Dopo le manifestazioni del 30 maggio che hanno avuto luogo in 15 diverse città italiane, i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo sono tornati in piazza lo scorso sabato. In quasi un migliaio hanno riempito piazza Santi Apostoli a Roma per chiedere considerazione e dignità per un settore che, dopo l’emergenza sanitaria, è stato totalmente lasciato a sé stesso. Abbiamo già visto come, sia nel periodo di quarantena che nella gestione della “fase 2”, al mondo della cultura, sia stata riservata una scarsissima attenzione. I lavoratori e le lavoratrici del settore, a seguito della crisi sanitaria, si sono trovati inoccupati e privi di garanzie. Il supporto economico indirizzato a questo settore che si colloca nelle ultime file della ripartenza del post-pandemia, consiste in una misera elemosina di poche centinaia di euro “una tantum” del tutto inefficaci a garantire sopravvivenza e dignità.

Questo drammatico momento di emergenza sanitaria ed economica ha portato allo scoperto in tutta la sua evidenza, la totale mancanza di inquadramento giuridico dello status dell’artista, delle maestranze e di tutto il comparto lavorativo – enunciava lo scritto -. La ripresa fissata dal Governo il 15 giugno è una falsa riapertura che permette solo a un’esigua percentuale di tornare effettivamente a lavorare

si legge sul documento prodotto dai vari coordinamenti autorganizzati che hanno composto la manifestazione.

Ma la protesta va oltre la situazione di emergenza generata dalla pandemia. Si rivendica una riforma radicale del settore spettacolo,arte e cultura a prescindere dalle condizioni che sono seguite alla crisi sanitaria, invocando un tavolo di confronto tecnico-istituzionale permanente fra i lavoratori, i sindacati e il governo. I lavoratori del settore hanno inoltre dichiarato

Senza queste misure e senza convocazione ufficiale ai tavoli istituzionali adotteremo lo stato di agitazione permanente e forme sempre più determinate di mobilitazione affinché le promesse dei governanti non restino solo vuote parole.

Non sono mancati, nella manifestazione dello scorso sabato, dimostrazioni dell’apparato repressivo. La polizia, infatti, ha impedito con uno schieramento dell’antisommossa, che il presidio si trasformasse in un corteo. È chiaro che, così come la scuola, che ha ottenuto un interesse politico ,nella fase di ripartenza, nettamente inferiore rispetto a quello riservato alle grandi industrie e aziende private, il settore dell’arte e dello spettacolo occupi uno degli ultimi posti tra le priorità di questo sistema capitalista che antepone il profitto e lo sfruttamento alla cultura. La crisi economica che sta scaturendo dalla pandemia sta avendo conseguenze devastanti in tutti i settori, salvaguardando gli interessi dei capitalisti che, pur essendo gli unici veri responsabili delle morti e della miseria che stiamo vivendo oggi, continuano a rimanere immuni da ogni conseguenza.
Solo una reale unione nella lotta di tutti i settori sociali e lavorativi che vivono sulla propria pelle le conseguenze di quella che sarà una delle peggiori crisi economiche a livello mondiale mai viste prima, sarà possibile minare le fondamenta di un sistema che affama e uccide i più poveri per salvaguardare gli interessi, la salute e le ricchezze di pochi.

 

Ilaria Canale