Da poco più di un anno i lavoratori di Zara a Roma (e non solo), erano riusciti a conquistare con la lotta il diritto all’applicazione del loro contratto di categoria, il contratto nazionale della logistica, e quindi ad ottenere anche un conseguente aumento dello stipendio.

Già non è stato un punto d’arrivo incredibile, né sufficiente, in quanto, seppur con un amento di stipendio (cifra misera per le ore e le condizioni di lavoro) e con le tutele lavorative, i diritti dei lavoratori erano ancora ben lontani ad essere applicati e, nonostante ciò, l’azienda multinazionale spagnola, che fattura più di 18 miliardi l’anno, non ha gradito.

Infatti, nelle ultime settimane i lavoratori sono stati informati che l’azienda avrebbe esternalizzato il lavoro, appaltando a agenzie di lavoro interinale la gestione e la contrattazione, cosa che avrebbe stravolto non solo le risicate conquiste sul contratto ma persino messo in dubbio le garanzie sulla continuità lavorativa e, dulcis in fundo, ciò avrebbe significato un dimezzamento dello stipendio.

Oltre al danno preannunciato, anche la beffa: dopo anni di sfruttamento, lavoro intensificato con straordinari e turni notturni massacranti, i lavoratori dovrebbero seguire, qualora questa esternalizzazione a contratto interinale andasse in porto, un percorso di formazione. Formazione che si inserisce in una dinamica di lotta fra sfruttati in cui, ai più fortunati -secondo il falso principio della meritocrazia borghese- sarebbe concesso l’inserimento direttamente all’interno dell’organico aziendale come commessi.

Peccato che chi conosce questi lavoratori sa quanto sia assurdo e poco plausibile che degli uomini, abituati a stare dentro i magazzini, diventino consulenti d’acquisto per una della più grandi catene di moda “economy” d’Italia e del mondo, che punta tutto sull’immagine.
Ma, soprattutto, come spiega un sindacalista Si Cobas, sindacato attraverso il quale si sono organizzati i lavoratori: “Di fatto viene sottratto loro il contratto nazionale conquistato: con la cessazione dell’appalto Zara ha proposto un contratto di staff leasing, ossia lavoratori interinali ‘affittati’. In questo modo si perdono tutele e tutte le prospettive di stabilità; i facchini di Zara passerebbero dal contratto della logistica a quello del commercio, con un inquadramento di quinto livello non adatto ai magazzinieri. In questo modo perderebbero anche molte delle loro indennità. Non possiamo permetterlo!”.

Così oggi i lavoratori di Zara hanno iniziato lo sciopero davanti a due dei più grandi punti vendita Zara di Roma, quello in Via del Corso a Palazzo Bocconi e l’altro al centro commerciale “Porte di Roma”, dove hanno denunciato con lo sciopero il ricatto padronale di essere tutti licenziati se non avessero accettato queste condizioni e che queste manovre, a favore del profitto ma a costo della vita dei lavoratori, non faranno alcun passo avanti.

Rivendichiamo, insieme a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori Zara, “Nessun lavoratore in affitto” e ci impegniamo affinché questa parola d’ordine dei lavoratori diventi un vero tormento per i padroni, di Roma, d’Italia e d’Europa di questa multinazionale dello sfruttamento!