Oggi molte centinaia di lavoratori e lavoratrici, protagonisti di importanti lotte in corso, hanno presidiato a Roma da una parte il Ministero dello Sviluppo Economico, dall’altra il Campidoglio e il Comune di Roma. Tutti lottano contro licenziamenti, tagli e chiusure.


Stamattina il centro di Roma ha visto due importanti manifestazioni di lavoratori in lotta. Nella zona del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) e del Ministero del Lavoro, folte delegazioni delle vertenze TNT-Fedex, Texprint di Prato e dei disoccupati napoletani del movimento “7 novembre”.

Tra i fori imperiali e il Campidoglio, dove si teneva una riunione straordinario del Comune di Roma, lavoratori e lavoratrici di Alitalia e Air Italy.

Tutti stanno lottando contro licenziamenti e ristrutturazioni che lascerebbero migliaia di famiglie senza un salario per vivere, e che affermerebbero ancora una volta che la totale flessibilità a favore delle grandi aziende ha la precedenza sulle vite e sui diritti dei lavoratori.

Ancora una volta, le lotte e le mobilitazioni di lavoratori e lavoratrici rompono la retorica del governo per cui stiamo uscendo tutti insieme dalla pandemia, quando i costi della crisi economica e pandemica sono scaricati quasi interamente sulla classe lavoratrice tramite peggioramenti delle condizioni di vita e di lavoro, ristrutturazioni, tagli e licenziamenti.

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Sotto il MISE, si sono concentrati i lavoratori organizzati dal SI Cobas (più una delegazione dell’ADL Cobas di Padova) per chiedere tavoli di confronto sulle varie vertenze rappresentate stamattina, in particolare per quella TNT-Fedex dove l’azienda per ora accetta solo di parlare, nel caso, con la burocrazia dei sindacati confederali.

Pressoché i lavoratori di questa vertenza e di quella dei lavoratori tessili Texprint di Prato, licenziati perché in sciopero per eliminare i pesanti ed illegali straordinari “fissi”, sono lavoratori immigrati che affrontano ancora più difficoltà per lavorare e vivere nel nostro paese, con i ricatti legati al loro stato di immigrati, in un paese dove chi lavora e paga le tasse fa una fatica immane ad ottenere, dopo moltissimo tempo, i pieni diritti civili e politici. Qui Luca, del coordinamento SI Cobas Firenze-Prato, spiega la loro situazione. E di certo il diffondersi della pandemia ha peggiorato la situazione, come racconta Haitham, operaio TNT di Piacenza che ha contratto il virus, è dovuto stare due mesi in casa nell’indifferenza della cooperativa tramite la quale è impiegato, e ora rischia di rimanere senza lavoro perché Amazon non vuole tollerare oltre un intero magazzino sindacalizzato come quello di Piacenza, che si progetta di chiudere.

Il presidio ha ottenuto il ricevimento di delegazioni delle vertenze presenti, sostenute anche dai disoccupati napoletani del movimento “7 novembre”, ma ancora non ci sono risultati pratici e i prossimi passi saranno necessariamente di ripresa della lotta, con nuovi scioperi e mobilitazioni, in particolare con una manifestazione a Prato il prossimo 24 aprile.

La lotta TNT-Fedex, d’altro canto, è a un punto cruciale, con la minaccia reale della rimozione dei macchinari dal magazzino di Piacenza nell’arco di pochi giorni. È chiaro che i lavoratori in lotta avranno bisogno di sviluppare ancora di più le forme di organizzazione unitaria e combattiva della loro vertenza, coinvolgendo i lavoratori del loro territorio nella logistica e negli altri settori, per far pesare tutta la forza della classe operaia contro il colosso logistico.

Al Campidoglio, invece, molte centinaia di lavoratori e lavoratrici del trasporto aereo hanno ancora una volta manifestato per contrastare una possibile, enorme nuova ristrutturazione di Alitalia ed Air Italy che prevede un taglio complessivo di migliaia di posti di lavoro. La mobilitazione, oggi come in altri momenti, vede una positiva unità di lavoratori delle varie sigle sindacali presenti nel settore, anche se perlopiù incentrata sulla difesa della “compagnia di bandiera” come orgoglio nazionale contro gli attacchi dei gruppi concorrenti europei. Ma non sarà “l’orgoglio nazionale” a dare da mangiare e a difendere i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici di Alitalia e Air Italy: a maggior ragione, la forza di queste grande vertenze in corso può moltiplicarsi solo con percorsi di mobilitazioni unitarie, mettendo insieme le proprie rivendicazioni e unificandole a partire dalla difesa dei posti di lavoro e del salario, indipendentemente dagli assetti aziendali attuali.

La crisi è dei padroni e loro la devono pagare!

Giacomo Turci