La Commissione Europea ha presentato i dettagli del bilancio economico a lungo termine più un fondo, volto a combattere gli effetti del coronavirus per quasi 2mila miliardi di euro. Un piano in linea con l’accordo tra Merkel e Macron, che comporta un indebitamento senza precedenti sui “mercati”.


Questo mercoledì a Bruxelles, sede dell’Unione Europea, sono stati presentati i dettagli di un piano economico multimiliardario, ancora in discussione. Analogamente al piano concordato tra Francia e Germania, l’UE propone la creazione di un fondo di ripresa con l’obiettivo di stimolare massicciamente l’economia europea, duramente colpita dagli effetti della pandemia globale.

Nonostante le controversie all’interno del blocco, perché Spagna e Italia sarebbero due dei Paesi che ne beneficerebbero maggiormente – essendo i più paesi più colpiti dalla pandemia – i “mercati” hanno risposto favorevolmente. La proposta di Bruxelles prevede l’assunzione di debito sul “mercato” per consegnare ai paesi UE 750 miliardi di euro in un formato misto di prestiti e di aiuti diretti a fondo perduto.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha il compito di convincere i paesi che si oppongono a questa soluzione con cui intendono “salvare l’UE” dopo la crisi del coronavirus. Ecco i dettagli:

*Il budget proposto per il blocco per il periodo dal 2021 al 2027 ammonta a 1,1 miliardi di euro e aggiunge un fondo di recupero di 750 miliardi di euro, di cui 500 miliardi consisterebbero in trasferimenti gratuiti agli Stati beneficiari e il resto in prestiti rimborsabili.

Il piano prevede dunque in totale 1.850 miliardi di euro di investimenti per contribuire alla crescita del blocco.

*L’intenzione di Leyen, una volta approvato il pacchetto, è di iniziare a distribuire i fondi a partire da settembre, oltre ad aumentare la spesa per gli stimoli economici per due anni a partire dal 2021.

Gli Stati membri potranno utilizzare i fondi come prestiti per piani di risanamento e riforme, previa autorizzazione di Bruxelles.

*Per attuare questo piano di stimolo su larga scala, la Commissione europea propone l’accesso a un prestito senza precedenti a carico del bilancio dell’UE. Tale prestito comprende l’emissione di obbligazioni fino a 30 anni. Si inizierebbe a coprire gli interessi con il budget del blocco 2021-27 e si finirebbe per ripagare il denaro entro il 2058.

Le risorse per farlo verrebbero dai bilanci del blocco temporale che parte dal 2028, che verrebbero ricavate dalle quote versate dai Paesi appartenenti all’UE. Anche dalla riscossione di tasse come quelle sulle emissioni di CO2, sulle transazioni digitali o sulle importazioni legate a maggiori emissioni di carbonio.

*Per ottenere l’approvazione di questo mega-pacchetto economico che comprende un indebitamento senza precedenti, è necessario il sostegno unanime dei 27 Stati membri dell’UE e del Parlamento europeo.

Questa proposta iniziale sarà discussa nuovamente al vertice previsto per il 18-19 giugno, al quale parteciperanno i leader dell’UE. Le trattative per un accordo dovrebbero durare mesi.

Nel frattempo, l’economia globale si avvia verso una crisi di proporzioni profonde. Il ritorno dello scontro tra Stati Uniti e Cina, ora nel bel mezzo della pandemia, sta peggiorando le prospettive. La crisi del calo dei prezzi del petrolio e del commercio internazionale, colpiti dalle misure sanitarie, sono alcuni degli elementi che peggiorano la situazione, insieme all’aumento della disoccupazione e all’impossibilità di determinare la fine della pandemia. Gli Stati hanno effettuato salvataggi economici miliardari per le imprese, gli stessi che hanno salvato banche e speculatori nel 2008. Mentre in molti paesi centrali – ma anche in quelli dipendenti – i lavoratori perdono il lavoro, vengono sospesi e perdono la loro fonte di ressito. Ciò ha portato all’emergere di limitate ma importanti lotte dei lavoratori contro questa realtà che i governi e le grandi imprese vogliono imporre. La difesa del salario e la concentrazione delle risorse per le esigenze socio-sanitarie, prelevandole dai capitalisti che non vogliono pagare la loro stessa crisi, sono assi fondamentali su cui impostare la soluzione alla crisi dal punto di vista della classe lavoratrice.