Riportiamo di seguito il comunicato prodotto in seguito all’ultima riunione nazionale, tenutasi su Zoom, delle realtà aderenti al Patto d’azione per una lotta comune contro la gestione confindustriale della crisi pandemica e della recessione che le si è accoppiata.

Come Voce delle Lotte e Frazione Internazionalista Rivoluzionaria, abbiamo appoggiato la proposta di una data comune a livello nazionale, da costruire in modo articolato in tutti i territori possibili, da tenersi sabato 6 giugno.

A maggior ragione per la preparazione di questa data con il coinvolgimento più ampio possibile di settori di lavoratori, di sfruttati e oppressi aldilà delle realtà organizzate che già aderiscono al Patto d’azione, abbiamo rivendicato da una parte la formazione di un coordinamento nazionale che si occupi di dare seguito operativamente alle decisioni prese dalle assemblee che via via si stanno tenendo; dall’altra, l’organizzazione di assemblee e forme di coordinamento locale, territoriale o cittadino, di modo da costruire effettivamente un percorso di discussione su un comune programma di lotta all’emergenza sanitaria e alle politiche capitaliste, e di unità d’azione basata su un processo decisionale largo, effettivamente aperto alla base delle realtà organizzate, costruito secondo i criteri della democrazia operaia.

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La quinta assemblea nazionale del Patto d’azione per un fronte unico anticapitalista (vedi sotto), svoltasi in modalità telematica nel pomeriggio di martedì, ha visto un ampia convergenza delle realtà presenti sulla necessità di lanciare una giornata di lotta unitaria in tutte le città nella giornata di sabato 6 giugno.

Lottiamo uniti contro le politiche di fame e macelleria sociale volute da Confindustria.

Non siamo carne da macello!

La crisi la paghino i padroni!

 

Di seguito, le rivendicazioni comuni su cui si è basata la proposta di un patto d’azione per un fronte unico.

1. I costi della pandemia siano pagati dai padroni, a partire da una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione al fine di recuperare almeno 400 miliardi di euro;

2. Diritto di stare a casa a salario pieno fino al termine della pandemia, per tutti i lavoratori e le lavoratrici operanti in settori e servizi non essenziali: la nostra salute vale più dei loro profitti;

3. Prevenzione straordinaria, con garanzia del tampone per tutti i proletari, a partire da quelli obbligati a lavorare in queste settimane soprattutto la popolazione sanitaria;

4. Piano di assunzione di nuovo personale sanitario: scorrimento degli idonei e delle idonee nelle graduatorie pubbliche e stabilizzazione dei precari e delle precarie, per garantire anche l’abbattimento dei turni di lavoro e le ferie bloccate;

5. Immediata estensione del Reddito di Cittadinanza. Senza vincoli e con un aumento degli importi tale da garantire a tutti un salario e un reddito per poter campare e nella prospettiva della riduzione drastica e generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario, affinché possano “lavorare tutti e lavorare meno”;

6. Garantire la libertà di sciopero e l’agibilità sindacale, contrastando concretamente i divieti delle questure, dei prefetti e della Commissione di garanzia sugli scioperi: fino a quando si lavora si ha il diritto di svolgere attività sindacale e di scioperare;

7. Regolarizzazione e sanatoria per tutti gli immigrati, a partire dalle migliaia di “irregolari” del settore bracciantile: permessi di soggiorno, documenti anagrafici e riconoscimento pieno del per tutti gli immigrati; garanzia di reddito e di salario, diritto all’abitare e assistenza sanitaria; per la chiusura dei CPR e la riapertura dei porti;

8. Requisizione immediata di tutte le cliniche private, anche oltre l’emergenza, e di tutte le strutture per ricostruire tutti i servizi sanitari territoriali distrutti; contro la mercificazione della salute, per un servizio sanitario unico, universale, efficiente e gratuito;

9. Blocco immediato degli affitti e dei mutui sulla prima casa, così come di tutte le utenze (luce, acqua, gas, internet) e blocco a tempo indeterminato degli sgomberi per tutte le occupazioni a scopo abitativo;

10. Revoca delle misure restrittive – a conclusione dell’emergenza – per reprimere scioperi, mobilitazioni e manifestazioni; contro i Decreti-sicurezza e contro ogni ipotesi di militarizzazione ulteriore dei territori e dei luoghi di lavoro;

11. Revoca di qualsiasi progetto di “Autonomia differenziata”. Che si dimostra essere una penalizzazione per i lavoratori del Sud, che replica il fallimentare modello di gestione regionale ed ha contribuito all’emergenza odierna;

12. Drastico taglio alle spese militari (un F35 equivale a 7113 respiratori) e alle grandi opere inutili e dannose (quali TAV, TAP, Muos);

13. Amnistia e misure alternative per garantire la salute di tutti i detenuti e di tutte le detenute;