L’azienda agricola di Porto Sant’Elpidio, in provincia di Fermo nelle Marche, non ha gradito la nuova organizzazione in sindacato di oltre 130 dei suoi braccianti, che si sono iscritti al sindacato SI Cobas e hanno avanzato la richiesta di una regolarizzazione della loro posizione, dato che sono di fatto dipendenti a tempo pieno per tutto l’anno, non per limitate “stagioni” di raccolta, e dunque illegittimamente sono inquadrati di volta in volta con i particolari contratti stagionali del settore agricolo.

Per far valere la loro forza, i lavoratori hanno partecipato allo sciopero generale indetto dal sindacalismo di base lo scorso 25 ottobre, e hanno partecipato al corteo a Roma del giorno seguente contro il governo Conte-bis e per un fronte anticapitalista di lotta, che ha visto migliaia di lavoratori e militanti di sinistra attraversare le strade della capitale.

In un clima che per decenni non aveva visto questo tipo di mobilitazione, nonostante persino la prefettura avesse accettato di ricevere i rappresentanti dei lavoratori, l’azienda ha applicato la linea dura contro questa lotta operaia, mettendo in riposo forzato oltre 130 lavoratori, quando invece sono regolarmente entrati tra gli altri persino i circa 20 iscritti CGIL, i cui dirigenti evidentemente hanno pensato che la cosa migliore da fare fosse rompere per l’ennesima volta l’unità dei lavoratori nella lotta e far assumere il ruolo di crumiri ai propri iscritti.

Ciò non ha impedito ai braccianti di continuare la loro mobilitazione, lanciando un presidio permanente dalla mattina del 28 ottobre. Dopo le prime giornate di mobilitazione, il datore di lavoro si è rifiutato di incontrarli, e ha concesso soltanto ieri un incontro da tenersi entro il prossimo 18 novembre, rispetto al quale ha tenuto a precisare che ciò non significa ancora nessun riconoscimento formale della nuova presenza sindacale in azienda – con la speranza, evidentemente, di poterla ancora stroncare. Sfruttando, inoltre, la loro condizione di lavoratori a tempo determinato, ha deciso di sospenderli dal servizio, sostituendoli con altri lavoratori presi alla bisogna.

Tutti loro, anche quest’anno, hanno superato i 180 giorni previsti dal ccnl agricoltura, dunque chiedono legittimamente il tempo indeterminato, mentre l’azienda da molto tempo ha il costume di licenziare e riassumere con altro contratto sempre al proprio interno ma con altra mansione: c’è gente che va avanti così da 20 anni, con orari di lavoro fuori dai limiti di legge e salari irregolari.

I dirigenti locali dei sindacati confederali hanno pure emesso un comunicato nel quale si sostengono le ragioni della ditta, la quale sarebbe a detta loro completamente in ordine e nel giusto, e vengono smentite le affermazioni dei lavoratori in lotta.

Leggendo questo comunicato si rimane stupiti ed attoniti, non tanto per il suo contenuto, quanto perché gli autori dello stesso vengono comunemente indicati come “organizzazioni sindacali”.

Ebbene, noi pensiamo che tale definizione sia quanto mai erronea: i sindacati dovrebbero infatti stare a fianco dei lavoratori in lotta e rappresentare le loro ragioni. Questi dirigenti, invece, fanno da alleato dell’azienda dentro le rispettive organizzazioni sindacali.

Per conto nostro, come, ribadiamo con forza la nostra totale solidarietà e vicinanza ai lavoratori che lottano per la difesa della loro dignità e dei propri diritti.

Pieno reintegro di tutti i lavoratori lasciati fuori!

Contratto a tempo indeterminato e rispetto del ccnl per tutti!

Lottare uniti contro le divisioni che la burocrazia sindacale crumira impone!

Ylenia Gironella