e le loro milizie armate. I trotskisti mantennero ben alta, sia in Indocina che in Francia(13), la bandiera dell’internazionalismo. Come grande esempio di questa attività emerge la formazione dei comitati che raggruppavano i lavoratori vietnamiti in Francia(14) che lottavano contro lo sciovinismo colonialista francese, ma anche contro il nazionalismo borghese indocinese (che in alcuni casi finiva per allearsi con i nazisti) e contro i socialisti e i comunisti che, riparando nella sola lotta al fascismo, facevano da copertura alla screditata borghesia imperialista francese e impedivano di distinguere fra alleati e nemici nella lotta per la liberazione nazionale. Questi comitati riuscirono a unirsi in un congresso per eleggere un comitato rappresentativo provvisorio con delegati fra i lavoratori delle campagne e fra i soldati fra il 15 e il 17 dicembre 1944. Insieme alla rivendicazione del ruolo giocato dai gruppi trotskisti, crediamo che sia necessario approfondire le debolezze che indubbiamente li afflissero. Molto controverso è il carattere politico del fronte unico sostenuto da La Lutte insieme al PCI, fronte che si perpetuò dal 1933 al 1937, anni di grandi avvenimenti nella scena mondiale e particolarmente nella Francia imperiale (ascesa del nazismo, patto Stalin-Laval, fronti popolari in Spagna e Francia, processi di Mosca). Questo sarà uno dei motivi principali della rottura fra i gruppi. Come prima impressione, possiamo dire che l’impegno in questo fronte, che pubblicava un giornale comune, poteva essere corretto come tattica elettorale (dato che si basava sull’indipendenza di classe e su candidature operaie) ma non dal punto di vista strategico, dato che non demarcandosi pubblicamente dallo stalinismo attraverso pubblicazioni e altri metodi che stabilissero una politica indipendente (dal punto di vista nazionale e internazionale), era per loro impossibile sconfiggere la politica di conciliazione fra classi verso la quale avevano iniziato a tendere gli stalinisti locali nel 1935. Altro punto controverso è la politica sostenuta da La Lutte contro al Vietminh nell’insurrezione del 1945. Crediamo tuttavia che per poter trarre conclusioni definitive su questi fatti sia necessaria una ricerca molto più esaustiva che eccede gli obiettivi di questa raccolta.

Questa prima presentazione, lontana dall’essere un quadro esaustivo, pretende di servire da base per una ricerca più approfondita che si inserisca nella storia della IV [Internazionale] che raccolga le sue Conferenze, Congressi, rotture e la storia delle sue sezioni in lingua spagnola, un progetto del CEIP LT per future pubblicazioni. Gli articoli pubblicati non implicano una rivendicazione del loro contenuto. Nel caso indocinese in particolare cerchiamo di riportare le posizioni di entrambi i gruppi che, come abbiamo già detto, presentavano grandi differenze fra di loro. I materiali selezionati appartengono ai centri di ricerca trotskisti: Revolutionary History e suo direttore, Al Richardson; Istituto Leon Trotsky diretto da Pierre Broué; CERMTRI diretto da Jean-Jacques Marie; e a Ngo Van, che è stato diretto protagonista e dirigente di uno dei gruppi indocinesi. Per l’elaborazione di questa raccolta abbiamo contato sulla collaborazione di Alejandra Ríos (membro del CEIP nel Comitato editoriale di Revolutionary History) dall’Inghilterra e di Jean Baptiste Malakoff e Alejandra Dupont dalla Francia. Le traduzioni dall’inglese e dal francese sono state realizzate da Rossana Cortez, Sol Dorin, Perla Paz e Pedro Bonanno. Le note sono state realizzate per questa edizione tranne nei casi in cui fossero già presenti nell’originale (note dell’autore o del precedente editore). Alla fine di questa raccolta pubblichiamo un’intervista a Ngo Van che abbiamo precedentemente realizzato a Parigi. Ngo Van ha pubblicato due libri, intitolati Nel paese della campana rotta (“Au pays de la cloche fêlée”) e Vietnam 1920-1945, rivoluzione e controrivoluzione coloniale, così come una serie di articoli e conferenze. A partire dall’abbondante letteratura della quale è autore, le domande hanno l’obiettivo di approfondire alcuni aspetti. Ngo Van non solo ha subito il carcere e la tortura per la sua militanza pratica, ma ha anche dedicato la propria vita a diffondere questi fatti tanto intensi quanto sconosciuti, tenendo vivo il ricordo dei trotskisti indocinesi, e mantenendo così la tradizione necessaria per ogni militante rivoluzionario. Sebbene riteniamo sia necessario specificare che il consiglio editoriale dei Cuadernos non coincide con la sua caratterizzazione del Vietnam di Ho Chi Minh e con la sua critica attuale alla strategia trotskista, vogliamo esprimere il nostro orgoglio di poter pubblicare questa intervista fra le nostre pagine.

 

Note

1)In seguito allo scioglimento del fronte unico, La Lutte parteciperà come gruppo trotskista alla Conferenza di fondazione della IV Internazionale nel 1938, venendo riconosciuto come sua sezione ufficiale.

2)La tattica di incitare i comitati di azione come organismi pre-sovietici che permettevano lo sviluppo della mobilitazione, l’organizzazione indipendente del movimento di masse e la lotta contro la collaborazione di classi è simile a quella portata avanti da Trotsky in relazione al Fronte Popolare in Francia. Secondo Trotsky nei Comitati di azione, “Non si tratta di una rappresentazione rappresentanza democratica di masse qualsiasi, ma di una rappresentazione rivoluzionaria delle masse in lotta”. Mentre il Fronte Popolare cercava di immobilizzare le masse a favore della borghesia, i rivoluzionari dovevano unificare l’energia rivoluzionaria per darle il maggior vigore possibile. I comitati d’azione erano quindi “…l’unico modo per fermare la resistenza anti-rivoluzionaria degli apparati dei partiti e dei sindacati”… “Questo significa che i comitati di azione siano soviet? In determinate condizioni, i comitati di azione possono diventare soviet”. (Le mouvement communiste en France, Front Populaire et comités d’action, Leon Trotsky, Ed. De Minuit, París, 1967).

3)Poco tempo prima, il Giappone aveva finito di scacciare l’amministrazione francese dall’Indocina, con la quale aveva convissuto per cinque anni.

4)Approssimativamente il 10% della popolazione (dieci milioni di persone) morì a causa della carestia.

5)Secondo alcuni storici, fu nella Conferenza di El Cairo del 1944 che gli Stati Uniti promisero l’Indocina francese al capo nazionalista cinese Chiang Kai-shek.

6)Vedasi Trotsky e i trotskisti nella seconda guerra, Pierre Broué, Cuadernos n°1.

7)Nel 1935 si tenne a Macao il primo congresso del PCI nel quale, secondo un rapporto di Ho Chi Minh al Partito dei Lavoratori del Vietnam del febbraio 1951, si votò una politica che “non concordava con le caratteristiche del movimento rivoluzionario nel mondo e del nostro paese in questa epoca (tale politica rivendicava la distribuzione della terra ai contadini; non vedeva la necessità della lotta contro il fascismo né il pericolo della guerra fascista, etc). Questo passaggio illustra la resistenza iniziale dei militanti vietnamiti ad abbandonare la lotta contro l’imperialismo francese.

8)In un altro passaggio del rapporto precedentemente citato in cui si faceva riferimento al periodo di governo del Fronte Popolare in Francia, durante il quale La Lutte incoraggia il cosiddetto Movimento del Congresso, Ho Chi Minh contesta che “I quadri peccavano di limitatezza di criterio, davano troppa importanza all’azione legale, si lasciavano inebriare dagli esiti parziali e non prestavano attenzione al consolidamento delle organizzazioni clandestine del partito. Ciò non spiegava chiaramente la loro posizione a proposito della questione dell’indipendenza nazionale. Alcuni compagni violando i principi collaboravano con i trotskisti”. Hemery descrive simili critiche da parte del PCF, il quale accusava i trotskisti di non sostenere una politica coerente di alleanza con la borghesia nativa.

9)Frase di Ho Chi Minh, citata da Ngo Van nel suo articolo Il movimento della IV Internazionale in Indocina, 1940-45.

10)Dal ’46 al ’54 si sviluppò una lunga guerra fra gli eserciti regolari e principalmente una guerra di guerriglia nelle campagne. La regione rimaneva divisa in zone liberate, le aree urbane controllate dalle truppe di occupazione e le aree rurali controllate dalla guerriglia. Questo richiese un grande sacrificio da parte delle masse. Il Vietminh incoraggiò una riforma agraria alla fine degli otto anni trascorsi; ciò  scatenò nuove forze fra i contadini incrementando il loro grado di mobilitazione, rafforzò l’esercito guerrigliero e fu il motore della sconfitta della Francia a Dien Bien Phu. In seguito all’entrata del Vietminh in questa città le truppe francesi abbandonarono Hanoi e si firmarono gli accordi di Ginevra che dichiaravano l’armistizio e la ripartizione della Federazione Indocinese lasciando il Laos e la Cambogia come nazioni indipendenti e dividendo il Vietnam in due zone: la Repubblica Democratica del Vietnam a nord del 17esimo, in mano al Vietminh, e il Vietnam del Sud che rimaneva sotto il dominio francese. Occorre ricordare che durante gli otto anni di guerra coloniale, gli stalinisti francesi appoggiarono totalmente la loro borghesia imperialista, giocando un ruolo dirigente nello sforzo bellico, politica incarnata dal Ministro della Difesa Billoux che destinava budget milionari non solo contro il popolo indocinese ma anche contro la lotta anticoloniale algerina.

11)Fino a quel momento Trotsky aveva solo formulato la teoria della rivoluzione permanente per la Russia.

12)Prestigio che si aggiudicò dopo che le masse russe sconfissero i nazisti nel 1943 a Stalingrado.

13)In Francia questa attività fu portata avanti dagli esiliati indocinesi così come dal Partito Comunista Internazionalista, sezione francese della IV Internazionale.

14)In Francia si trovavano 15.000 lavoratori vietnamiti che venivano impiegati per i lavori più pericolosi ed erano trattati quasi da schiavi.

 

Angi Kofman e Gabriela Liszt

Traduzione di Martina Falco