Proponiamo la trascrizione di un discorso tenuto dalla nostra compagna americana Tatiana Cozzarelli in occasione del cinquantesimo anniversario della ribellione di Stonewall, che approfondisce parte del dibattito negli USA su ciò che fu realmente Stonewall per la comunità LGBTQIA+, e nel quale troviamo tantissime affinità al dibattito italiano.


Il 2019 è stato il cinquantesimo anniversario dei Moti di Stonewall. Le più emarginate dalla società, donne trans di colore, oppresse dalla transfobia e dall’eteronormatività, dell’ipersfruttamento o dall’incapacità di trovare un lavoro, oppresse dal patriarcato e dal razzismo, alzarono la testa e, assieme ad altri gruppi di sinistra, altre persone e comunità oppresse, combatterono la polizia nelle strade per sei giorni.

Stonewall è un ricordo vivo che anche qui, nel cuore dell’imperialismo, ci sono rivolte. Rivolte dove le persone costruiscono barricate e scagliano pietre contro i poliziotti, come possiamo vedere ora in tutto il mondo. In Cile proprio ora, la gioventù dice, “Ci prendono la nostra assistenza sanitaria, la nostra casa e la nostra educazione. Ci prendono così tanto che ci hanno tolto anche la paura”.

Questo fu lo spirito di Stonewall. Ma anche di Ferguson e Baltimora durante le proteste del Black Lives Matter. Questo è lo spirito di chi si ribella in ogni parte del mondo. È lo spirito delle strade dell’Iraq, del Cile e della Francia proprio ora: “Ci prendono così tanto che ci porterebbero via perfino la nostra paura”.

Buona parte della comunità queer vede Stonewall come la nascita della storia del movimento LGBT, e in questo modo vede solo uno spostamento verso destra. La narrazione dice: “In passato noi eravamo molto radicali, e ora… abbiamo Pete Buttigieg e un grande Pride in mano alle aziende”.

Ma questa non è la storia delle organizzazioni queer. In realtà, non è la storia dell’organizzazione di nessun gruppo oppresso: ci sono sempre ali assimilazioniste e non assimilazioniste dei movimenti, e l’organizzazione queer dei primi tempi è la stessa. Il movimento omofilo e le sue prime organizzazioni come la Mattachine Society hanno voluto assimilare. Erano “patriottici”, erano transfobici, chiamando i loro membri a inserirsi in rigidi ruoli di genere. I membri della Mattachine Society invitavano tutti i membri che pagavano le tasse a scrivere regolarmente lettere ai legislatori. Gli assimilazionisti amano le loro lobby, allora e adesso!

Questo tipo di settori assimilazionisti li vediamo in tutti i gruppi oppressi. Settori che vedono la struttura sociale come un qualcosa di giusto e il concetto stesso di eguaglianza come una scala: se accumuliamo semplicemente un diritto dopo l’altro, possiamo ottenere la liberazione. I gruppi oppressi sono settori in sé interclassisti e questi assimilazionisti rappresentano i settori più privilegiati: i Buttigieg, i Barack Obama, e gli Hillary Clinton fra noi, rappresentano la classe capitalista nonostante appartengono alle categorie oppresse.

Infatti, il movimento oggi è dominato da questi gruppi assimilazionisti come la Campagna dei Diritti Umani [Human Rights Campaign], la quale per molto tempo ha rifiutato di occuparsi dei diritti dei trans (e anche ora difficilmente lo fanno) e sempre lo stesso gruppo che ha dato un premio di “eguaglianza” a Jeff Bezos. Combattono per un obiettivo incredibilmente limitato quale “i diritti dei gay” come il matrimonio e il servizio militare. E come propongono di ottenerli? Galà da milioni di dollari e pieno sostegno ai Democratici e ai capitalisti. Ciò che è diverso oggi rispetto a ieri nel movimento omosessuale, non è tanto il fatto che esista un gruppo assimilazionista a favore dei diritti, ma che il Democratic Party voglia partecipare a questi galà da milioni di dollari e cooptare il movimento. 

Ma le persone LGBT hanno un’altra eredità combattiva, quella di Stonewall. Volevano cambiare tutto. Parlavano di rivoluzione. Ma non avevano un piano preciso per arrivarci e alla fine vennero frammentati in tanti piccoli gruppi con strategie diverse: separatismo lesbico, assimilazionismo gay, azione diretta, nazionalismo queer, … E alla fine vennero risucchiati nell’industria no-profit, specialmente quando la necessità di servizi è diventata grave durante la crisi dell’AIDS.

Ma in entrambi i casi, movimento omosessuale e Stonewall, ciò che veniva identificato come comunismo esistente, lo stalinismo e il castrismo a Cuba, voltò le spalle alle persone LGBT.  Fu sicuramente una rottura con la politica del primo comunismo e dai bolscevichi. Il primo movimento comunista difese Oscar Wilde, e i bolscevichi cancellarono il reato di omosessualità. Ma sia Stalin sia Castro, perseguirono le persone LGBT tradendo la bandiera del comunismo e creando una spaccatura tra la battaglia LGBT e ciò che era visto come il socialismo, anche se Stalin e Castro non rappresentano affatto il socialismo.

La caduta della burocrazia stalinista sembrò la fine della storia, con la democrazia capitalista che iniziò a intraprendere alcune riforme per integrare alcune persone gay e altri settori oppressi, come donne e persone di colore, in posizioni di potere, alimentando l’illusione di poter ottenere l’uguaglianza in questo sistema. Molti dei gruppi che tentano di mantenere il movimento combattivo e intersezionale di Stonewall sono stati dirottati nel sistema no-profit, lottando per “tirare a campare”, lottando per offrire tutti quei servizi che lo Stato dovrebbe darci gratuitamente e chiedendo soldi proprio dalle istituzioni che vogliamo distruggere. 

E questo è il problema con l’anti–assimilazione, con organizzazioni no-profit che stanno cercando di servire i più oppressi. Ma non è sufficiente servire i più oppressi e costruire comunità sicure. E nemmeno l’aiuto reciproco lo è.

Non voglio le briciole. Voglio distruggere questo sistema che uccide donne transessuali prive di documenti come Roxanna Hernandez nei centri di detenzione, e uccide donne trans come Layleen Polanco che morì nell’isola di Rikers durante il mese del Pride. Voglio abbattere questo sistema di frontiere, prigioni e sfruttamento e di otto miliardari che detengono metà della ricchezza mondiale, un sistema che ha bisogno di ruoli di genere perché deve giustificare che sono soprattutto le donne a svolgere un ruolo non retribuito in casa. Ha bisogno di persone oppresse da supersfruttare per realizzare un profitto. Quindi so che la liberazione queer non è come una scala perché l’intero sistema deve essere distrutto.

Dobbiamo schiacciare questo sistema di sfruttamento capitalistico e dobbiamo costruirne uno nuovo basato su un’ampia democrazia della classe operaia e degli oppressi. Necessitiamo del socialismo, che non sono le sporche politiche staliniste che lo hanno contaminato per generazioni. E nemmeno il riformismo e l’appellarsi alle elezioni e ai politici capitalisti. Abbiamo visto diverse volte che scambieranno i nostri diritti o i diritti delle persone in altri paesi in cambio di briciole e lo chiameranno progresso, e mi dispiace, sostenitori di Sanders, ma sto parlando proprio di Bernie Sanders, del suo imperialismo e dei suoi voti contro le sex workers.

Ed è proprio questo il motivo per cui abbiamo bisogno delle idee del socialismo rivoluzionario, delle idee che cerchiamo di presentare con Left Voice, dove si parla di strategia socialista, si parla di lotta nera, di lotta queer e insurrezioni in tutto il mondo – dove si rimarca il bisogno per noi di costruire un’organizzazione rivoluzionaria nel cuore dell’imperialismo. Perché, ad essere sinceri, arriveranno rivolte anche qui. Ma una rivolta in sé non è abbastanza – anche se eroica e bella come a Stonewall, in Cile o Libano. Abbiamo bisogno di un gruppo, un partito politico, che possa spingere quella rivolta verso il socialismo, tramite la forza della classe operaia. Perché se la classe operaia è forte e organizzata nei nostri luoghi di lavoro, possiamo mettere fine a questo intero sistema.

Possiamo usare la forza della classe operaia anche per combattere l’oppressione. Un piccolo esempio potrebbero essere i nostri compagni del PTS in Argentina, compagni che in una fabbrica hanno scioperato per una donna transessuale perché avesse il permesso di usare il bagno delle donne, e solo pochi anni dopo quegli stessi lavoratori hanno preso controllo della fabbrica mettendola sotto il diretto controllo dei lavoratori. Non sono questioni indipendenti. Quando la classe operaia si unisce, non compromettendo i diritti degli oppressi, ma combattendo per i loro diritti è allora che la classe operaia diventa forte. In fin dei conti, questa è una classe operaia che può fare la rivoluzione socialista. Dobbiamo lottare per i diritti di tutti gli oppressi ora, per ogni riforma che possiamo strappare già oggi. Anche se il vero lavoro inizierà proprio dopo la rivoluzione: il lavoro della vera liquidazione dei pregiudizi che la società ha instillato in tutti noi – i pregiudizi che il capitalismo diffonde e su cui prospera, ma di cui il comunismo non ha alcun bisogno.

Può sembrare idealistico, ma non penso che lo sia. Penso al Cile e al fatto che, nonostante tutti i pregiudizi anti-indigeni, la bandiera più sventolata nella rivolta è la bandiera indigena dei Mapuche. E so che quando perderemo nuovamente la nostra paura, quando risorgeremo nello spirito di Stonewall, ci saranno bandiere Mapuche, il wiphala [altra bandiera indigena americana, ndt], la bandiera trans, la bandiera arcobaleno e la bandiera rossa, agitate dalla classe operaia e dagli oppressi, coscienti che i nostri destini sono profondamente collegati e che i nostri nemici, i poliziotti e i capitalisti sono gli stessi.

Questa volta faremo molto di più che semplicemente alzarci. Se possiamo organizzarci in un gruppo rivoluzionario che spinge verso il socialismo, so che possiamo vincere.

Tatiana Cozzarelli

Traduzione da Left Voice