Condividiamo l’intervento della docente universitaria e corrispondente di La Izquierda Diario durante l’Atto Internazionale contro il razzismo e la violenza della polizia, trasmesso contemporaneamente dalla Rete internazionale dei giornali online La Izquierda Diario.


Salve compagni. Mi chiamo Alejandra.

Sono un’insegnante universitaria e attivista, e porto i miei saluti a questo atto internazionale.

Viviamo in un periodo eccezionale, in cui l’omicidio di George Floyd per mano della polizia ha dato il via a proteste mondiali contro il razzismo e sembra portare a un cambiamento culturale nella società guidato dalle giovani generazioni.

Centinaia di migliaia di persone hanno marciato nelle città del Regno Unito sotto la bandiera di Black Lives Matter, chiedendo la fine del razzismo e della brutalità della polizia, ma anche individuando le radici del razzismo contemporaneo nel colonialismo e nell’imperialismo, in particolare quello dell’Impero britannico.

La svolta è avvenuta nella città di Bristol il 7 giugno, quando i manifestanti hanno abbattuto la statua del mercante di schiavi Edward Colston.

Le scene iconiche dei manifestanti che gettano la statua nello stesso bacino da cui erano salpate le navi degli schiavi hanno dato un enorme impulso alla lotta.

E, dopo sette settimane, i manifestanti stanno ancora scendendo in piazza. Sabato scorso migliaia di persone hanno marciato attraverso Londra e un’altra protesta si sta svolgendo oggi.

I neri e i lavoratori di etnia minoritaria sono i più colpiti dalla pandemia della COVID-19

perché costituiscono gran parte della forza lavoro nelle professioni sanitarie e assistenziali.

Sono anche sovrarappresentati tra i lavoratori dei trasporti e delle consegne e, spesso, svolgono lavori scarsamente retribuiti e dove non viene praticato il distacco sociale.

Per esempio, ci sono stati picchi di infezione tra la forza lavoro in gran parte immigrata in uno stabilimento di lavorazione della carne in Galles e nelle fabbriche di abbigliamento della città di Leicester, dove la maggior parte dei lavoratori proviene dallo stato indiano del Gujarat.

Un razzismo strutturale come questo richiede una trasformazione politica della società per sradicarlo. e ci vorrà più della rimozione delle statue per raggiungere questo obiettivo.

Le migliaia di giovani attivisti che hanno respinto la xenofoba campagna di Brexit e che hanno portato striscioni con la scritta “I rifugiati sono i benvenuti qui” si stanno ora impegnando a sostenere Black Lives Matter.

Compagni, c’è molta strada da fare, ma è stato fatto un buon inizio.

Sbarazzarsi del razzismo significa lottare per rovesciare questo marcio sistema di sfruttamento.

Buona fortuna a tutti voi, ovunque stiate lottando.