Si svolgerà domani a Roma dalle 10, presso il Teatro de’ servi, una “assemblea nazionale unitaria delle sinistre di opposizione” promossa dal Partito Comunista dei Lavoratori, da Sinistra Anticapitalista e dal Partito Comunista Italiano. Per seguirne i lavori, è stata aperta anche un’apposita pagina facebook.

Un’assemblea che nasce da una serie di incontri tra i gruppi dirigenti di queste realtà politiche, e che vuole promuovere “la più vasta unità d’azione di tutte le sinistre di opposizione, sociali e politiche (comuniste, socialiste, anticapitaliste, libertarie). Per coordinare l’azione nelle lotte e unire nelle lotte il nostro campo sociale”.

Questa iniziativa è proposta a fronte dello scenario del prevedibile, mancato “cambiamento” da parte del governo Conte Bis rispetto alle politiche filo-capitaliste, securitarie, nazionaliste del primo governo Conte, e a fronte dell’ascesa del “nuovo” centrodestra come realistico polo di governo nel breve termine non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale:

C’è allora urgente bisogno di ricostruire un’opposizione di massa al governo Conte dal versante dei lavoratori e delle lavoratrici. Un’opposizione radicale e senza equivoci. Un’opposizione che punti a unire tutto ciò che padroni e governo vogliono dividere, a partire dalle lotte di resistenza a difesa del lavoro (ex Ilva, Whirlpool…) per contrastare i nuovi grandi processi di ristrutturazione capitalista. Una opposizione che si raccolga attorno ad una piattaforma generale indipendente, in una prospettiva di alternativa anticapitalista. Una opposizione che possa diventare riferimento utile per connettere i movimenti sociali, ambientalisti, femministi, contro la repressione e la reazione, a partire dal movimento contro il cambiamento climatico e di quello delle donne, dando continuità alle mobilitazioni di novembre. Una opposizione che possa saldare attorno alla classe lavoratrice la più vasta insoddisfazione popolare sbarrando la strada alla destra.

A questo appello hanno risposto, nelle ultime settimane, diverse realtà politiche e di movimento, di dimensione locale e nazionale, tra cui anche Rifondazione Comunista e Potere al Popolo.

Come FIR – Frazione Internazionalista Rivoluzionaria aderiamo all’appello e parteciperemo all’assemblea, condividendo la prospettiva di un’iniziativa unificante nelle mobilitazioni contro il governo, a partire dall’unità d’azione delle varie organizzazioni del movimento operaio e a partire dall’indipendenza politica dai partiti “di governo” che finiscono sempre e comunque a fare gli interessi dei capitalisti, italiani o stranieri che siano, e a ubbidire alle norme soffocanti d’austerità imposte dall’Unione Europea.

Questa assemblea cade alla fine di un autunno che, se ha visto anche in Italia alcune mobilitazioni significative (su tutte, quelle di Fridays for Future), non è stato attraversato dalla ripresa di una mobilitazione larga, su vari fronti, contro le ennesime leggi razziste, securitarie, antioperaie che rimangono in piedi col governo Conte bis. Un autunno complessivamente freddo, molto negativo per la sinistra extraparlamentare – aldilà che sia più o meno “radicale” o “di classe”: le mobilitazioni più politicizzate e caratterizzate dalla presenza di gruppi politici e partiti sono state scarse e poco popolate – persino la manifestazione di una realtà ampia di movimento come Non Una di Meno, al netto delle cifre con uno zero di troppo dei comunicati stampa, ha messo in campo numeri molto più bassi di quelli delle manifestazioni passate. Non si è sprigionata una dinamica larga, se non proprio di massa, dopo il forte segnale di mobilitazione seguito all’attentato di Luca Traini a Macerata.

Il grande segnale di controtendenza, più che dalla (per ora) effimera e perlopiù etero(PD)-diretta ondata delle “sardine”, è stato dato dal movimento, non a caso ci pare, meno politicizzato e legato alla sinistra organizzata, cioè il movimento a grande maggioranza studentesca legato a Fridays for Future e ai climate strikes. Ma questo stesso movimento risente della manifesta debolezza del movimento politico degli studenti in quanto tale e, dunque, dell’isolamento sociale che vivono gli studenti come soggetto politico, non più significativamente legato al movimento operaio né alla sinistra radicale.

Anche per quanto riguarda il movimento operaio, diverse mobilitazioni e lotte quasi sempre isolate e settorializzate non hanno invertito la dinamica generale di riflusso e di arretramento sui vari fronti della lotta economica: in questo scenario la prima responsabilità è quella della burocrazia dei grandi sindacati confederali che, segando lo stesso ramo su cui si posa, continua a far mobilitare i propri iscritti in modo centellinato, azienda per azienda o al massimo settore per settore, con azioni limitate e che disperdono con scarsi risultati le energie di lavoratori e lavoratrici.

 

I limiti dell’appello in uno scenario di crisi della sinistra

In questo senso, certe sfumature dell’appello ci pare non abbiano risolto strutturalmente l’impostazione inutilmente escludente del precedente appello del PCL, il quale era destinato solo ad alcune organizzazioni politiche e sindacali, nessuna di queste particolarmente significativa per dimensioni e influenza sulla classe lavoratrice rispetto alle altre: si è passati a convocare le “sinistre di opposizione”, con riferimenti alla classe lavoratrice e all’anticapitalismo depotenziati, e con il problema del futuro probabile ritorno all’opposizione di tutta quella sinistra piccoloborghese (LeU in primis) che potrà accampare diritti come attore legittimo dell’opposizione sociale, se non si chiarisce abbondantemente e di continuo che l’unica opposizione sociale seria in questo paese può essere quella che rompe definitivamente qualsiasi fascino e codismo nei confronti del centrosinistra – che sia quello del PD in Italia, o quello di altre coalizioni e partiti governisti all’estero. A tal proposito, c’è già una certa unità d’azione in settori della sinistra d’opposizione, tutti di origine stalino-togliattiana, a sostegno dei governi del “populismo di sinistra” sudamericano, lasciando da parte qualsiasi indipendenza di classe: non è l’unità d’azione di cui hanno bisogno né gli sfruttati in Italia, né quelli dei vecchi paesi coloniali.

Abbiamo invece un fortissimo bisogno, lo ripetiamo, di una lotta aperta, dichiarata, più larga possibile, contro la passività nelle lotte e contro lo strapotere della burocrazia nei sindacati: un nodo che andrebbe affrontato e sciolto da molti soggetti anche nella “sinistra operaia” italiana, a partire dallo scandaloso appoggio, “critico” o meno, che interi settori danno alla maggioranza della CGIL, cioè a una delle burocrazie più conservatrici e apertamente legate alla borghesia che il movimento operaio “socialdemocratico” possa vantare, e che lascia inermi lavoratrici e lavoratori davanti alla continua offensiva dei loro sfruttatori.

La lotta alla larghissima influenza della Lega e del M5S nel movimento operaio, per noi, deve assolutamente associare la lotta alla burocrazia, per sindacati veramente democratici e utili alla lotta di classe, a una generale battaglia politica su temi e rivendicazioni comprensibili e condivisibili alla più ampia platea di sfruttati e oppressi.

Già due anni fa ci erano evidenti i gravi problemi che la sinistra operaia e radicale avrebbe incontrato in questa fase, dopo la spaccatura dell’assemblea del teatro Brancaccio e il lancio di Potere al Popolo come “piano B” di un settore di sinistra che fino al giorno prima si sarebbe associato senza problema ai dirigenti transfughi del PD. Per questo, lanciammo la parola d’ordine “Per un fronte anticapitalista!” per aprire un dibattito e iniziative politiche che non si schiantassero, come al solito, contro il muro delle elezioni e dei tonfi che puntualmente da un decennio la sinistra rimedia in queste occasioni.

Questa proposta ha destato un certo interesse e alcune iniziative ne sono seguite, coinvolgendo settori di militanti politici e avanguardie di classe, a partire dal sindacato SI Cobas. Un percorso assolutamente insufficiente rispetto alle sfide che la lotta di classe ci sta ponendo, ma che ha creato spazi aperti, perlopiù snobbati dalla sinistra radicale, di discussione e di mobilitazione politiche che sono per il resto mancati nella sinistra radicale italiana, che si è limitata in questo periodo alla routinaria attività di autopromozione, ognuno per sé (con il PC di Marco Rizzo in prima posizione per settarismo autocompiacente), e ad ammucchiate ed accordi estemporanei per quanto riguarda le mobilitazioni di carattere generale su scala nazionale, che infatti non hanno generato significativi nuovi percorsi aggreganti ma, anzi, hanno purtroppo visto un crollo della partecipazione, come nel caso dell’ultimo corteo nazionale contro le leggi sicurezza di Salvini, popolato da neanche la metà delle persone che avevano animato il corteo omologo dell’anno scorso – e questo prima della concorrenza messa in campo dai capi filo-PD delle sardine!

Speriamo, dunque, che l’assemblea di domani sia un’occasione utile di chiarimento su che tipo di opposizione sociale ai capitalisti e al governo Conte bis sia necessaria, e su quali criteri sarà possibile ed auspicabile un’azione e una lotta il più unitaria possibile della sinistra operaia e di tutti gli sfruttati.

 

Frazione Internazionalista Rivoluzionaria